Roma Expo 2030: perché la Capitale ne avrebbe davvero bisogno

Giorgia Bonamoneta

29/09/2021

29/09/2021 - 00:09

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Roma ha bisogno dell’Expo 2030. Il progetto di rivalutazione e rigenerazione degli spazi pubblici e degli edifici abbandonati è ciò che serve alla Capitale per ripartire economicamente e non solo.

Roma Expo 2030: perché la Capitale ne avrebbe davvero bisogno

Roma ha bisogno dell’Expo molto più di quanto aveva bisogno delle Olimpiadi. Il motivo appare chiaro: il ritorno economico è molto più alto. Lo ha detto Virginia Raggi, sindaca della Capitale, quando diede inizio, nel 2020, al progetto di Roma Expo 2030 e lo ha ribadito quando ha affermato il “no” alle Olimpiadi.

La candidatura di Roma come sede dell’Expo 2030 è stata fortemente voluta da tutti i principali candidati a sindaco di Roma. La lettera congiunta è stata apprezzata da Mario Draghi, che oggi ha fatto sapere che Roma concorrerà insieme a Mosca (Russia) e Busan (Corea del Sud).

L’apprezzamento arriva in maniera unanime da tutte le parti politiche. Ma c’è molto di più della politica nel progetto di Roma Expo 2030, c’è la necessità di rivalutare e rigenerare la Capitale e gli spazi urbani in stato di abbandono.

Progetto Roma Expo 2030: perché serve alla Capitale

Ci sono eventi che portano soldi, molti soldi a un comune, a una regione o nazione. L’Expo (esposizione universale) è uno di questi. Si guarda all’esperienza milanese del 2015 per avere un confronto diretto e vicino dell’impatto che l’Expo può avere sull’economia.

A fronte di un investimento iniziale di 1 miliardo e uno periodico di 8 milioni al mese, l’Expo di Milano ha ripagato totalmente la spesa sostenuta dal comune. È stato calcolato un giro di affari di 31,6 miliardi di euro, con ricadute positive sul Pil di 13,9 miliardi. L’Expo infatti ha generato migliaia di posti di lavoro, circa 240 mila prima e durante i sei mesi dell’esposizione e 133 mila al termine.

Il progetto romano per l’Expo 2030: più poli di attrazione

Il progetto di Roma è molto diverso da quello di Milano, concentrato in una sola zona appena fuori il centro. No, a Roma l’Expo 2030 sarà strutturato in maniera diffusa, con l’obiettivo di rivalutare e rigenerare spazi pubblici e opere architettoniche abbandonate già presenti nella Capitale.

Tiburtina, Pietralata, San Basilio e l’area naturalistica dell’Aniene sono solo alcune delle zone scelte per la rivalutazione territoriale. Scegliendo una modalità diffusa per i padiglioni e le strutture Roma dovrà investire e potenziare il sistema di trasporti. Da troppo tempo Atac è criticata per i malfunzionamenti di stazioni e mezzi e uno degli interventi più importanti in vista di una possibile vittoria per ospitare l’Expo 2030 è proprio quello sui trasporti pubblici.

La reazione politica: soddisfazione unanime

La soddisfazione è unanime, a destra e sinistra. A partire dal premier Draghi che si è congratulato con i candidati a sindaco di Roma per aver lavorato come squadra nella presentazione della candidatura di Roma.

Si tratta senz’altro di una grande opportunità per lo sviluppo della città”, ha commentato Draghi, in linea con i candidati. Festeggia anche Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio:

È senza dubbio un’occasione imperdibile per la nostra città, ma anche per il Lazio e per l’intero Paese [...] Eventi internazionali di questo livello sono una straordinaria opportunità di sviluppo e crescita dal punto di vista economico, infrastrutturale e turistico. Come Regione Lazio ci impegniamo sin da ora ...

Non ci resta che aspettare la sentenza conclusiva su quale città sarà la sede dell’Expo 2030, una corsa iniziata ad aprile di questo anno con la prima candidata per la Russia, Mosca e a seguire per la Corea del Sud la città di Busan. Roma arriva per terza, a un mese dalla chiusura delle candidature.

Se questo è l’anno dell’Italia, come tutti, dai giornali ai politici, hanno raccontato, non può non finire con una notizia di tale portata per l’economia del Paese e della Capitale.

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