Il punto di vista della GenZ sulla politica

Il punto di vista della GenZ sulla politica

di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

Ecco perché le parole di Barbero sulle donne e il film Titane premiato a Cannes sono due facce della stessa medaglia

Paolo Di Falco

27 ottobre 2021

Ecco perché le parole di Barbero sulle donne e il film Titane premiato a Cannes sono due facce della stessa medaglia

Cosa accomuna le parole di Barbero sulla condizione di emancipazione della donna moderna con Titane, il film premiato con la Palma d’oro durante il 74° Festival del cinema di Cannes? La superficialità nell’esplicitare dei concetti di fondo corretti

La polemica della settimana scorsa si è concentrata su una dichiarazione fatta dallo storico Alessandro Barbero in un’intervista alla Stampa in occasione della sua serie di lezioni “Donne nella storia: il coraggio di rompere le regole” in cui lo storico Barbero si è soffermato sui profili di Madre Teresa di Calcutta, Caterina di Russia e Nilde Iotti. Nello specifico, a una domanda della giornalista sul perché le donne “faticano tanto non solo ad arrivare al potere, ma anche ad avere pari retribuzione o fare carriera”, lo storico ha risposto dicendo che: “Premesso che io sono uno storico, e quindi che il mio compito è quello di indagare il passato, e non il presente e il futuro, posso rispondere da cittadino che si interroga sul tema. Di fronte all’enorme cambiamento di costumi degli ultimi cinquant’anni, viene da chiedersi come mai non si sia più avanti in questa direzione”, spiega Barbero.

“Ci sono donne chirurgo, altre ingegnere e via citando, ma a livello generale siamo lontani da una effettiva parità in campo professionale – continua – Rischio di dire una cosa impopolare, ma vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che in media le donne manchino di quella aggressività, spavalderia, sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi? Credo sia interessante rispondere a questa domanda. Non ci si deve scandalizzare per questa ipotesi, nella vita quotidiana si rimarcano spesso differenze tra i sessi. E c’è chi dice: ‘Se più donne facessero politica, la politica sarebbe migliore’. Ecco, secondo me, proprio per questa diversità tra i due generi”.

Adesso, sul fatto che lo storico Barbero abbia sbagliato la causa del perché le donne fatichino ad affermarsi non c’è alcun dubbio: basti pensare alle tante filosofe, pensatrici, attiviste che durante tutti questi anni hanno lottato per rompere “quelle famose regole” dettate da un maschilismo imperante di cui lui stesso ha parlato durante le sue conferenze e, sicuramente, piuttosto di “differenza strutturale” tra i due sessi sarebbe stato molto più logico parlare semmai di “condizioni storiche” che per forza di causa maggiore, anche qui dettate da un sessismo di fondo, hanno reso l’affermazione delle donne all’interno della sfera sociale molto complicata e difficile.

Se su questo non c’è alcun dubbio però, far passare lo storico per un’antifemminista incallito mi sembra sia del tutto inappropriato così come la richiesta abbastanza insensata del deputato di Italia Viva, Michele Anzaldi, di rimuoverlo da tutte le trasmissioni televisive. Tra le altre cose, durante questi giorni, sono piombate sul professore Barbero una miriade di insulti, accuse mosse anche da chi si proclama femminista solo perché va di moda, da chi non ne comprende neanche il significato e da chi, oltre a non avere un’idea della storia e dei contesti socioculturali differenti, cancellerebbe con un tasto opere e personaggi di una certa importanza accusandoli di sessismo.

Cos’è il femminismo?

Iniziamo innanzitutto con definire cosa voglia dire il termine femminismo considerando la tanta confusione che regna sovrana. Maschilismo e Femminismo non sono gli opposti, in che senso? Partiamo dal maschilismo e soprattutto facciamolo partendo dai vocabolari che, oggi, andrebbero consultati di più. La Treccani lo indica come: “Termine usato per indicare polemicamente l’adesione a quei comportamenti e atteggiamenti (personali, sociali, culturali) con cui i maschi in genere, o alcuni di essi, esprimerebbero la convinzione di una propria superiorità nei confronti delle donne sul piano intellettuale, psicologico, biologico, ecc. e intenderebbero così giustificare la posizione di privilegio da loro occupata nella società e nella storia”.

Per maschilismo si intende quindi quell’atteggiamento, che genera comportamenti diversi nei vari contesti, basato sulla convinzione che gli uomini siano superiori alle donne e, di conseguenza, nella gerarchia quest’ultime si collocano inevitabilmente sotto. Il femminismo, invece, non ha assolutamente l’obiettivo di affermare una superiorità delle donne ma bensì l’uguaglianza dei sessi che è un concetto molto differente. Il femminismo infatti non può essere inquadrato sotto una lente specifica in quanto in base al contesto storico, geografico e al quadro sociale si è sviluppato attraverso forme e parole del tutto diverse tra loro però, possiamo sicuramente dire che è nato da una semplice constatazione della realtà: nascere donne invece che uomini, un po’ in tutti i contesti storici e se ci pensiamo anche oggi con le dovute differenze tra occidente e oriente, significa trovarsi in partenza con una posizione di svantaggio e di difficoltà. Per riassumere, potremmo dire che il femminismo nasce come una reazione al maschilismo.

Iniziamo a cancellare tutti i misogini della storia, da Platone e Nietzsche?

