Si avvicinano le elezioni governative in Grecia, previste per la fine di questa settimana, e crescono le preoccupazioni in sede europea circa l’esito della votazione. Stando alle ultime rilevazioni, infatti, crescono i consensi verso i partiti dell’estrema sinistra e della destra nazionalista, entrambi schierati contro le politiche di austerità e le misure europee. Nel frattempo, si assiste a un’erosione consistente del consenso nei confronti dei partiti maggiori.
I due nuovi soggetti politici
L’ economista di destra Panos Kammenos e l’avvocato di sinistra Kouvelis Fotis sono ideologicamente agli antipodi, ma oggi sono tra i leader di partito più popolari della Grecia. A unire i due partiti è anche la loro origine: sono nati quasi dal nulla per sfidare l’establishment politico della Grecia e le politiche di austerità a cui molti greci hanno addossato la colpa per il peggioramento della crisi economica del paese.
In particolare, Kammenos di «Greci Indipendenti» e la «Sinistra Democratica» di Kouvelis potrebbero arrivare a circa il 20% dei voti. L’ascesa di questi due partiti nel consenso dell’elettorato greco va di pari passo con le perdite registrate dai due principali attori della scena politica, il conservatore Nuova Democrazia e i socialisti di centro-sinistra del Pasok, che condividono attualmente la gestione del potere nella litigiosa coalizione guidata dall’ex commissario europeo Lucas Papademos.
L’appello di Kammenos e Kouvelis per molti greci è simile: entrambi dicono di voler che la Grecia rimanga nell’euro, come oltre il 70% degli elettori.
Contro il dominio tedesco
Il quarantaseienne Kammenos, che fu espulso da Nuova Democrazia nel mese di febbraio per essersi opposto ultimo pacchetto di salvataggio della Grecia, pensa che le politiche di austerità celano la volontà tedesca di dominare sull’Europa.
«Il governo tedesco sta cercando, attraverso la politica economica, di conquistare l’Europa», ha detto in un’intervista. «I tedeschi stanno cercando di forzare la sottomissione del resto dell’Europa e di creare un quarto Reich economico», sostiene.
Kammenos dice di credere nell’euro, come era previsto nel trattato originale, che sarebbe stato violato, in particolare dalla Germania; egli si riferisce, nello specifico, al legame di solidarietà che dovrebbe intercorrere fra i paesi dell’unione monetaria.
Come i creditori internazionali della Grecia, Kammenos ha dichiarato di voler snellire il settore pubblico del paese, anche chiudendo ministeri.
Nuova parola d’ordine: rinegoziazione
Dall’altra parte, la sinistra di Kouvelis dichiara che l’enorme debito della Grecia è reale e che il paese ha bisogno di condizioni molto più favorevoli per il suo salvataggio da parte di UE e FMI.
Il sessantaquattrenne veterano della scena comunista greca ha fondato il suo partito a metà del 2010, poco dopo il primo pacchetto di prestiti di 110 miliardi di dollari.
Le condizioni internazionali contro cui Kouvelis si pronuncia includono il taglio recentemente concordato al 22% del salario minimo per i lavoratori del settore privato, e un programma di privatizzazione radicale di cui Kouvelis respinge la maggior parte.
La popolarità dell’appello di Kouvelis per la rinegoziazione sta mettendo una certa pressione sui partiti di governo della Grecia, che cominciano a promettere la stessa cosa. «Rinegoziazione» è diventata una delle parole più usate nella campagna elettorale greca.
Kouvelis ha infine dichiarato che la Grecia non avrebbe mai avuto bisogno di un piano di salvataggio se avesse affrontato i suoi problemi di corruzione, clientelismo ed evasione fiscale anni fa.
Come la Francia, anche la Grecia si conferma come un possibile laboratorio di cambiamento dei rapporti e delle condizioni interne all’Unione Europea: il peso insostenibile dell’austerità sui cittadini europei potrebbe infatti diventare uno strumento di signficativa pressione politica proprio in sede elettorale.
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