Fmi, Lagarde: meno di tre mesi per salvare l’Euro

Daniele Sforza

12 Giugno 2012 - 13:05

Fmi, Lagarde: meno di tre mesi per salvare l’Euro

Solo una settimana fa George Soros dava all’euro tre mesi di tempo per salvarsi: a distanza di pochi giorni, il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde dà ragione all’imprenditore ungherese.

I 90 giorni che faranno tremare i mercati

Lo fa ai microfoni della Cnn, in occasione di un’intervista condotta da Christian Ammanpour, dove la Lagarde non usa mezzi termini per descrivere la situazione di instabilità e icertezza in cui verte l’Eurozona. E proprio a una domanda in cui si citavano le parole del finanziere, la Lagarde, dopo essersi presa qualche attimo di riflessione, ha dato una risposta che forse in molti non si aspettavano, una di quelle risposte che fanno la felicità dei quotidiani: gli ulteriori interventi che dovrebbero essere presi per salvare l’Euro, dovrebbero essere presi «più rapidamente... in meno di tre mesi, direi».

Certo, in seguito Lagarde ha cercato subito di correggere il tiro, affermando che non esiste un punto di non ritorno, oltrepassato il quale l’Euro cominci a declinare senza più avere la speranza di risalire. «La creazione dell’Eurozona», ha spiegato il direttore del Fmi "ha richiesto tempo ed è un lavoro ancora in corso al momento. E deve essere migliorato, modificato e rafforzato nel corso del tempo.

I mercati ritengono che stia avvenendo troppo lentamente e questo è il messaggio che è stato mandato«. Sulla Grecia, la Lagarde ha puntato ancora una volta il dito sulle tasse, dichiarando che»pagare le tasse è necessario per raddrizzare le sorti di un Paese, la Grecia come altri", ma nessuna parola sull’eventuale day-after dell’uscita della Grecia dall’Euro.

Sulla questione è intervenuto anche David Lipton, numero 2 del Fmi, affermando inoltre che «molti Paesi dovrebbero perseguire il consolidamento fiscale» e difendendo la ricapitalizzazione delle banche spagnole, considerata come «un passo importante» che elimina «dubbi e incertezze».

Nessun piano B in corso

Non c’è ancora nessun piano B: dai vertici europei continuano a ribadire il loro sostegno accanto alla Grecia in questi giorni più che cruciali prima del voto del 17 giugno. La permanenza del Paese nell’Euro diventa così una «questione di volontà politica», sebbene da più parti, come ha affermato anche lo stesso Soros, si è convinti che gran parte della popolazione ellenica è terrorizzata dall’eventualità di uscire dall’euro.

Inoltre, è stato smentito da parte del portavoce della Commissione europea Olivier Bailly, un programma Ue finalizzato a rafforzare i controlli alle frontiere e a limitare la circolazione dei capitali nel caso la Grecia esca dall’Euro. La Commissione «non lavora a un piano che prevede l’uscita della Grecia dall’euro».