Egitto, Morsi: il fallimento della Primavera araba

Valentina Pennacchio

7 Dicembre 2012 - 14:27

Egitto, Morsi: il fallimento della Primavera araba

La Primavera araba sta fallendo e, forse, con essa il modello islamico. Tutti i paesi coinvolti sono in crisi e affrontano fasi di difficile transizione, come l’Egitto. Mohamed Morsi ha generato il caos totale nel suo Paese e sembra non saper più come gestirlo. Il bilancio delle vittime è sostanzioso: 7 morti e 500 feriti. La voce del cambiamento è stata spazzata via, siamo di fronte a un nuovo tentativo di dittatura.

Brevi cenni sulla Primavera araba

Questo termine è stato coniato dalla stampa per indicare le agitazioni che hanno colpito la zona del Nord Africa e Medio Oriente, già dall’autunno del 2010-2011. Le cause sono molteplici e, soprattutto, endemiche: malcontento, povertà, corruzione, instabilità, problemi politici e violazione dei diritti umani. La voce è unanime: dignità, libertà, democrazia.

Il caso specifico: l’Egitto

Le rivolte in Egitto hanno portato prima alle dimissioni di Hosni Mubarak e al potere del Consiglio Supremo militare del Feldmaresciallo Mohammed Hoseyn Tantawi e poi alle elezioni presidenziali del 2012 che hanno reso Presidente Mohamed Morsi del Partito dei Fratelli Musulmani, Libertà e Giustizia. Una vittoria sul filo del rasoio.

NomeVotiPercentuale
Mohamed Morsi 13.230.131 51%
Ahmed Shafiq 12.347.038 48%

Nel conflitto a Gaza tra Hamas e Israele dello scorso novembre, Morsi ha ricoperto un ruolo da grande mediatore, riconosciuto a livello internazionale. Tuttavia, il 22 novembre ha emanato un decreto costituzionale, che ha dato una sterzata autoritaria al suo governo. A questa è seguita l’approvazione all’unanimità della nuova Costituzione, che ha fatto della Sharia la legge fondamentale dello Stato. Dai tempi di Nasser cosa è cambiato in Egitto? Pressoché niente.

Si continua a parlare di democrazia senza saperne il significato, soprattutto, è conciliabile con il modello islamista? L’islam è davvero la soluzione? La forte percentuale di analfabeti e i dogmi della religione rendono difficile comprenderlo.

La penetrante autorità della religione mal si concilia con la necessità di progresso e nessuno potrebbe accorgersi che politicamente e ideologicamente l’Islam è un contenitore vuoto. E l’Egitto un cantiere di sperimentazione. Si può costruire il futuro sulla Sharia e sui retaggi del passato? Intanto, volteggia l’ombra di una guerra civile.

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