Al principio furono i PIGS: paesi europei con i conti in disordine ad alto rischio di fallimento.
E’ a partire dalle difficoltà di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna che il termine Downgrade ha cominciato a diventare familiare per tutta la popolazione europea.
Poi i PIGS sono diventati PIIGS, con l’Italia a rafforzare le fila degli ultimi della classe e le agenzie di rating a mazzare anche la credibilità finanziare del nostro paese a colpi di downgrade.
Il rating è (o cerca di essere) una misura, nello specifico la misura dell’affidabilità di un debitore, nel nostro caso gli stati.
Il punteggio di rating si esprime con formule leggermente diverse* da un’agenzia all’altra. Nel complesso comunque, il punteggio va dalla «tripla A» (AAA) a D (debitore fallito/insolvente).
In una situazione normale ci sono paesi con AAA (gli USA in primis ed alcuni paesi europei), un gruppo di paesi con AA, e via dicendo venendo a formare un panorama piuttosto uniforme di stati molto affidabili, abbastanza affidabili, poco affidabili e cotti.
Ora, alla luce dell’andamento dei rating negli ultimi mesi, siamo in una situazione in cui il rischio oggettivo è di avere un mondo senza debitori molto affidabili visto che i PIIGS sono ormai in piedi solo grazie a sostegni esterni e piani di risanamento attuabili solo sulla carta ma soprattutto i titoli da sempre ritenuti iper-sicuri, come quelli di USA, Germania e Francia iniziano a subire le prime avvisaglie di possibili futuri downgrade.
E’ chiaro che in un mondo senza debitori AAA l’unica informazione che il rating può dare all’investitore è: non esistono porti sicuri, scegli pure tra BTP, BUND o una puntatina a Las Vegas ed incrocia le dita.
Inoltre i rating stanno cambiando troppo in fretta: se la crisi è un fatto relativamente recente (mediaticamente) è anche vero che i conti degli stati si fanno nell’arco di anni, non mesi e settimane, e la situazione dei conti pubblici Italiana attuale, per fare un esempio, non è poi così diversa dal 2007 o dal 2005, non almeno abbastanza da giustificare certi giudizi.
In questo contesto il rating non è più una misura, se mai lo è stata, ma semplicemente uno strumento di pressione economica e quindi politica. Sarebbe opportuno che tutti tenessimo conto di questo nel momento in cui dobbiamo valutare un investimento o l’opportunità di sostenere o meno delle manovre di recupero del rating del nostro governo di «tecnici».
* per esempio S&P e Moody’s esprimono il rating con i punteggi:
Standard & Poor’s
- AAA Elevata capacità di ripagare il debito
- AA Alta capacità di pagare il debito
- A Solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse
- BBB Adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare
- BB, B Debito prevalentemente speculativo
- CCC, CC Debito altamente speculativo
- D Società insolvente
Moody’s
- Aaa Livello minimo di rischio
- Aa Debito di alta qualità
- A Debito di buona qualità ma soggetto a rischio futuro
- Baa Grado di protezione medio
- Ba Debito con un certo rischio speculativo
- B Debito con bassa probabilità di ripagamento
- Caa, Ca, Investimento ad alto rischio
- C, Realistico pericolo di insolvenza
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