Le nuove politiche di Austerity entrate tra i programmi politici europei ed internazionali, pongono come obbiettivo, oltre ad una razionalizzazione della spesa pubblica finalizzata all’efficienza, l’abbattimento massiccio del debito pubblico.
Va ribadito altresì che l’autofinanziamento statale non si è posto nel tempo un’autoregolamentazione, scaturendo in epoca odierna un ammontare di debito del quale è difficile pensare a questo punto, di riuscire un giorno a risanare.
L’imponente mole del debito pubblico internazionale
Le cifre parlano chiaro,il più imponente debito pubblico è detenuto dalla prima economia del pianeta, gli Stati Uniti, il quale ammonta a 16mila miliardi di dollari.
Per essere precisi, la cifra esatta andrebbe aggiornata al ritmo di 3,5-4 miliardi al giorno, che momentaneamente è di 16.190.979.268.766,67 di dollari.
A seguire il Giappone, la terza economia del pianeta, che ha un debito superiore ai 10mila miliardi di dollari (più del doppio rispetto al Pil), dato che potrebbe portare il Giappone in un ciclo recessivo nel prossimo periodo.
L’Italia momentaneamente l’ottava economia del mondo, incalzata da India, Canada e Russia, vanta un debito che ha ormai raggiunto la soglia dei 2mila miliardi di euro (oltre 2.500 miliardi di dollari al cambio attuale euro/dollaro 1,28) che, in prospettiva (considerate le stime calanti del Prodotto interno lordo nel 2012) dovrebbe attestarsi al 126% del Pil.
L’indebitamento è l’unico modo di affermare la propria economia
L’indebitamento è stato negli anni l’unico modo per gli stati di poter imporre la propria economia nel mondo.
Lo dimostra il fatto che in base al posizionamento nella classifica del debito, per lo meno per i primi 20 paesi, è possibile trovare una particolare correlazione tra debito e livello di potenza economica. Come a dire che, soltanto con qualche eccezione, gli Stati più forti sono anche i più indebitati.
A giudicare dalle prospettive sull’andamento dell’economia nei prossimi anni, tra Fiscal Cliff negli Stati Uniti e le prospettive Europee della Cancelliera Angela Merkel, su un possibile perdurare della crisi per almeno altri 5 anni, è ragionevole ipotizzare un ulteriore innalzamento del livello di indebitamento medio degli stati sovrani.
Questa ipotesi ci spinge difatti sempre più in una situazione ingestibile, come è possibile apprendere da un report dell’agenzia di rating Standard and Poor’s (Global Aging 2010: An Irreversible Truth) secondo cui nel 2060 il 60% dei Paesi andrà in bancarotta.
Fra meno di 50 anni gli Stati Uniti dovrebbero veder crescere il proprio debito al 415% del Pil (rispetto all’attuale 140%).
Banca Figest: come poter minimizzare la crisi del debito
Nel tentativo di poter realmente trovare una via d’uscita, si esprime Tommaso Federici, responsabile gestioni della Banca Figest:
«I debiti non verranno mai ripagati, la questione cruciale è fare in modo che siano sostenibili. Innanzitutto occorre cambiarne la traiettoria, in teoria semplicemente riducendone lo stock in relazione al Pil con politiche economiche adeguate.
Da una parte con il consolidamento fiscale: riduzione del fabbisogno annuo e come deciso per i Paesi dell’eurozona, con bilancio pubblico in pareggio. Allo stesso tempo con una politica monetaria accomodante come nei casi inglese, statunitense e giapponese dove letteralmente si monetizza il debito. Ma anche in maniera meno diretta consentendo un’inflazione superiore ai tassi nominali che i governi pagano sul debito.
In sintesi, la politica monetaria deve in questo frangente innanzitutto scongiurare il rischio deflazionistico che porterebbe all’insostenibilità del debito nel medio termine. Purtroppo i debiti continueranno ad essere da freno per la crescita, ma la paura dei mercati riguardo il problema di debiti pubblici è sovrastimato. Tutte le istituzioni mondiali e nazionali stanno lavorando su questa questione più di ogni altra».
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