Il governatore della banca centrale irlandese, Patrick Honohan, ha confermato, nel corso di un’intervista alla Rte (la televisione di stato), che il suo paese è in procinto di accettare quello che secondo le sue aspettative sarà “un prestito disponibile e utilizzabile se necessario”.
A conti fatti, qualora il suo paese dovesse effettivamente godere del pacchetto aiuti erogato dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, si renderebbe debitore di decine di miliardi di euro. Per contro, l’Eurozona tirerebbe un respiro di sollievo... fino alla prossima economia da ripristinare (tra le papabili, la spagnola e la portoghese).
A niente sono valse le puntualizzazioni degli uomini di governo, che in un primo momento hanno ribadito con ostinazione che il paese avrebbe risposto con le proprie forze alla crisi (il primo ministro Brian Cowen aveva parlato di un piano quadriennale basato su tagli netti alla spesa pubblica capace di riportare il deficit dal trentadue percento del pil al tre).
La linea si è poi ammorbidita sulle affermazioni che l’Irlanda avrebbe bisogno più di un segnale psicologico finalizzato a restituire fiducia agli investitori (il pacchetto è qui, pronto e disponibile: non dovete che richiederlo al momento del bisogno) che di un effettivo stanziamento di fondi. Il ministro della finanza, Brian Lenihan, aveva definito la sua nazione “coperta fino a metà del 2011”.
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