Il governo olandese è caduto nel mezzo di una disputa sui tagli di bilancio lo scorso fine settimana, sottolineando la crescente difficoltà dei leader europei ad affrontare un panorama di grande difficoltà economica, di enormi debiti, di elettori scontenti e di volatilità dei mercati finanziari.
Ieri il primo ministro olandese Mark Rutte è diventato l’ultimo leader della zona euro a cadere vittima della paura economica della regione, rassegnando le sue dimissioni dopo non essere riuscito a ottenere abbastanza sostegno in Parlamento per alcune misure di taglio alla spesa pubblica, volte a ridurre il deficit di bilancio del paese. Non è il primo: per motivi differenti, i leader di Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia sono stati costretti alle dimissioni nell’ultimo periodo a causa dei peggioramenti economici della area euro.
I dati mostrano che l’austerità non basta
La pubblicazione di alcuni dati economici, tra cui un indice dei responsabili degli acquisti di ieri che ha suggerito che la zona euro è bloccata in recessione, si aggiungono le prove che i profondi tagli di bilancio, da soli, non funzionano.
I dati più deboli del solito hanno innescato un’ampia liquidazione delle azioni europee. Tutti i principali indici erano in rosso lunedi: il DAX tedesco era fuori del 3,4% e il francese CAC-40 è crollato del 2,8%. I titoli di Stato spagnoli e italiani sono scesi, e gli investitori si sono precipitati nel bund tedesco, guidando i rendimenti ai minimi record.
I mercati d’oltremare hanno trascinato in giù le azioni statunitensi, il Dow Jones Industrial Average è sceso di 102.09 punti a 12.927,17. E le azioni asiatiche sono scese martedì nei primi scambi, con Tokyo in calo dello 0,7% e la Corea del Sud a -0,4%.
La posizione dei Paesi Bassi in Europa
I Paesi Bassi, che hanno la quinta più grande economia fra i diciassette paesi membri della zona euro, hanno comunque più spazio di manovra rispetto a molti dei loro partner, dicono gli economisti.
Il paese è un creditore netto, piuttosto che un mutuatario, a differenza dei paesi mediterranei della regione. Questo non è di poco conto, perché i paesi europei con una crisi di debito sono quelli che hanno bisogno di prendere in prestito grandi quantità di denaro dall’estero ogni anno.
Ad ogni modo, possiamo dire che il significato principale del crollo del governo olandese è che il consenso sulla guida tedesca basata sull’austerità fiscale si sta sfilacciando.
Sotto Rutte, i Paesi Bassi sono stati uno dei più fedeli alleati di Berlino, insieme con la Finlandia, imponendo il rigore fiscale ai paesi meridionali dell’Europa. Le elezioni olandesi, previste questa estate, potrebbero però mettere in dubbio la posizione che il paese ha tenuto fino ad ora.
Il governo di centro-destra guidato da Rutte è durato solo un anno e mezzo, cadendo dopo i tentativi volti a ridurre il deficit di bilancio al 3% del prodotto interno lordo entro il 2013, da una previsione del 4,6% per quest’anno.
I sondaggi indicano il conservatore Rutte potrebbe però tornare alla carica dopo le elezioni, nel caso riuscisse a formare una coalizione più ampia, con partiti di sinistra, che dovrebbe in gran parte tagliare il deficit di bilancio, sebbene non ci sia ancora un accordo sul come.
L’agenzia di rating Moody ha avvertito ieri che «un impegno più debole sul terreno della disciplina fiscale» nei Paesi Bassi potrebbe mettere una «pressione al ribasso» sulla tripla A del paese. La perdita di questa valutazione assesterebbe un duro colpo ai fondi di salvataggio della zona dell’euro, che si basano su un buon credito dei paesi forti, da distribuire per aiutare i deboli.
I prossimi appuntamenti elettorali di rilievo in Europa
Per concludere è bene dare uno sguardo ai prossimi appuntamenti elettorali, che potrebbero mettere in dubbio gli assetti attuali all’interno dell’Unione Europea.
• Francia: le elezioni presidenziali del 6 maggio, ballottagio tra Nicolas Sarkozy e François Hollande, potrebbero determinare se la Francia resterà in campo seguendo o meno la ricetta tedesca dell’austerità.
• Grecia: i partiti maggiori potrebbero essere puniti nelle elezioni parlamentari del 6 maggio, che potrebbero condurre a un’instabilità politica che potrebbe far naufragare il recente piano di salvataggio.
• Germania: Angela Merkel e i suoi alleati potrebbero perdere potere a causa di un risorgente centro-sinistra nelle elezioni statali del 6 maggio nello Schleswig-Holstein.
Inoltre, le elezioni regionali del 13 maggio potrebbero rafforzare la tenuta del centro-sinistra sul Nord Reno-Westfalia, lo stato più popoloso del paese.
• Irlanda: il 31 maggio è previsto un referendum sul patto di bilancio europeo voluto dalla Germania che, in caso di vittoria del no, potrebbe seriamente mettere in discussione la permanenza del paese nell’unione monetaria.
© RIPRODUZIONE RISERVATA