Elezioni USA 2012: Romney, il regno per un cavallo. Kim Dotcom e True Blood contro Obama

Daniele Sforza

13 Luglio 2012 - 14:34

Elezioni USA 2012: Romney, il regno per un cavallo. Kim Dotcom e True Blood contro Obama

Altra tappa di avvicinamento verso le elezioni presidenziali USA 2012. Mitt Romney punta sul suo cavallo, che sarà alle Olimpiadi di Londra e parteciperà alla disciplina di Dressage. Barack Obama deve contrastare gli attacchi di Kim Dotcom, autore di una canzone anti-presidenziale e a favore della libertà di rete, e una citazione poco ortodossa sul serial tv «True Blood».

Romney si prepara per le Olimpiadi di Londra

Romney punta all’oro olimpico. Non è mica uno scherzo: conosciamo la grande passione che l’avversario di Obama alle elezioni USA 2012 ha per le discipline sportive e soprattutto per le olimpiadi. Le Olimpiadi invernali di Salt Lake City devono essergli rimasti nel cuore, ma lo sport è di fondamentale importanza per tutta la famiglia: non è infatti un caso che il 4 luglio, come ogni anno, abbia organizzato le Olimpiadi di famiglia nella sua tenuta estiva sul lago di Winnipesauke. Eppure l’avventura olimpica di Romney non finisce certo qui: il cavallo di famiglia, Rafalca, si è qualificato ai Giochi Olimpici di Londra classificandosi terzo ai campionati americani di Dressage, una disciplina particolare che prevede una sorta di «balletto» geometrico di cavallo e fantino su un campo rettangolare.

E così, anche perché le Olimpiadi sembrano portargli fortuna, Romney volerà a Londra per presenziare alla cerimonia inaugurale: e per l’occasione non poteva mancare una serata di raccolta fondi destinata ad aumentare i fondi d’investimento sulla sua campagna elettorale.
Poco importa al candidato americano repubblicano se la presenza di Patrick Durkin (lobbista della Barclay’s di Londra), esponenti di Goldman Sachs, dell’HSBC, di Credit Suisse e soprattutto della Bain Capital, la società di proprietà di Romney al centro delle critiche della campagna elettorale democratica e della classe media, incentiverà le accuse da parte dello staff di Obama sui suoi tornaconti economici e sulla mancanza di tatto nei confronti della classe meno benestante.

Dopo mesi di notizie e accadimenti, ormai lo abbiamo capito: Romney non punta al carisma, né vuole pubblicizzarsi più di tanto. Romney punta sulla classe conservatrice, sugli uomini d’affari, sui grandi capitalisti. Romney pensa che con i soldi si può ottenere tutto, e allo stesso tempo è convinto che la sua ricchezza possa giovare all’elettorato statunitense. Niente di più sbagliato secondo le principali fonti d’informazione, anche quelle più schierate a destra. Se non fosse per i tanti aneddoti (provenienti soprattutto dallo show-business) che ruotano attorno alle controversie della figura di Obama, questa campagna elettorale sarebbe una vera noia.

Kim Dotcom canta contro Obama, che intanto compare in «True Blood»

Sì, perché Obama è sempre al centro dell’attenzione: questa sua immagine di uomo di spettacolo più che di uomo politico è stata anche utilizzata in uno dei tanti spot elettorali repubblicani, ma alla fine potrebbe remare verso Obama, e non contro. Prendiamo il caso di uno dei tanti nomi che circolano in questo momento, per popolarità e per vicissitudini legali: Kim Dotcom. Sì, proprio lui, il creatore di Megavideo, il guru di Megaupload, quell’appassionatissimo cultore di internet, tanto «nerd» da farsi cambiare il cognome (Schmitz) in Dotcom (ovvero, .com), oggi agli arresti domiciliari e in attesa del processo, che lancia su Twitter provocazioni contro l’Fbi e il Dipartimento di Giustizia Americano, emana proclamazioni, sempre via Twitter, sulla libertà della rete e annuncia in gran stile il ritorno di Megavideo e il lancio di Megabox, facendo tremare le principali case discografiche e cinematografiche. L’ultima trovata di questo bonario simpaticone? Una canzone anti-Obama: sarà intitolata «Mr. President» e, come informa su Twitter, sta per uscire, grazie anche alla collaborazione con Printz Board, produttore dei Black Eyed Peas. Obama è al centro delle attenzioni di Dotcom: l’accusa nei confronti del presidente americano si traduce nella sua volontà di limitare la libertà degli internauti. «Dobbiamo opporci / a quelli che hanno scelto / di trasformare l’innovazione in un crimine», recita il motivetto. Di contro la canzone non fa altro che sostenere l’immagine del pirata informatico, secondo Dotcom, il supereroe di questi nuovi tempi, che si schiera a favore della libertà della rete e la difende a ogni costo e contro tutti i tipi di nemici.

Sempre dal mondo dello spettacolo, giunge un’altra provocazione che vede protagonista Barack Obama. Domenica scorsa, negli Stati Uniti, è andata in onda la quinta puntata della quinta stagione di una delle serie tv più amate dal pubblico americano e non solo, «True blood», prodotta da HBO. La sequenza finale di questo episodio (non riveleremo ulteriori dettagli) vede come protagonista proprio Obama. No, non stiamo parlando di una breve comparsata dell’attuale presidente all’interno del serial, ma di una sua emanazione attraverso cinque maschere, prodotte dalla Costume Craze (che intanto gongola), che rappresentano il volto di Obama (à la «Breaking Point» per intenderci) indosso a cinque criminali schierati contro gli esseri soprannaturali che, a quanto rivelano le anticipazioni alla fine della suddetta puntata, ricompariranno anche nelle prossime puntate. L’episodio avviene poco dopo che un’altra serie tv di successo, «Game of Thrones», sempre targata HBO, è stata al centro di accuse da più parti nella rete. Il motivo? Nel decimo episodio della prima stagione, in cima a dei pali compaiono delle teste di presunti traditori: indovinate a chi appartiene una di queste? No, non a Romney (troppo poco appeal?), ma a George W. Bush. O meglio, somiglia a George W. Bush, ma tale somiglianza è stata ravveduta da moltissimi repubblicani e non solo che hanno chiesto subito chiarezza sull’accaduto, ricevendo come risposta l’eliminazione della scena nel Dvd. Che con la comparsa di Obama in «True Blood» la HBO abbia voluto pareggiare i conti? Eppure quelle maschere sono destinate a tornare, cariche di chissà quali simbologie. Si attendono altre polemiche dietro l’angolo, ma alla fine ciò che emerge a livello «pubblicitario» è questo: mentre Obama compare ovunque, Romney si affida solo a pochi eletti.