Nella scorsa notte la Grecia ha continuato l’inseguimento reciproco con la Troika, approvando le misure di austerità più decise per assicurare il prossimo pagamento prima della scandenza di marzo. L’ultima parola non è ancora detta, però: la situazione greca potrebbe ulteriormente peggiorare nei prossimi mesi di giugno e luglio. E’ molto probabile che a breve i leader europei programmino un nuovo defintivo meeting che dia le necessarie certezze.
Mentre la situazione greca fa il suo corso, la Banca Centrale Europea prende tempo. La fine dell’LTRO di febbraio potrebbe non trovare tempi migliori e i cambiamenti avvenuti ai vertici della banca centrale alla fine dello scorso anno, che hanno assicurato la corrente iniezione di liquidità, possono essere letti come il tentativo di coprire le tensioni interne all’istituto di credito.
Entro la fine di febbraio, il bilancio della banca centrale ammonterà a circa il 35- 50% del PIL europeo.
L’interesse politico, ma non economico, dell’ultimo summit europeo
L’unico vincitore dell’ultimo summit europeo è stata la cancelliera Merkel. Finanche il Der Spiegel ha titolato: La Merkel ottiene il suo patto fiscale. L’accordo le ha infatti valso una maggiore credibilità politica, che le ha permesso di ritornare a Berlino chiedendo maggiori fondi per il progetto europeo.
Secondo la cancelliera, infatti, un ulteriore finanziamento all’Europa permetterà di superare la crisi del debito sovrano. Non siamo della stessa opinione: solo un pieno sostegno, infatti, al progetto dell’Euro-bond potrà creare il firewall necessario per proteggere Portogallo, Spagna e Italia. I passi brevi e prudenti non sono sempre raccomandabili, infatti: soprattutto in una fase di potenziale crisi sistemica.
Del resto, si sta avvicinando sempre più velocemente un momento critico anche per la Germania. Infatti i movimenti della cancelliera e del suo paese determineranno le perdite, la misura e la direzione futura dell’Europa. Il progetto della moneta unica e dell’Europa unita sono stati delineati in modo critico e difettoso e il nuovo fiscal compact non muta questa direzione, anzi crea un precedente secondo il quale solo Francia e Germania decidono il destino dell’intera Unione.
Non fare niente sino alle elezioni francesi
Molto spesso gli eventi economici sono determinati dalle scadenze politiche. E’ quindi necessario sapere che nessuna importante decisione europea verrà presa prima delle elezioni presidenziali francesi del prossimo 22 aprile.
Certo, la Banca Centra Europea potrà fare il suo corso, ma nessuna decisione politica verrà presa prima di quella data. Nel frattempo, Sarkozy sta facendo tutto il possibile per sembrare l’uomo che salverà la Francia e l’Europa. In realtà, fece le stesse promesse nel 2007, non mantenendole, così gli elettori potrebbero pensarci due volte prima di votare per lui.
Secondo un recente rapporto, lo sperpero attuato da Sarkozy costerà alla Francia almeno dieci anni per risanare le casse (senza contare le condizioni del nuovo fiscal compact). L’economista socialista Jacques Attali ha infatti accusato Sarkozy di usare il debito per risolvere il debito: «E’ stato un enorme errore pensare che avrebbe potuto risolvere la crisi aumentando il debito pubblico», ha dichiarato.
La crisi europea del debito e il resto del mondo
Paesi come Russia, Cina e nazioni medio- orientali non dedicano troppa attenzione alla questione europea: sono infatti già abbastanza preocuppati dai loro surplus di conto e dalle loro economie nazionali.
La stessa recente visita di Angela Merkel in Cina per creare un terreno comune per l’Europa è fallita. La visita ha sicuramente fatto notizia, ma non c’è stato alcun indizio concreto circa un impegno della Cina nei fondi salva- stati o nei bond dei paesi europei. I giornali nazionali cinesi hanno infatti dedicato molti articoli al tema di come l’Europa stia inziando ad affrontare la crisi. Essi, infatti, pensano che le misure intraprese non siano ancora dei passi credibili contro la crisi dell’insolvenza. Del resto, sia i funzionari cinesi che quelli russi pensano che risolvere la crisi dell’insolvenza incrementando il debito non sia assolutamente una soluzione efficace, e hanno pronunciato un implicito giudizio che va d’accordo con quanto ha dichiarato in Francia Jacques Attali.
Chiudiamo dicendo che si può essere positivi sul destino dell’Europa, ma è necessario che vengano prese misure serie e decisive. Le non- misure adottate sino ad oggi, come l’iniezione di nuovo denaro, non porteranno l’Europa fuori dalla crisi.
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