Le banche europee si stanno preparando per una ondata di declassamenti di rating nelle prossime settimane, che potrebbe intensificare le pressioni sul settore ancora fragile e potrebbe mettere a rischio i recenti ulteriori sforzi fatti per disinnescare la crisi finanziaria di lunga durata del vecchio continente.
Sotto la pressione delle banche, Moody Investors Service ha dichiarato venerdì scorso che sta ritardando fino ai primi di maggio la sua decisione attesissima sull’opportunità o meno di downgrade di rating per centoquattordici banche in sedici paesi europei.
Moody ha annunciato la revisione nel mese di febbraio, dichiarando che è necessaria alla luce delle condizioni di debolezza delle banche e dell’ambiente difficile in cui si sta operando. L’agenzia di rating aveva prrevisto di iniziare a svelare le decisioni in questa settimana.
Moody ha detto in una dichiarazione che sta avendo «un approccio opportunamente deliberato nel corso di questo processo di revisione, che si concluderà quando sarà sicuro che tutte le informazioni pertinenti siano state ricevute ed elaborate».
I declassamenti che si profilano hanno provocato un braccio di ferro tra alcuni istituti di credito e gli investitori, i quali temono che gli sviluppi della faccenda potrebbero gonfiare la crisi latente.
Nelle ultime settimane, dal momento che le decisioni di Moody si avvicinano, le grandi banche hanno esercitato notevoli pressioni sull’agenzia di rating al fine di non ricevere grandi downgrade, secondo quanto hanno rivelato alcune fonti addentro alla faccenda.
Come parte delle valutazioni per il downgrade, Moody sta esaminando il grado in cui le banche stanno facendo affidamento sui prestiti della BCE e «quali sono le capacità autonome degli istituti di credito», come ha riferito una fonte con conoscendza del dossier in corso di realizzazione. Il pesante prestito da parte della BCE «richiede un controllo più intenso» da parte di Moody riguardo alla salute finanziaria delle banche, ha dichiarato la fonte.
I costi associati con il downgrade di Moody potrebbero essere molto elevati, secondo la documentazione sulla vigilanza bancaria e alcune fonti con conoscenza del dossier.
I punteggi bassi nelle valutazioni potrebbero indurre le istituzioni avverse al rischio a ritirare i depositi presso le banche. Inoltre, gli istituti di credito probabilmente saranno costretti a ricorrere a ulteriori garanzie sulle operazioni in strumenti derivati e mezzi di investimento, inclusi i bacini immobiliari di attività cartolarizzate, se le loro valutazioni saranno tagliate.
Per esempio, Deutsche Bank ha dichiarato nella sua recente relazione annuale che un downgrade del rating di un solo livello potrebbe esporre la banca a un deficit di 45 miliardi di euro.
Il colosso bancario tedesco ha sottolineato che dovrebbe comunque impiegare un sacco di risorse a sua disposizione per riempire quel buco, nel caso di un tale downgrade.
Nel Regno Unito, dove Moody sta osservando nove istituti per il potenziale downgrade, la Royal Bank of Scotland Group Plc e Lloyds Banking Group hanno focalizzato la loro attenzione sugli investitori che si preparano per condizioni di finanziamento più difficili.
RBS ha infatti avvertito recentemente che un downgrade di un livello potrebbe richiedere all’istituto di credito di inviare un supplemento di 12,5 miliardi di sterline di garanzie. Un downgrade «potrebbe aumentare in modo significativo i costi di assunzione e limitare la capacità di emissione sul mercato dei capitali», ha detto la banca in materia di deposito.
Lloyds ha recentemente rivelato che se tutte le maggiori agenzie di rating tagliassero il rating della banca di due livelli, questo potrebbe comportare un extra di 28 miliardi di sterline di garanzie legate ai contratti finanziari con clienti e finanziamento protetto della banca. L’istituto di credito ha anche avvertito che questi declassamenti «potrebbero comportare un esborso di 11 miliardi di sterline di liquidità».
L’attesa delle valutazioni di rating di Moody non fa certo ben sperare per la risoluzione della crisi finanziaria che attanaglia il vecchio continente. La situazione potrebbe infatti ulteriormente peggiorare se si considera che già alcuni paesi come Grecia, Portogallo, Irlanda hanno dovuto far ricorso a fondi europei per salvare dalla bancarotta il proprio sistema finanziario. Allo stesso tempo, nonostante il grande attingimento degli istituti di credito, sono del tutto scarsi gli effetti dell’LTRO della BCE sull’economia reale dei cittadini dell’Unione Europea.
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