Crisi di Governo, perché lo spread non è schizzato? La spiegazione

Martino Grassi

16 Gennaio 2021 - 12:38

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Con l’attuale crisi di Governo perché lo spread non è schizzato alle stelle? La spiegazione di Giancarlo Marcotti.

L’Italia si trova a dover affrontare una nuova crisi di Governo dopo le mosse di Renzi. Adesso si prospettano delle giornate decisive durante le quali il premier Conte dovrà chiedere nuovamente la fiducia a Camera e Senato, e con la possibilità di tornare alle urne, un’opzione che però non sembra piacere ai politici.

Ma perché la crisi di Governo non ha fatto schizzare alle stelle spread? Giancarlo Marcotti, il direttore responsabile di Finanza in Chiaro, nel corso di un’intervista per Money.it, spiega il motivo per cui non ci sono state ripercussioni sull’economia e sull’acquisto dei titoli di Stato.

Crisi di Governo, perché lo spread non è schizzato?

Attualmente, “lo spread è su livelli bassissimi, ma io lo ribadisco ancora, anche se può sembrare una cosa che può sorprendere”, spiega Marcotti, nel pensiero comune infatti, questo indicatore è visto come un segnale d’allarme per quello che riguarda la nostra economia, “cioè se lo spread aumenta è perché la nostra economia non va bene e se lo spread diminuisci è perché la nostra economia va bene, nulla di più falso.

Lo spread infatti, viene quasi interamente gestito dalle banche centrali, e proprio per questo motivo non può essere utilizzato come indicatore dell’economia, “perché è ovvio che i titoli del debito pubblico, che vengono emessi praticamente da tutti gli Stati Europei, sono acquistati quasi esclusivamente dalle banche centrali, quindi se vengono acquistati dalle banche centrali è chiaro che lo spread è basso”.

In sostanza dunque, questi titoli sono comprati dalle banche centrali, e dunque sono proprio questi istituti a determinare il valore dello spread. “Se le banche centrali non intervenissero sul mercato, e quindi se tutti i titoli del debito pubblico fossero acquistati direttamente dagli investitori”, in quel caso lo spread potrebbe essere un indicatore dell’andamento dell’economia, dal momento che, precisa Marcotti:

“Lì è il mercato vero che acquista o meno i titoli dello Stato e che quindi vuole rendimenti superiori dove gli conviene rischiare di più, ma quando lo comprano le banche centrali lo spread non è significativo”.

L’influenza delle banche nei titoli di Stato

Per spiegare l’influenza delle banche centrali nel processo di acquisto dei titoli di Stato Marcotti riporta il caso della Spagna, i cui titoli, a 10 anni, hanno un valore pari allo zero. “Chi è quel pazzo che va a comprare il titolo di Stato spagnolo che rende 0 per i prossimi 10 anni? Ma questo è l’assurdo, non è una cosa normale”, il direttore di Finanza in Chiaro conclude:

Lo spread in questo momento non ha nessuna connessione con l’andamento dell’economia. È completamente non connesso, non possiamo fare un collegamento tra l’aumento e la diminuzione dello spread e l’andamento economico dei vari Paesi.

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