C’è un gruppo di investitori guidato da un personaggio che gravita attorno a uno dei volti dell’NBA degli ultimi 20 anni che sarebbe pronto a raccogliere una cifra enorme per i comuni mortali con l’obiettivo di lanciare una lega parallela, in competizione con la National Basketball Association.
Detta così sembra quasi una provocazione, eppure l’indiscrezione circola in ambienti americani ed è stata riportata anche da un gigante dell’informazione economico-finanziaria come Bloomberg.
A seguire poi sono arrivate altre fonti autorevoli, come ad esempio Nbc Sports, che hanno fornito ulteriori dettagli di quello che a oggi appare come un progetto molto ambizioso, i cui orizzonti non sono ancora completamente delineati. Tanto basta però per stuzzicare discorsi e dibattiti alla ricerca di parallelismi in un passato più o meno recente.
5 miliardi di dollari per 12 squadre
Come detto sulla parte economica di avviamento dell’intera operazione è Bloomberg a fornire i maggiori dettagli. Secondo la prestigiosa testata infatti ci sarebbe un gruppo di investitori convinto di poter raccogliere 5 miliardi di dollari per dare avvio alla loro lega privata. Alla guida di questo gruppo di sarebbe Maverick Carter, amico di lunga data e socio in affari di LeBron James che però non è coinvolto direttamente o anche solo indirettamente in questa operazione. Anche perché sarebbe come minimo singolare vedere James coinvolto in un’operazione «contro» la NBA. Almeno inizialmente questa lega sarebbe composta da sei squadre maschili e sei femminili che giocherebbero in un formato di evento simile a quanto si vede nel golf o nel tennis. Le squadre viaggerebbero infatti in otto diverse città in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti, trascorrendo due settimane in ciascuna di esse per giocare le partite.
Il progetto è intrigante e presenta sicuramente degli elementi che incuriosiscono molto. I dubbi però sono altrettanto evidenti. A partire da quelli relativi ai giocatori che andrebbero a comporre le squadre. Quanti e quali giocatori uscirebbero, per ipotesi, dall’NBA attuale per aderire a questo nuovo format? Da un punto di vista puramente economico la lega americana scoppia di salute in questo momento, con i contratti dei diritti televisivi che crescono continuamente nel loro valore e permettono all’NBA di alzare il salary cap con conseguenti contratti sempre più ricchi per i giocatori, dalle superstar fino ai giocatori di contorno dei singoli roster. Potrebbero esserci più possibilità di attrazione per le giocatrici della WNBA, anche se pure la lega femminile di basket vive una fase di nuova espansione. Insomma, trovare giocatori che possano rendere interessante da subito la nuova lega sembra impresa complicata.
La frattura tra FIBA ed Eurolega
Provando a trovare qualche possibile paragone con le indiscrezioni americane si potrebbe pensare a quanto accaduto tra fine anni ’90 e inizio ’2000 tra FIBA ed Eurolega, con una frattura che ancora oggi fa sentire le proprie conseguenze sui calendari soprattutto delle squadre nazionali. Nell’estate del 2000 la ULEB, Unione delle leghe europee di pallacanestro nata nel 1991 unendo i rappresentanti dei campionati italiano, francese e spagnolo ma poi cresciuta e rafforzatasi con l’ingresso di altre 13 partecipanti, rompe i rapporti con la FIBA e fonda una nuova competizione privata con totale controllo dei diritti televisivi e di marketing. Da subito la nuova Eurolega si caratterizza come una lega privata semichiusa e non meritocratica che seleziona le sue partecipanti attraverso un sistema di licenze pluriennali offerte alle squadre europee più solide a livello economico e forti dei migliori progetti e delle migliori infrastrutture. Insomma, il meglio del meglio del basket europeo.
A oggi sono 13 le squadre «azioniste» dell’Eurolega, con l’Olimpia Milano a rappresentare l’Italia e la Virtus Bologna che nelle ultime stagioni ha usufruito di una delle wild card messe a disposizione dall’Eurolega. Guardando solo ai numeri economici dell’operazione Eurolega si può dire che il distacco dalla FIBA abbia portato benefici ai partecipanti. Chiaro che i sostenitori dell’accesso alle competizioni per meritocrazia non possano essere d’accordo con il modello proposto dall’Eurolega, è altrettanto indubbio che lo spettacolo garantito sia dalla fase a campionato che dai playoff e dalla Final Four del torneo probabilmente non ha paragoni per il basket del continente europeo.