Tra le valute più vendute nelle ultime settimane figura sempre il dollaro australiano, che paga il crollo dei prezzi del minerale di ferro e le attese di allentamento monetario della banca centrale di Sidney
Sui mercati valutari continua a tenere banco la debolezza del dollaro australiano, appesantito dal crollo dei prezzi del minerale di ferro che da inizio anno hanno registrato una flessione del 50%. In generale pesa il momento negativo delle commodity, ma anche il flusso di notizie non certo positive che arrivano dalla Cina, che è sempre il primo partner commerciale di Sidney. Inoltre l’economia australiana si sta indebolendo, per cui aumentano le aspettative di un allentamento monetario da parte della Reserve Bank of Australia nei prossimi mesi.
I tassi di interesse sono fermi al 2,5% da inizio agosto 2013. Si tratta del livello più basso dal 1960, ovvero quando è stata creata la banca centrale australiana. L’attuale forward guidance della RBA è molto neutrale, anche se ormai da diversi mesi il governatore Glenn Stevens utilizza toni molto dovish sulla valuta, che ritiene eccessivamente sopravvalutata rispetto al suo fair value. Sul forex il tasso di cambio AUDUSD, noto come Aussie nelle sale operative, è in costante ribasso da mesi. Il valore attuale è di poco superiore a 0,81, il minimo più basso da giugno 2010.
Secondo gli specialisti in valute di Goldman Sachs la quotazione dell’Aussie sarà a 0,83 da qui a tre mesi, a 0,81 nel giro di sei mesi e a 0,79 entro fine 2015. In pratica gli esperti della banca di investimenti newyorkese ritengono che il grosso della discesa sia già avvenuto e che quindi la valuta oceanica sarà interessata nei prossimi mesi da una fase di consolidamento. Alla Goldman Sachs ritengono che il mercato stia scontando già un taglio ai tassi. Negli ultimi tre mesi l’Aussie ha perso il 13%. Il cross EURAUD, invece, si è spinto fino a 1,5330 (sui top a 9 mesi), prima di iniziare una correzione verso 1,50.
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