Dieselgate: si espande lo scandalo Volkswagen. Altri Paesi coinvolti nella truffa

Continua lo scandalo Volkswagen, che non sembra chiudersi con la sola Germania. I Paesi coinvolti infatti sono molti di più di quelli che si pensava all’inizio.

Dieselgate: si espande lo scandalo Volkswagen. Altri Paesi coinvolti nella truffa

La Commissione Europea, dopo aver svolto delle indagini, sembra aver scoperto che non solo la Germania è coinvolta nello scandalo Dieselgate, ma anche molti altri Paesi falsificavano i dati per truccare le emissioni.
L’accusa è quella di aver truccato i software che analizzavano le emissioni di CO2, riuscendo a restituire dei dati molti inferiori alla norma o non aver preso provvedimenti sul noto marchio.

In un primo momento si pensava che la manomissione riguardasse solo la Germania, ma ad oggi sono altri sei i Paesi che sembrano aver utilizzato lo stesso stratagemma.
La Commissione d’inchiesta UE ha aperto un’inchiesta che mette sotto accusa anche altri Paesi europei.

Ecco chi sono i sei Paesi invischiati nello scandalo Dieselgate e cosa rischiano a questo punto dell’inchiesta.

Diselgate si allarga l’inchiesta: altri sei Paesi sotto accusa

Non solo la Germania sembra essere andata contro le rigide regole dell’emissione si CO2, ma anche ben altri 6 Paesi europei hanno manomesso i dispositivi per essere in regola.

Anche Gran Bretagna, Lussemburgo, Spagna, Grecia, Lituania e Repubblica Ceca sono infatti coinvolte nell’inchiesta europea e sembrano aver manomesso software e dispositivi per riuscire a truccare i dati.
L’imputazione è quella di non aver imposto a Volkswagen le stesse restrizioni che sono state adottate negli Stati Uniti.

Altra accusa è di non aver messo a parte delle irregolarità riscontrare negli anni precedenti e di non aver comunicato all’Unione Europea le irregolarità sulle emissioni.
In una dichiarazione si legge infatti che le autorità nazionali nell’Unione devono garantire che i produttori di automobili siano rispettosi della Legge.

Per Repubblica Ceca, Lituania e Grecia le sanzioni invece potrebbero essere ancora peggiori, dal momento che l’accusa è più grave. In questo caso non sono neanche state introdotte delle norme che sanzionassero i prodotti non a norma.

I Paesi sopra citati avranno 2 mesi di tempo per rispondere alle accuse, scaduto questo periodo dovranno rispondere delle irregolarità. Nel caso in cui non avessero una solida documentazione per spiegare le irregolarità si arriverebbe alla Corte del Lussemburgo.

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