Fed: resteranno invariati i tassi d’interesse USA

Raffaele Guerra

26 Gennaio 2012 - 09:41

Fed: resteranno invariati i tassi d’interesse USA

Nella conferenza seguita alle due giornate del Federal Open Market Committee, Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, ha comunicato che i tassi d’interesse negli Stati Uniti resteranno inviariati, cioè fra lo 0 e lo 0,25%, fino al 2014. Il provvedimento è stato approvato con il consenso generale, ad eccezione del presidente della Fed di Richmond, Jeffrey Lacker.

La notizia ha avuto un buon effetto sui mercati asiatici: azioni in rialzo dell’1,3% a Hong Kong. Un rilevante rialzo azionario è stato registrato negli USA per quanto riguarda Treasury e materie prime, mentre il cambio USD/EUR è arrivato a quota $1,31.

Bernanke ha anche comunicato le stime di crescita statunitensi per il 2012, riviste al ribasso rispetto ai dati resi noti lo scorso novembre: da 2,5%- 2,9% le previsioni sono calate al 2,2%- 2,7%. Nella conferenza, la Banca centrale ha fatto anche sapere che non precluderà altri piani di stimolo. Si è parlato, nello specifico, di QE3, vale a dire un terzo Quantitative Easing con l’acquisto di bond, treasury e stampa di moneta. Si tratta di misure che la Federal Reserve mette in programma qualora le circostanze dovessero richiedere un intervento. Bernanke pensa in particolare alla eventualità che il dato occupazionale non dia segni di incremento verso il tetto stabilito dalla Banca centrale e che l’inflazione scenda al di sotto di quanto sancito dal mandato della Federal Reserve.

Per quanto riguarda il mondo della politica, il New Street Journal si attesta su una linea di dura critica alla politica economica del presidente Obama. Il centro della critica del Wall Street Journal è un grafico di valutazione dal titolo piuttosto chiaro: <>. Nel grafico è comparata la percentuale di crescita del Pil su base annuale delle amministrazioni Reagan e Obama, partendo dal primo trimestre di ripresa dopo un periodo di recessione. Secondo i risultati mostrati dal grafico, il tasso di crescita dell’amministrazione Obama non ha mai superato il 4% in ogni trimestre, per poi imboccare la discesa dalla metà del 2010 al terzo trimestre del 2011. In particolare, per i primi tre trimestri del 2011 il tasso di crescita non ha superato l’1,2%. La ripresa è cominciata a partire dal quarto trimestre del 2011, ma è ancora lontana dal raggiungere livelli di stabilità durevole. Nel suo discorso al Congresso, invece, il presidente Obama ha sottolineato la crescita del settore manifatturiero negli ultimi 22 mesi, che ha portato alla creazione di 3 milioni di nuovi posti di lavoro. Uno dei target della politica economica di Obama è la tassazione dei redditi alti: la promessa è di abolire gli sgravi fiscali varati dall’amministrazione Bush nel 2001 e nel 2003 per i redditi superiori ai 250 mila dollari. Sul tema del fisco, Obama prosegue rilanciando il «Buffet Rule», per cui i redditi con oltre 1 milione di dollari in entrate annue dovranno pagarne il 30% in tasse. La bocciatura da parte del Wall Street Journal non si è fatta attendere: secondo il quotidiano newyorkese l’incremento della pressione fiscale sui redditi milionari e la lotta dichiarata contro i capital gains avrebbe un effetto negativo sull’economia statunitense. La ricetta fiscale di Obama ha un’eco anche in Europa, contenuta fra le 60 promesse del candidato socialista alla presidenza francese François Hollande, attaccato proprio sul tema della tassazione dei redditi milionari dal Alain Juppé, da poco incaricato da Sarkozy di rispondere alle proposte in materia di politica economica di Hollande nel confronto televisivo di questa sera.

L’economia statunitense si conferma dunque in espansione, nonostante la crisi globale. Il contrasto registrato negli ultimi giorni fra il Wall Street Journal e i piani economici del presidente Obama rivelano la disparità di vedute fra le soluzioni proposte dai vari gruppi, politici e finanziari, per fronteggiare la crisi all’interno dei contesti nazionali. Forti anche del riverbero francese della polemica sulla tassazione dei redditi milionari, possiamo intravedere la possibilità di una linea di politica economica di impianto socialista, con una forte attenzione al welfare state, che incontra la disapprovazione non solo dei repubblicani americani e dell’UMP francese, quanto dello stesso mondo della finanza globale.