Crisi dell’euro: capitali grandi e piccoli in fuga dalle banche greche

Raffaele Guerra

21 Maggio 2012 - 11:42

Crisi dell’euro: capitali grandi e piccoli in fuga dalle banche greche

Le probabilità di un’uscita della Grecia dall’euro si accorciano di giorno in giorno. Il risultato delle elezioni del 6 maggio scorso ha portato ad un governo di transizione e alla decisione di convocare nuove elezioni per la metà di giugno. L’uscita di Atene dall’euro potrebbe avvenire nel caso in cui il risultato elettorale riportasse un rifiuto del programma di austerità. Ma gli eventi potrebbero muoversi più velocemente.

La corsa agli sportelli

La corsa dei greci agli sportelli non è avvenuta con file per prelevare i contanti, ma con semplici click dal computer per trasferire il denaro all’estero o per acquistare obbligazioni, azioni o altri asset. Il sistema bancario ha perso circa un terzo dei suoi depositi totali nel corso degli ultimi due anni (vedi grafico 1); mentre ci sono indicazioni preoccupanti che questo stillicidio dei depositi sta iniziando a crescere.

Karolos Papoulias, presidente della Grecia, il 14 maggio ha detto di essere stato avvertito dalla Banca Centrale che i risparmiatori avevano appena ritirato circa 700 milioni di euro dalle banche greche. Cifre attendibili non verranno ufficialmente rilasciate ancora per alcune settimane, ma i banchieri dicono che gli istituti di credito hanno registrato la fuoriuscita di circa 1,2 miliardi di euro fra il 14 e i giorni immediatamente successivi. I banchieri dicono che i deflussi hanno continuato anche nella scorsa settimana, ma ad un ritmo molto più lento. «La maggior parte del denaro è già partita», ha dichiarato qualcuno. «Ora stiamo assistendo a un incremento dei ritiri dei capitali di piccole dimensioni, di uomini che non sanno cosa fare dopo aver ascoltato il telegiornale della sera».

Ancora più preoccupante è la possibilità che i depositi vadano a collocarsi in altri paesi vulnerabili della zona euro, come il Portogallo e la Spagna. «La preoccupazione reale» sostiene un banchiere, è che si potrebbe verificare una rottura prima in Grecia e poi altrove". Per ora, negli altri paesi le famiglie sembrano lasciare i loro depositi dove si trovano. Ma le grandi aziende stanno togliendo i capitali dalle banche dei paesi periferici; mentre in Gran Bretagna alcuni organi governativi statali stanno portando via i loro depositi dalla filiale britannica di Santander.

Ricostruire la fiducia

Con quattro settimane di limbo politico in Grecia, il compito a breve termine è di cercare di sedare la corsa agli sportelli prima delle elezioni. Le autorità possono fare molto per ricostruire in fretta la fiducia, pompando nelle banche greche circa 48 miliardi di euro del nuovo capitale che è stato stanziato dal Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria proprio per questo scopo. La Banca Centrale Europea (BCE), che la scorsa settimana ha smesso di condurre alcune operazioni di politica monetaria con alcune banche greche, in quanto non ancora ricapitalizzate, potrebbe fare di più per rassicurare i risparmiatori, mostrando che la liquidità abbondante è a portata di mano.

L’Europa e la Grecia dovrebbero resistere fino alle prossime elezioni, in cui i greci potrebbero premiare un governo favorevole all’uscita dall’euro. I banchieri in Grecia pregano che questo non accada. «Lasciare l’euro sarebbe un incubo», dice un banchiere greco. «Non è come in Argentina, dove c’era già una moneta. Qui l’economia dovrebbe immediatamente tornare al baratto».