Alla luce di questo vanno anche guardati i diversi contesti storici, prendiamo per esempio l’antica Grecia. Per gli antichi greci, i fondatori della civiltà, le donne di casa stavano sempre tre passi dietro l’uomo. Basti pensare che le fanciulle, oltre a non ricevere nella grande maggioranza dei casi alcuna educazione, potevano essere vendute come schiave, le mogli stavano “al telaio e al focolare”. All’interno di questo contesto troviamo anche Aristotele che sosteneva che l’uomo comanda e la donna è comandata perché, per natura, è più debole e meno intelligente. Oppure pensiamo a Platone per cui le gentili signore dovevano essere proprietà comune, animali da piacere sessuale e da riproduzione anche se la sua posizione è un po’ ambigua perché: da un lato nella “Politeia” ipotizza che le donne possano fare i medici e i guardiani della Costituzione ma, in altre opere viene fuori di netto la discriminazione e la subalternità femminile.

Andiamo avanti nel tempo? Martin Lutero, 1533: «Le bambine cominciano a parlare e a camminare prima dei maschi, perché l’erba cattiva cresce sempre più in fretta del buon raccolto» oppure passiamo allo scrittore di una delle tragedie d’amore più letta della storia, William Shakespeare, ovvero 1594, che pensava: «La mente dell’uomo è di marmo, quella della donna di cera». Passiamo poi alla filosofia con Friedrich Nietzsche, 1883: «L’ uomo deve essere addestrato alla guerra, la donna al riposo del guerriero: tutto il resto è stupidità...». Potremmo continuare a fare infiniti esempi, il concetto di fondo è che ognuna di queste figure molto importanti per il pensiero e la letteratura sono e restano figli del loro tempo, figli del loro contesto socioculturale.

Oggi, probabilmente, la penserebbero in modo diametralmente opposto vivendo nella nostra epoca così come, la stessa nostra lingua sarebbe del tutto diversa. Se ci pensate anche in campo linguistico c’è discriminazione sessuale: le vocali più elementari sono femminili, le consonanti invece maschili; la forma attiva del verbo è maschile, la forma passiva invece femminile. Allora, è il caso di mutare tutte le lingue e di inventarne delle nuove?

Gli estremi non sono mai un’ottima soluzione: Titane e il femminismo

A prescindere dalla situazione bisogna comunque sottolineare come ogni forma di estremismo non è mai la soluzione ideale e questo vale anche per questo caso. Se alla degenerazione del maschilismo abbiamo già assistito nei diversi secoli di storia, a volte il femminismo può portare a delle interpretazioni radicali che nulla hanno a che vedere con il significato e l’obiettivo originario del termine. È il caso evidente dell’ultimo film vincitore della Palma d’oro al 74° Festival del cinema di Cannes, ovvero Titane secondo film della regista e sceneggiatrice Julia Ducournau. Qui la scelta del titolo legata alla resistenza del titanio diviene metafora di forza e modernità. Due connotazioni che la regista francese intende associare alla nuova consapevolezza che caratterizza i movimenti femministi e LGBTQI.

Fin qui, nulla di strano ma, come abbiamo già visto attraverso le parole di Barbero, per quanto il concetto alla base possa essere giusto resta di vitale importanza esplicitarlo nella maniera giusta per evitare di dare vita a interpretazioni fuorvianti ed ambigue. Fatto sta che questo concetto viene tradotto all’interno del film, sostanzialmente, in atti d’amore praticati con delle macchine, sì propriamente delle autovetture, e una serie di omicidi senza fine. E qui, in sintesi, per la regista l’immaginario dei motori in quanto in genere è prerogativa d’interesse quasi maschile, può diventare una metafora importante: per la regista scegliere un rapporto consensuale tra una donna e una vettura è un modo per eliminare il patriarcato. Così come quella serie di omicidi inspiegabili servono a rivendicare in qualche modo il diritto delle donne di essere serial killer. La stessa, intervistata da Deadline ha sottolineato come sia inaccettabile che nel dibattito pubblico sui delitti si tenda a dare per scontato che la donna sia la vittima e non la carnefice.

Quest’esempio lampante è forse la metafora migliore dopo le parole di Barbero per farci capire come, troppe volte, si rischia di affrontare tematiche complesse con troppa superficialità e di “scadere” o in interpretazioni errate o in interpretazioni che vanno di moda e proprio per queste vengono riproposte senza alla base alcuna motivazione o argomentazione logica. Tematiche come quella del Gender Gap o del femminismo moderno non sono tematiche a cui dedicare giusto qualche parola perché, si sa, nel 2021 è un argomento che va di moda. In realtà sono tematiche che vanno affrontate partendo da un certo bagaglio di conoscenze più che competenze e che poi si vanno a esplicitare in ragioni e cause concrete che, naturalmente, non mirano mai a estremizzare i concetti per rincorrere gli hashtag del periodo. Come in ogni cosa, prima di parlare di qualche argomento o muovere critiche, basterebbe semplicemente, parafrasando il ciclo di conferenze del prof. Barbero, “avere il coraggio” di approfondire.

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Marta De Vivo

Classe 2001, blogger e appassionata di politica

Paolo Di Falco

18 anni, di Siracusa. Ho creato La Politica Del Popolo, un sito di news gestito da giovani.

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