Il recupero di Wall Street dai minimi intraday (e con successiva chiusura leggermente negativa) è stato fondamentale per ridare un pizzico di fiducia ai mercati, scossi dall’andamento molto negativo delle Borse europee (con perdite comprese tra il 3% e il 4%). Il sentiment nella giornata di ieri è stato negativo per gran parte della seduta, tanto che sul mercato valutario sono tornate a farsi sentire con forza le vendite sulle valute high-yield (Aud/Usd in area 0,8060, Gbp/Usd in area 1,4260, Eur/Jpy in area 108,80 ai minimi da otto anni e mezzo) e l’Euro/Dollaro si è portato fino a 1,2178 prima di un buon rimbalzo fino in area 1,2390. La forte volatilità crea i presupposti per discese molto ripide ma contestualmente diventano frequenti rimbalzi tecnici consistenti e ciò non fa altro che aggiungere confusione su un mercato che in questo momento ha soltanto bisogno di tornare alla “normalità”. I governi europei sembrano decisi a confermare i loro dolorosi piani di austerità che comporteranno numerosi sacrifici per i prossimi anni e un più che probabile nuovo rallentamento economico. E’ per questo motivo che per l’Euro potrebbe farsi strada l’ipotesi di un trend ribassista di lungo periodo piuttosto che la disintegrazione della divisa come prevedono alcuni economisti tra i più pessimisti in circolazione.
Ma se per l’Euro le cose non si mettono bene, non penso che la Sterlina sia in una condizione migliore a causa di fondamentali forse anche peggiori dell’Eurozona. Seguirei sempre il cambio Gbp/Usd che al momento è inchiodato in un box molto ampio (che permette di acquistare sui supporti e vendere sulle resistenze con rischi contenuti). Tuttavia, la fuoriuscita da questo box (probabilmente al ribasso) dovrebbe innescare un nuovo robusto movimento direzionale.
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