Decreto Dignità e vitalizi, la Lega frena i provvedimenti dei 5 Stelle

Rallentamenti per i vitalizi e il Decreto Dignità: sui due provvedimenti targati Movimento 5 Stelle la Lega si sta mettendo di traverso?

Decreto Dignità e vitalizi, la Lega frena i provvedimenti dei 5 Stelle

Fatica più del previsto a prendere slancio il governo Conte che, nonostante le buone intenzioni, finora di concreto ha prodotto ben poco con le due Aule del Parlamento ancora di fatto inoperose.

Il Movimento 5 Stelle da settimane sta provando a rompere questa impasse, proponendo prima con il Presidente della Camera Roberto Fico il taglio dei vitalizi e poi, con il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, presentando il Decreto Dignità.

Due proposte quelle dei pentastellati che nelle intenzioni sarebbero dovute procedere spedite verso una rapida approvazione, visto che incombe la pausa di agosto, ma che invece stanno trovando dei rallentamenti a causa delle titubanze da parte della Lega.

Tra vitalizi e il Decreto Dignità

Sul Blog delle Stelle Luigi Di Maio nelle scorse ore è stato perentorio “segnatevi questa data: giovedì 12 luglio, il giorno in cui morì il vitalizio”. Anche se gli assegni per gli ex parlamentari verranno sforbiciati e non aboliti, il ministro pare ormai sicuro di poter portare a casa il primo risultato per il suo partito.

Il tutto è frutto della delibera del Presidente della Camera Roberto Fico e, al momento, riguarderà soltanto gli ex deputati in attesa di capire come si muoverà a riguardo il Senato, dove la Presidente Casellati ha invece espresso più di un dubbio sui tagli.

Nonostante il ricalcolo dei vitalizi fosse nel programma di governo, nelle ultime ore si parla di frizioni con la Lega che potrebbe addirittura non votare la delibera alla Camera. Non rimane quindi che aspettare la votazione di domani a Montecitorio, ma alla fine non dovrebbero esserci sorprese.

Più delicata invece è la questione riguardante il Decreto Dignità. Ad oggi ancora non è stato presentato il testo ufficiale, con le votazioni che inizieranno soltanto il 24 luglio partendo dalla Camera e non dal Senato come ipotizzato in un primo momento.

A Palazzo Madama infatti il governo può contare su una maggioranza più risicata, quindi meglio non correre rischi di imboscate e iniziare dalla Camera dove invece i numeri sono ben più ampi.

Anche qui infatti la Lega avrebbe più di un dubbio, palesato anche in maniera esplicita, sul Decreto Dignità. Oltre alla verifica sulla fattibilità economica del giro di vite alla pubblicità al gioco d’azzardo, l’altro pomo della discordia è la stretta sui contratti a termine e la non reintroduzione dei voucher per l’agricoltura e il turismo.

Forza Italia da giorni sta guidando il malcontento dei piccoli imprenditori del Nord a riguardo, con il carroccio che è tutto meno che insensibile a queste rimostranze. Come ipotizzato da Salvini, al momento non sarebbe da escludere un tentativo di modificare il decreto.

La dicotomia del governo Conte

Queste frizioni che stanno rallentando l’operato del governo Conte sono frutto di una problematica di base: Lega e Movimento 5 Stelle sono due partiti diversi tra di loro, in lotta per essere il primo partito del paese e uniti soltanto dalla voglia di governare.

Il carroccio quindi è ben attento a non far prendere troppo slancio e visibilità agli esponenti pentastellati e viceversa, per una sorta di “stallo alla messicana” dove nessuno dei protagonisti vuole abbassare la pistola puntata verso l’altro.

Il risultato è che in queste prime settimane più che il governo del “cambiamento” questo è stato il governo del “a titolo personale”, dove ogni uscita di un componente veniva poi bollata come opinione personale e non del governo.

Un immobilismo questo che fa più bene alla Lega che ai 5 Stelle, visto che Salvini è sempre più in crescita nei sondaggi e può in pratica contare sempre sulla seconda opzione del centrodestra: se dovesse cadere il governo, lui vincerebbe le elezioni seguenti assieme a Berlusconi e alla Meloni.

Senza una decisa accelerata in autunno sul programma di governo questo esecutivo è destinato a non andare lontano, con tanti saluti all’idea di dar vita a una Terza Repubblica che lascerebbe spazio soltanto a un grande rimpianto.

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