I costi finanziari di un’uscita della Grecia

I costi finanziari diretti che sarebbero genererati da un’uscita della Grecia sono ora più gestibili di quanto non fossero in passato, ma sono ancora di grandi dimensioni. Coloro che perderebbero di più nel caso di un’uscita di Atene dall’euro sarebbero i contribuenti europei. La banca centrale greca deve circa 100 miliardi di euro alle altre banche centrali dell’eurozona. Se la Grecia dovesse andare in default, la sola Germania prenderebbe un colpo di circa 30 miliardi di euro (in base alla sua quota di capitale nella BCE). La BCE, invece, registrerebbe sicuramente perdite da 56 miliardi di euro in titoli di Stato greci che, insieme ad altre banche centrali, ha acquistato sul mercato secondario. Anche i membri della zona euro e il Fondo Monetario Internazionale sarebbero colpiti nel caso in cui la Grecia rinunciasse ai prestiti di salvataggio.

Il punto successivo del contagio finanziario sarebbe l’esposizione diretta delle banche alla Grecia. Anche dopo aver rinegoziato il valore dei titoli di Stato greci, le banche europee e altri investitori continuano a detenere un importo nominale di 55 miliardi di euro di debito pubblico greco, che potrebbero ulteriormente essere rinegoziati, secondo Berenberg Bank.

Il governo non è il solo debitore in Grecia. La Banca dei Regolamenti Internazionali calcola che, alla fine del 2011, le banche internazionali avevano ancora 69 miliardi di dollari di debiti che dovevano essere pagati da imprese e famiglie greche (vedi grafico 2). Il paese più a rischio è la Francia (con una esposizione totale di circa 37 miliardi di dollari) seguita dalla Gran Bretagna (quasi 8 miliardi di dollari) e dalla Germania (quasi 6 miliardi di dollari).

È difficile valutare quanto di tutto ciò sia un rischio reale in caso dell’uscita della Grecia dall’euro (e nel caso in cui Atene dovesse rimanere nell’unione monetaria avverrebbero comunque delle svalutazioni).

Pare che le imprese non quotate abbiano fatto la maggior parte del prestito. Un’analisi delle dichiarazioni pubbliche delle maggiori società greche quotate mostra che molte di esse hanno linee di credito relativamente piccole e che i prestiti consorziali sembrano essere stati ampiamente distribuiti. Un minore rischio di contagio è quello degli assicuratori stranieri e dei fondi pensione, che hanno acquistato obbligazioni societarie greche.

Il rischio maggiore per il sistema finanziario europeo è che il il contagio si propaghi oltre la Grecia. Il paese più a rischio, ovviamente, è Cipro, il cui sistema bancario è intrecciato con quello greco. L’agenzia di rating Moody stima che l’uscita della Grecia provocherebbe per banche cipriote delle perdite che richiederebbero un aumento di capitale del valore di oltre il 50% del PIL del paese, o di circa 9 miliardi di euro. Senza contare che le banche europee hanno un’esposizione di circa 36 miliardi di dollari nell’economia dell’isola.

Gli oneri finanziari in Spagna e in Italia sono in aumento a causa delle preoccupazioni per la Grecia e nonostante i tentativi frustranti, da parte del governo spagnolo, di rassicurare gli investitori circa lo stato delle sue banche. La crisi della Grecia si trascina da due anni. Ora, invece, i politici potrebbero avere solo poche settimane, o forse anche meno, per mettere al sicuro gli altri paesi periferici.

Ma Cipro è un paese minuscolo, facilmente salvabile nel caso in cui ve ne fosse bisogno. La vera preoccupazione, nel caso di un’uscita della Grecia, è costituita dagli altri mercati. Il Portogallo e l’Irlanda potrebbero seguire Atene, senza contare che gli oneri finanziari in Spagna e in Italia sono in aumento. In tutto questo, venerdì le azioni di Bankia sono crollate, a causa del fatto che i risparmiatori hanno ritirato circa un miliardo di euro dopo la nazionalizzazione dell’istituto di credito. La crisi greca si trascina da due anni. I politici potrebbero avere solo poche settimane, o forse meno, per proteggere gli altri paesi periferici.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The Economist.