L’impegno preso dai governi dell’Unione Europea di portare i loro deficit di bilancio in linea con le norme comunitarie entro la fine del 2013 sta causando difficoltà economiche e scontento politico in tutta Europa. I recenti sviluppi potrebbero dunque spingere i funzionari europei ad avviare una discussione su come l’obiettivo di bilancio potrebbe essere cambiato, al fine di evitare che il vecchio continente scivoli ulteriormente nel disordine.
L’obiettivo fissato nel 2009 è ancora ritenuto un parametro importante affinché le regole di bilancio non siano violate come in passato. Riuscire a raggiungere l’obiettivo del 2013, che per la maggior parte dei paesi prevede un deficit al 3% del prodotto interno lordo, comporterà ulteriori tagli alla spesa e aumenti della pressione fiscale in tutta l’UE.
Queste ulteriori misure cadranno su un’economia europea già travolta dai precedenti cicli di austerità, oltre che dalle ricadute della crisi del debito sovrano. La zona euro è infatti sull’orlo della recessione e la disoccupazione nell’area della moneta è ad un livello record.
L’austerità scricchiola in tutta Europa
Le conseguenze politiche dell’austerità sono ormai evidenti. Il governo olandese, uno dei principali propugnatori degli accordi europei in materia fiscale, è caduto nello scorso fine settimana proprio a causa delle divergenze sui tagli alla spesa e sulle tasse che, secondo la ricetta dell’austerità, saranno necessarie per portare, nel prossimo anno, il disavanzo al di sotto del 3% del PIL.
I Paesi Bassi saranno di fronte a un deficit del 4,6% del PIL il prossimo anno se non procederanno a ulteriori tagli: questo è quanto ha dichiarato l’agenzia di analisi economica del governo il mese scorso. Questi provvedimenti arriveranno insieme a un forte vento contrario: l’economia dovrebbe infatti contrarsi quest’anno. La fiducia dei consumatori è debole, appesantita dal calo dei prezzi immobiliari e dai grandi debiti ipotecari delle famiglie olandesi.
François Hollande, il candidato socialista francese, che si prevede sconfiggerà il presidente uscente Nicolas Sarkozy al ballottaggio del prossimo mese, ha fatto della promessa di ammorbidire le politiche europee di austerità un tema centrale della sua campagna.
La Francia dovrà ridurre il deficit al 3% del PIL da circa il 5,2% entro la fine del 2013, a fronte di un’economia che cresce poco. La settimana scorsa, nel World Economic Outlook per il 2012, il FMI ha previsto che il disavanzo francese toccherà il 3,9%, se il paese non procederà a ulteriori tagli.
Anche il relativamente nuovo governo di centrodestra del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, che è stato già coinvolto in un acceso dibattito con i burocrati dell’UE a Bruxelles in merito ai suoi piani per ammorbidire i programmati tagli di bilancio, ha recepito la debolezza inattesa del suo partito nelle elezioni regionali del mese scorso, segno che l’elettorato spagnolo sta diventando sempre più insofferente nei confronti di un panorama di recessione e austerità.
La Spagna sarà costretta a tagliare il suo deficit di 5,5 punti percentuali nei prossimi due anni: un compito titanico, dato che il tasso di disoccupazione è di circa il 23% e l’economia nazionale è in recessione.
Le speranze fallite e il nuovo dibattito
La speranza nel 2009 vedeva un’Europa che sarebbe energicamente emersa dalla crisi almeno a partire dal 2011, anno a partire dal quale tutte le nazioni europee avrebbero dovuto iniziare a tagliare i loro deficit. Ma la crisi del debito sovrano, i pesanti debiti del settore privato e l’impatto sorprendentemente massiccio delle politiche di austerità hanno contribuito a trascinare l’Europa verso la recessione.
«Il target di deficit non superiori al 3% del PIL entro il prossimo anno non è realizzabile per un gran numero di paesi della zona euro», ha detto Marie Diron, direttore delle previsioni macroeconomiche presso la società di consulenza Oxford Economics.
Alcuni dei responsabili politici dell’UE riconoscono il problema, ma temono che la modifica dell’obbiettivo fissato per il 2013 potrebbe colpire la fiducia dei mercati finanziari. Del resto, alcuni governi, guidati dalla Germania, si opporrebbero probabilmente a qualsiasi dibattito.
Ad ogni modo, secondo i funzionari europei la discussione, che è ora nella sua fase iniziale, probabilmente si scalderà nelle prossime settimane, quando i governi saranno tenuti a presentare i loro programmi di bilancio alla Commissione Europea, braccio esecutivo dell’Unione.
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