Il testo del Def: il governo rivede il deficit, crescita del Pil all’1,5% nel 2019

Deficit al 2,4% nel 2019 ma poi scenderà fino all’1,8% nel 2021. Nel Def confermate tutte le riforme a partire dal Reddito di Cittadinanza e dalla Quota 100.

Il testo del Def: il governo rivede il deficit, crescita del Pil all'1,5% nel 2019

Il governo aggiusta il tiro e dai “me ne frego” (Salvini) e i “non arretriamo di un millimetro” (Di Maio), sceglie invece di importarsene e di fare un passo indietro viste le turbolenze dei Mercati dei giorni scorsi.

Dopo il primo via libera arrivato nel Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, il governo ha confermato che nella nota di aggiornamento al Def per il 2019 il rapporto tra deficit e Pil rimarrà al 2,4%, ma scenderà invece al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021.

Nessuna grossa novità invece per quanto riguarda le riforme che saranno inserite nella legge di Bilancio: oltre al Reddito di Cittadinanza, la Quota 100 per le pensioni e un abbozzo di Flat Tax solo per le partite Iva fino ai 65.000 euro, sono previsti fondi anche per un piano straordinario di assunzioni nelle Forze dell’Ordine e una mini-Ires per gli utili che saranno reinvestiti in azienda per assunzioni e macchinari.

I numeri nel Def

Dopo quasi una settimana fermo ai box di Palazzo Tesoro, il Def della discordia è stato inviato alle Camere. Dopo le esultanze sul balcone e le bandiere di venerdì scorso, adesso il governo si è affidato a una più tradizionale conferenza stampa per annunciare cosa ci sarà nel documento.

Come ben noto, dopo una lunga trattativa era stato deciso di adottare un deficit al 2,4% per il triennio 2019-2021. Nonostante la volontà dei due partiti della maggioranza di non cambiare una virgola, alla fine il governo ha optato per una parziale marcia indietro: confermato nel 2019 il deficit al 2,4%, mentre scenderà al 2,1% al 2020 e all’1,8% nel 2021.

Per quanto riguarda la crescita del Pil, altro parametro fondamentale insieme a quello del deficit, la stima del governo perla dell’1,5% nel 2019, 1,6% nel 2020 e 1,4% nel 2021.

Rinviato il pareggio di bilancio, che nella prima stesura del Def era previsto per il 2020, mentre c’è un peggioramento per quanto riguarda il disavanzo strutturale: invece di migliorare, si passerà dallo 0,9% di quest’anno all’1,7% per il 2019, dato che poi dovrebbe rimanere stabile anche nei due anni seguenti.

Per quanto riguarda le clausole di salvaguardia pendenti, che farebbero scattare un aumento dell’Iva, verranno completamente sterilizzate quelle del 2019 e parzialmente quelle del 2020 e 2021.

Testo Def 2018
Il testo della nota di aggiornamento al Def 2018

Le riforme

Quella del deficit sarà una forzatura quindi soltanto iniziale, che però andrà a garantire l’avvio delle principali riforme promesse dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle e poi inserite nel loro contratto di governo scritto a quattro mani.

Per il Reddito di Cittadinanza dei 5 Stelle saranno in totale 10 i miliardi (8 secondo Salvini) a disposizione: 9 per gli assegni considerando con ogni probabilità anche i 2,6 miliardi attualmente previsti per il Reddito di Inclusione che così verrebbe inglobato, mentre 1 miliardo sarà per i centri per l’impiego.

Per le richieste invece della Lega ci saranno 7 miliardi per la Quota 100 in materia previdenziale e 2 per un inizio di Flat Tax, che in pratica sarà una estensione del regime forfettario del 15% per le partite Iva fino ai 65.000 euro.

Altre misure annunciate sono poi la mini-Ires sugli utili reinvestiti in azienda per assunzioni e macchinari, insieme a 1 miliardo che invece sarà destinato a un piano straordinario per 10.000 assunzioni nelle Forze dell’Ordine.

Il ministro della Salute Giulia Grillo ha poi annunciato che più di 1 miliardo andrà a rimpinguare le casse del Fondo Sanitario Nazionale, mentre 1 miliardo e mezzo dovrebbe essere riservato ai truffati delle Banche.

Conte: “Manovra seria, responsabile e coraggiosa”

Stiamo rispettando l’impegno preannunciato: è una Manovra seria, responsabile e coraggiosa. Il nostro Paese ha bisogno di una forte crescita”. Sono state queste le parole con cui il premier Giuseppe Conte ha commentato il Def.

Dopo le voci che erano iniziate a circolare, il governo ha quindi confermato la retromarcia sul deficit per quanto riguarda il 2020 e il 2021, con il rapporto debito/Pil che secondo Conte scenderà “dall’attuale 130,9% a sotto il 130% nel 2019 e al 126,5% nel 2021”.

Al momento però ancora mancano le stime del governo per il prossimo triennio in merito alla crescita e all’inflazione, parametri questi essenziali per capire la bontà dei numeri snocciolati dal premier.

Con queste misure - ha sottolineato Conte - abbiamo previsto che anche il tasso di disoccupazione tenderà a scendere nelle nostre previsioni, attestandosi ragionevolmente intorno all’8% se non al 7% nel triennio”.

Oltre al ricorso all’aumento del deficit, resta da capire ora quali saranno le altre coperture necessarie. Ci dovrebbero essere la Pace Fiscale formato condono e delle sforbiciate ai vari sprechi, ma a questo punto appare scontata anche una clausola di salvaguardia sulla spesa nel caso non vengano raggiunti gli obiettivi di crescita preposti.

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