Eurozona: recessione in vista, nonostante il salvataggio greco.

Raffaele Guerra

13 Marzo 2012 - 09:46

Eurozona: recessione in vista, nonostante il salvataggio greco.

La revisione finale del PIL è arrivata: per il quarto trimestre del 2011 l’economia della zona euro, assolutamente e senza dubbio, si è ridotta dello 0,3%.

Secondo i dati, la spesa è stata la causa principale della recessione. Il consumo privato e pubblico è stato segnalato in riduzione dello 0,4% e dello 0,2% rispettivamente; la formazione di capitale lordo si è invece ridotta dello 0,7%. La bassa performance del settore commerciale ha anche contribuito al panorama negativo. Le importazioni sono cadute di un enorme 1,2%, mentre le esportazioni sono diminuite dello 0,4%.

Probabilmente questa non sarà l’ultima volta che vedremo una figura negativa. In questo trimestre potremmo vedere la zona euro cadere in una recessione. Di seguito elenchiamo tre motivi per credere che una prospettiva del genere possa realizzarsi:

1. Delusione degli indicatori principali

L’ultimo Composite Flash Purchasing Mangers’ Index (PMI) non è riuscito a soddisfare le previsioni di mercato segnando un 49,4 per il settore dei servizi e un 49,0 per il settore manifatturiero. Entrambe le cifre erano inferiori alla soglia critica dei 50,0 - il livello che divide la contrazione dalla crescita.

Si tratta di uno sviluppo significativo in quanto il PMI Flash è considerato uno dei migliori, se non il migliore, fra gli indicatori della crescita economica nella zona euro.

2. Le maggiori economie della zona euro sono deboli

Fonte: Eurostat, Bloomberg

Fra tutti i membri principali della zona euro, solo la Francia ha registrato una crescita. Germania, Spagna e Italia, insieme con gli stati minori come Cipro, Austria, Belgio, Slovenia, Portogallo e Paesi Bassi, si sono tutti contratti durante il quarto trimestre.

Questo è un segno molto negativo, in quanto sono le nazioni più forti che dovrebbero trascinare le più deboli. Se non sono in grado di farlo, chi le sostituirà? La Slovacchia non può sopportare il peso della zona euro sulle sue spalle.

3. Diffusi programmi di austerità

Non è solo la Grecia che è stata in fase di riforma di bilancio, ma un sacco di altre nazioni della zona euro. In Portogallo, ad esempio, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha richiesto una riduzione dei salari e delle pensioni, nonché un aumento delle imposte e un blocco della spesa pubblica. Gli irlandesi hanno aumentato le tasse sulle vendite del 23% e diminuito i salari del 15%.

I programmi di austerità non sono necessariamente un male, in quanto permettono di mantenere le finanze di un governo sotto controllo. Tuttavia, i programmi di austerità hanno degli effetti profondi nella crescita dell’occupazione e dei salari. Se non ci sono posti di lavoro e i salari sono bassi, la spesa dei consumatori registrerà necessariamente un brutto colpo. Dal momento che la spesa dei consumatori è il driver principale della crescita, vi è un’alta probabilità che vedremo perdurante la debolezza del Pil europeo.

Penso che sia abbastanza sicuro che la zona euro rimarrà in uno stato molto fragile, nonostante la Grecia sia stata “messa al sicuro" di nuovo. Quindi, prima di essere ottimisti sull’euro, ci si dovrebbe chiedere se i dati fondamentali e macroeconomici sono davvero cambiati.

E’ forse destinato a durare il rally dell’euro? O è semplicemente opera di acquirenti troppo ansiosi che approfittano di un temporaneo aumento della propensione al rischio?

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it – Fonte: Piponomics