Oggi i mercati stanno cercando di consolidare la nevrosi della zona euro nella sessione precedente, con azioni e materie prime che attirano alcuni fondi lontano dai paradisi selezionati.
L’indice FTSE All-World è in aumento dello 0,2%, dopo una giornata mista in Asia, mentre l’FTSE Eurofirst 300 aggiunge lo 0,6% all’apertura. L’S&P 500 sta invece guadagnando lo 0,2%, indicando una partenza più solida per Wall Street.
Gli attori di rischio tradizionali sono in attivo. L’indice del dollaro, di solito inversamente correlato al crescente ottimismo, è in giù dello 0,1%, mentre i settori apparentemente genuini vedono acquirenti, con il rame in crescita dello 0,9% a 3,66 dollari la libbra.
La forza relativamente esigua di oggi per quanto riguarda gli attivi focalizzati sulla crescita richiede una breve ricostruzione del contesto.
La giornata di ieri ha visto ingenti vendite in azioni e risorse e uno spostamento per il dollaro, lo yen e il debito sovrano di Germania e Stati Uniti, dal momento che gli investitori sono stati ancora una volta spaventati dalle notizie provenienti dall’Europa.
Uno sguardo all’Europa
Problemi economici e politici sono stati la causa dell’oscillazione, dal momento che l’incertezza sul futuro della politica fiscale francese e olandese si è unita all’evidenza che il continente, nel suo insieme, lotta per evitare di scivolare nella recessione.
Alcuni di questi movimenti in attivi sono parzialmente rivisti con il progressivo rilassarsi delle tensioni. Il complesso del bond sovrano della zona euro si è calmato, con i rendimenti spagnoli a dieci anni al livello costante del 6% e i riferimenti francesi e olandesi con rendimenti altrettanto stabili, contribuendo a restringere un pò lo spread con la Germania, dal momento che i rendimenti del Bund hanno aggiunto quattro punti base, spostandosi ai minimi storici.
L’euro è in aumento dello 0,2% a 1,3181 dollari, ben lontano dal minimo di 1,3103 dollari di ieri.
Dunque, perché il rimbalzo, anche se provvisorio? Le borse europee sono stati aiutate da Wall Street che ha chiuso ai suoi minimi durante la notte. Inoltre, è abbastanza comune per l’oscillazione del mercato all’ingrosso di essere seguita da una seconda valutazione più calma il giorno dopo.
Inoltre, un’asta ragionevolmente solida di 2 miliardi di euro del governo olandese e due di obbligazioni a 25 anni ha contribuito ad alleviare un pò l’ansia per il debito sovrano.
I risultati aziendali
È una settimana molto impegnativa a livello mondiale per i risultati aziendali, sebbene inevitabilmente l’attenzione potrà essere centrata sui grandi gruppi statunitensi. L’ultimo ad aver fatto sperare bene è Texas Instruments, dopo aver fornito una previsione ottimista per i ricavi del secondo trimestre.
Poi c’è Apple. Il produttore di iPad non è il miglior barometro della domanda aggregata dei consumatori, ma resta per molti un indicatore importante della fiducia e della leadership del mercato. Come tale, i risultati di Apple dopo la campanella di chiusura di Wall Street saranno guardati con entusiasmo.
Dopo di che l’attenzione degli investitori si rivolgerà alla conclusione della riunione di politica monetaria della Federal Reserve, programmata per mercoledì. Nessuna variazione dei tassi principali è prevista, ma come è avvenuto da qualche tempo, il modo in cui il mercato interpreta ciò che il presidente Ben Bernanke ha da dire su qualsiasi potenziale iniezione di liquidità può impostare il tono dello scambio per le sessioni successive.
Gli indici azionari
All’inizio, oggi le compagnie esportatrici a Tokyo erano sotto pressione a causa di uno yen più forte, che aveva spinto indietro a Y81 il dollaro. Questo ha lasciato il Nikkei 225 giù dello 0,8%, un calo responsabile della gran parte della perdita dello 0,3% dell’FTSE Asia Pacific. Lo yen è sceso di nuovo - giù dello 0,1% a Y81.23 - dopo che Reuters ha riferito che la Banca del Giappone ha programmato una ulteriore iniezione di liquidità per venerdì.
A Sydney, i gruppi nel settore dei metalli lottavano seguendo le recenti deboli cifre economiche cinesi, ma una rilevazione positiva dell’inflazione ha rallegrato gli investitori, che hanno pensato che questo potrebbe incoraggiare un ulteriore alleggerimento monetario da parte della Reserve Bank of Australia. Il dollaro australiano è in flessione dello 0,4% a 1,0274 dollari dopo la notizia, ma l’ indice azionario S&P/ASX 200 ha aggiunto lo 0,2%.
A Hong Kong, l’indice Hang Seng è salito dello 0,3% dal momento che le quote di proprietà e gli istituti di credito continentali hanno trovato un certo supporto, mentre il Composite Shanghai si è concluso in maniera piatta.
La Corea del Sud non è riuscita a ottenere abbastanza spinta da un rimbalzo nella produzione di automobili nel primo trimestre, mentre l’indice Kospi ha perso lo 0,5%.
Interesse in crescita per l’oro
A causa della sua logica d’investimento (o per la mancanza di logica, secondo alcuni) lo slancio dell’oro e delle tecnolgie potrebbe trasportare un peso maggiore rispetto a molte altre materie prime, o valute. Ecco perché il grafico attuale ha un aspetto un pò pericoloso per coloro che hanno posizioni a lungo termine.
Dalla scorsa estate, l’oro ha visto due rally che non sono riusciti a rompere i picchi precedenti. Ora il basso di dicembre sembra essere minacciato, dal momento che la linea dei prezzi tende al ribasso verso il livello di supporto di 1.600 dollari.
L’oro è a 1.634 dollari a oncia troy, ben al di sotto della media mobile sia di 200 che di 50 giorni, a 1.698 dollari e 1.682 dollari rispettivamente.
Gli ultimi dati futures dal Comex mostrano un chiaro interesse nell’oro a un basso di dodici mesi, la Standard Bank nota: «La lunghezza speculativa netta rimane relativamente debole a 472.1 tonnellate (rispetto alla media 2011 di 671.3 tonnellate), che segnala una perdurante mancanza di fiducia».
È molto probabile che la fortuna a breve termine dell’oro sarà determinato mercoledì, quando la Fed renderà pubblica la sua decisione di politica monetaria.
Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The Financial Times.
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