CRISI, FONDO EFSF. La Slovacchia ha rimosso un importante ostacolo per consentire alla zona euro di rafforzare le sue difese contro la crisi del debito, una situazione di emergenza evidenziata dal downgrade della Spagna da parte di Standard e Poor’s .
Il Parlamento slovacco ha approvato il rafforzamento del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF), permettendo l’entrata in vigore di questo strumento fondamentale di risposta alla crisi del debito.
I presidenti dell’UE, Herman van Rompuy e della Commissione europea, José Manuel Barroso hanno salutato con un comunicato congiunto la buona notizia. Il voto della Slovacchia rende il Fondo «pienamente operativo» e mette a disposizione dell’UE uno «strumento più forte e più flessibile per difendere la stabilità finanziaria dell’area dell’euro».
La Slovacchia è stato l’ultimo dei 17 paesi membri della zona euro a pronunciarsi. Il Parlamento slovacco aveva inizialmente respinto l’espansione a 440 miliardi di euro del fondo di soccorso EFSF, decisione sui cui si era giunti ad un accordo in occasione de vertice UE del 21 luglio, innescando un’esplosione all’interno della coalizione al potere guidata dal Primo Ministro Iveta Radicova.
La seconda votazione è giunta all’indomani di un accordo, siglato tra la maggioranza di govreno e l’opposizione social-democratica, per l’organizzazione di elezioni anticipate, da tenersi a marzo del prossimo anno.
Ma per l’Europa anche una brutta notizia. Nella notte tra Giovedi e Venerdì, l’agenzia di rating Standard and Poor’s ha annunciato di aver declassato la Spagna a AA-. L’agenzia ha citato le «incerte prospettive di crescita» del paese e il probabile, ulteriore, deterioramento del sistema finanziario spagnolo.
Una settimana dopo la decisione di Fitch di abbassare il rating della Spagna di due tacche portandolo a «AA-», S & P ha basato la sua analisi su previsioni di crescita dello 0,8% in termini reali nel 2011 e delll’1% 2012, meno di quanto si aspettasse otto mesi (1,5%).
L’ approvazione del Parlamento slovacco circa il rafforzamento dell’ EFSF concede all’Unione europea una maggiore tranquillità per prendere in considerazione la sequenza di eventi, a pochi giorni da un importante vertice dei leader europei a Bruxelles, il 23 ottobre, per salvare la Grecia e la moneta comune, che sarà preceduto da due giorni di incontri ministeriali.
«L’EFSF e il suo consiglio di amministrazione finalizzeranno presto e tutte le procedure necessarie per consentire l’utilizzo di questo nuovo strumento nel prossimo futuro», ha risposto il presidente, Klaus Regling, in un comunicato.
Si tratta dunque di sfruttare la potenza di fuoco dell’ EFSF senza che gli Stati debbano fornire più denaro di quanto abbiano già fatto. Una possibilità in esame permetterebbe di aumentare la sua capacità d’intervento fino a 2.500 miliardi di euro, contro i 440 miliardi attuali, attraverso un meccanismo di garanzia parziale per i possessori di titoli del debito pubblico nella zona euro, secondo alcuni fonti europee.
Il governo francese ha confermato che questa sarebbe l’ opzione da privilegiare, pur esprimendo la propria preferenza per un’altra opzione, quella cioè di trasformare l’ EFSF in una banca. Alternativa che non piace però a BCE e Germania.
In un’intervista pubblicata dal Financial Times, il presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, ha detto che la sua istituzione non può risolvere la crisi del debito pubblico nella zona euro sostituendosi agli Stati. «La garanzia ultima, naturalmente, sono gli Stati. Se facciamo qualcosa per sollevare gli stati dalla loro responsabilità, allora rischiamo il fallimento», ha aggiunto.
La maggiore capacità dell’ EFSF, qualsiasi essa sarà, non impedirà certo alle banche europee di dover fare uno sforzo in più, come ha ammesso una fonte presso il Ministero delle Finanze francese. Gli istituti creditori di Atene dovranno «probabilmente» cancellare più debito del previsto, ha detto la fonte alla vigilia dell’apertura di una riunione dei ministri delle finanze del G20 a Parigi, riconoscendo di fatto, ciò che era divenuto nelle ultime settimane un segreto di Pulcinella.
Garantendo che gli europei sono al lavoro su questo tema, il ministero ha detto che lo sforzo richiesto sarà «probabilmente superiore» al 21% di haircut del debito greco per le banche, deciso il 21 luglio. Fonti del governo europeo parlano di perdite pari al 50%.
Il Primo ministro greco George Papandreou è stato a Bruxelles per incontrare il presidente UE Herman Van Rompuy e il capo dei ministri delle Finanze della zona euro, Jean-Claude Juncker.
Alla domanda se avesse parlato di una riduzione del proprio debito per le banche, il portavoce del primo ministro greco ha detto che non vi era stata «alcuna discussione su percentuali».
Il fatto che diventa ancora più chiara la prospettiva di un notevole haircut sinonimo, di fatto, di un default della Grecia, si aggiunge alla ricapitalizzazione «urgente» per le banche lanciata dal Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, per fermare il contagio del debito.
Le preoccupazioni circa l’eventuale necessità di ricapitalizzazione delle banche europee ha guidato i mercati azionari europei verso il basso, nella giornata di Giovedi. Parigi è precipitata dell’ 1,33%, come Francoforte, Milano ha chiuso in forte calo, a -3,70%.
Secondo Bruxelles, le banche dovranno fare affidamento a fonti private di capitali, le autorità nazionali apporteranno un sostegno, se necessario. In definitiva, la ricapitalizzazione dovrebbe essere finanziata attraverso un prestito dell’ EFSF.
Secondo una fonte europea, il livello minimo di Core Tier 1 delle banche dovrebbe essere elevato al 9% entro tre-sei mesi. La proposta di Barroso non è stata accolta con favore dal settore bancario tedesco, che ha rivendicato l’appoggio del suo governo per opporsi a una ricapitalizzazione, e affermando che una ricapitalizzazione potrebbe infatti esacerbare la crisi, lasciando intendere che le banche europee sono a conoscenza di presunte debolezze.
Anche la Banca centrale europea è entrata nel dibattito esprimendo, nella sua relazione mensile, la propria opposizione a un contributo forzato delle banche.