La forza del dollaro statunitense è piuttosto evidente negli ultimi due giorni tanto che il cambio euro/dollaro, dai top di lunedì di 1,4079, è sceso fino a 1,3770 questa mattina (un calo superiore al 2%). L’euro non riesce a rimbalzare con forza sia per motivi tecnici (per la presenza di molte resistenze sia statiche che dinamiche) che fondamentali (dal Belgo non arrivano buone notizie sullo stato di salute delle maggiori banche del Paese). Intanto, il dato sulla massa monetaria M3 in Europa, pubblicato dalla BCE, ha evidenziato a settembre un incremento dell’1% su base annuale. Il dato è stato inferiore alle attese degli analisti che si aspettavano una crescita dell’1,3%. Moody’s, invece, ha confermato il suo outlook negativo sulle banche italiane che secondo l’agenzia di rating non dispongono di sufficienti riserve patrimoniali in caso di nuove crisi finanziarie. L’euro/dollaro resta in area 1,38 ma non lontano dal supporto di 1,3770. Se dovesse perdere questi livelli, il successivo target diventerebbe 1,37 che rappresenta un’area molto critica sulla quale è possibile un punto di svolta sia in positivo (rimbalzone) che negativo (inizio trend riassista più robusto).
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