Elezioni USA 2012: Romney contro Obama, la guerra degli spot

Daniele Sforza

2 Luglio 2012 - 15:19

Elezioni USA 2012: Romney contro Obama, la guerra degli spot

Nove Stati incerti, crocevia fondamentali per l’elezione del 45° presidente degli Stati Uniti: Barack Obama o Mitt Romney? Le PAC (Political action committee, ovvero quelle società che organizzano campagne a favore o contro candidati politici) di entrambe le fazioni sono sul piede di guerra, puntando sui punti deboli dell’avversario, attraverso spot e pubblicità che stanno monopolizzando una delle campagne elettorali più pubblicizzate della storia degli Stati Uniti, a sentire il New York Times.

Obama verso la riconquista della classe media

Colorado, Florida, Iowa, North Carolina, New Hampshire, Nevada, Ohio, Pennsylvania e Virginia: è da loro, gli «swing States», che dipenderà il futuro politico degli Stati Uniti. Ed è su di loro che sta avvenendo una delle maggiori concentrazioni di spot elettorali da parte dei democratici e repubblicani. Spot furbi, superbi, a volte feroci, come ci si aspetta, di consueto, da ogni campagna elettorale statunitense.
E così, Obama cerca di convincere gli indecisi attraverso un spot nel quale afferma il suo appoggio alle donne contro la discriminazioni sul lavoro: «Figlio di una mamma single e padre orgoglioso di due figlie», riferisce la speaker «il presidente Barack Obama sa che il fatto che le donne vengano pagate 77 centesimi di dollaro pur facendo lo stesso lavoro degli uomini, non solo è ingiusto, ma danneggia anche le famiglie». «Il presidente sa che la parità delle donne significa una classe media più forte per l’America», è la conclusione. Uno spot, dunque, che strizza l’occhio sia alle donne, sia alla classe media, lo spicchio di società che negli ultimi mesi ha perso un po’ di fiducia nel presidente Obama e che dunque risulta assolutamente da recuperare.

E ancora sulla classe media insiste lo staff di Obama: in un video prodotto da Priorities Usa, protagonista è Mike Earnest, un ex operaio della Ampad (un’industria cartiera dell’Indiana), che rivela un fatto sconcertante per la classe operaia: ai lavoratori, infatti, un giorno venne chiesto di costruire un palco per un’assemblea, ma poco dopo venne comunicato ai turnisti, riuniti davanti al palco, il loro licenziamento. Cosa c’entra questo con la campagna elettorale? Dietro questo episodio, c’era la Bain Capital di Mitt Romney, il quale «fece oltre cento milioni di dollari liquidando quegli stabilimenti». Un altro lavoratore, Pat Wells, esplica facilmente un paragone tra l’episodio che lo coinvolse in prima persona e quello che Romney farebbe agli Stati Uniti: «Ci ha promesso le stesse cose che sta promettendo agli Stati Uniti». Il messaggio, alla fine, è chiaro e lampante: «Se Romney vince, la classe media perde».

Romney punta sulle promesse non mantenute

Certamente, dall’altra parte non stanno a guardare: lo staff di Mitt Romney, pur essendo di minori dimensioni rispetto a quello di Obama, sta lavorando sodo per portare a Romney quel pugno di voti che gli manca per pareggiare i conti con Obama in questa tornata pre-elettorale. I video delle PAC pro-Romney puntano prevalentemente sulle promesse non mantenute da parte di Obama, come ci si aspetta da ogni opposizione, ma a volte lo fa perfino in modo originale, puntando sull’ironia, per accentuare il contrasto con la realtà in cui verte il Paese, una realtà amara, vittima di una celebrità, secondo i repubblicani.

Uno degli ultimi spot prodotti dalle PAC di Romney vede come protagonista addirittura Hillary Clinton. Sul banco degli imputati vi sono, ancora una volta, le menzogne di Obama raccontate al Paese. E in un’immagine del video, si vede proprio Hillary Clinton (era il 2008, prima delle elezioni) tuonare: «Continua a spendere milioni di dollari per diffondere bugie. Vergognati, Barack Obama».

La strada è in salita per i repubblicani

Cosa pensano i media specializzati di questi video? Barack Obama avrà vita semplice se Romney sarà così ingenuo e superficiale nell’affrontare una campagna in questo modo. Il video che ritrae un Obama «cool», ad esempio, sembra piuttosto controproducente, nonostante si tenda a rimarcare il contrasto tra l’aurea di celebrità che investe il presidente Usa e il poco che ha fatto negli States. Soprattutto perché, a livello di tempo, la parte «negativa» del video è molto, ma molto più breve rispetto all’Obama «star», incensato attraverso immagini che lo rendono almeno simpatico.
Anche se si guarda al secondo video, uno di quelli che ha fatto più discutere, si trova una pecca piuttosto evidente: Hillary Clinton, dopo quelle dichiarazioni, è infatti successivamente entrata a far parte del governo di Obama, quindi, qualsiasi risentimento ci sia stato, è passato in secondo piano e, a onor della logica, non avrebbe senso rispolverare ricordi di 4 anni fa, elaborati peraltro in tempi di campagna elettorale.
Nonostante ciò, tuttavia, c’è da registrare un lieve aumento di preferenze nei sondaggi per Mitt Romney, anche grazie al grande lavoro che sta facendo il suo staff. Nonostante le preferenze risultino ancora minori (42-44% dei repubblicani contro il 47-50% dei democratici), pesa l’avanzata 2.0 di Romney sui principali social network.
Insomma, per il repubblicano la strada sembra ancora in salita, ma all’orizzonte si intravedono grandi speranze.