Elsa Fornero: il bilancio della riforma del lavoro. Promossa o bocciata?

Valentina Pennacchio

18 Marzo 2013 - 17:15

Elsa Fornero: il bilancio della riforma del lavoro. Promossa o bocciata?

La fine di ogni percorso è segnata da bilanci. Ecco perché il ministro Elsa Fornero, ormai prossima a lasciare la carica di ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità del Governo Monti, fa il punto della situazione rispetto al suo operato, in particolare sulla sua riforma del lavoro. Promossa o bocciata? La Fornero si promuove con la sufficienza piena: una riforma da 7, “che ragionando in trentesimi come sono abituata sarebbe un 22-23".

La riforma del lavoro Fornero

A 9 mesi dalla riforma del lavoro Fornero che, tra le altre cose, è intervenuta sull’art. 18, l’apprendistato e i cocopro, il Fatto ha condotto un’indagine da cui è emerso che rispetto al 2011, il 2012 è stato segnato da:

  • un aumento dell’11% dei licenziamenti;
  • una diminuzione delle dimissioni dell’8,7%;
  • assunzioni sono state formalizzate con un contratto a termine nel 67% dei casi (17,5% indeterminato e 6,4% contratti di collaborazione);
  • una diminuzione delle collaborazioni (22,5%) e di altre tipologie di contratti flessibili (24,3%);
  • boom di partite IVA: 549.000 partite Iva, di cui 211.500 di giovani under 35.

Inoltre l’apprendistato, fiore all’occhiello della Fornero, è stato funzionale solo al 2,5% delle assunzioni, rimanendo perlopiù inutilizzato. Brunetta ha aggiunto che: “In 3 mesi, da luglio a settembre 2012, sono andati persi oltre 57 mila lavori a progetto”.

Fornero: rifarei la stessa riforma

Nonostante le premesse suddette, il ministro Fornero ha dichiarato che farebbe nuovamente la stessa riforma, che ritiene buona, nonostante le critiche, se avesse gli stessi vincoli di risorse e politici-istituzionali.

“Mi sono mancati sei miliardi per ridurre il costo del lavoro. Quelle risorse sarebbero state fondamentali per ridurre in questa fase di grave recessione il costo del lavoro che è un forte problema per le imprese. Quelle risorse sarebbero state da abbinare alle nuove regole perché la nostra riforma è stata sostanzialmente una riforma delle regole del mercato del lavoro, dove le parole chiave sono state inclusione e dinamismo, obiettivi non certo di breve termine".

La Fornero si dice dispiaciuta delle critiche nostrane, contro gli apprezzamenti all’estero, e ammette: “Bisogna dirlo francamente: ho lavorato molto e i risultati sono stati pochissimi”. E a chi la interroga sulle pensioni il ministro Fornero risponde:

“Ci hanno detto che c’erano quindici giorni di tempo e se devi spegnere un incendio non puoi convocare prima riunioni”.

Il ministro Fornero in sostanza promuove la sua riforma, nonostante le politiche di sacrificio. Eppure la disoccupazione è passata dal 29% del 2011 al 40% del 2012. Colpa della riforma o colpa delle risorse inesistenti da investire per la crescita?