Nella conferenza seguita alle due giornate del Federal Open Market Committee, Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, ha comunicato che i tassi d’interesse negli Stati Uniti resteranno inviariati, cioè fra lo 0 e lo 0,25%, fino al 2014. Il provvedimento è stato approvato con il consenso generale, ad eccezione del presidente della Fed di Richmond, Jeffrey Lacker.
La notizia ha avuto un buon effetto sui mercati asiatici: azioni in rialzo dell’1,3% a Hong Kong. Un rilevante rialzo azionario è stato registrato negli USA per quanto riguarda Treasury e materie prime, mentre il cambio USD/EUR è arrivato a quota $1,31.
Bernanke ha anche comunicato le stime di crescita statunitensi per il 2012, riviste al ribasso rispetto ai dati resi noti lo scorso novembre: da 2,5%- 2,9% le previsioni sono calate al 2,2%- 2,7%. Nella conferenza, la Banca centrale ha fatto anche sapere che non precluderà altri piani di stimolo. Si è parlato, nello specifico, di QE3, vale a dire un terzo Quantitative Easing con l’acquisto di bond, treasury e stampa di moneta. Si tratta di misure che la Federal Reserve mette in programma qualora le circostanze dovessero richiedere un intervento. Bernanke pensa in particolare alla eventualità che il dato occupazionale non dia segni di incremento verso il tetto stabilito dalla Banca centrale e che l’inflazione scenda al di sotto di quanto sancito dal mandato della Federal Reserve.
Per quanto riguarda il mondo della politica, il New Street Journal si attesta su una linea di dura critica alla politica economica del presidente Obama. Il centro della critica del Wall Street Journal è un grafico di valutazione dal titolo piuttosto chiaro: <
L’economia statunitense si conferma dunque in espansione, nonostante la crisi globale. Il contrasto registrato negli ultimi giorni fra il Wall Street Journal e i piani economici del presidente Obama rivelano la disparità di vedute fra le soluzioni proposte dai vari gruppi, politici e finanziari, per fronteggiare la crisi all’interno dei contesti nazionali. Forti anche del riverbero francese della polemica sulla tassazione dei redditi milionari, possiamo intravedere la possibilità di una linea di politica economica di impianto socialista, con una forte attenzione al welfare state, che incontra la disapprovazione non solo dei repubblicani americani e dell’UMP francese, quanto dello stesso mondo della finanza globale.
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