Criptovalute: quanto stanno guadagnando i cybercriminali?

Dalle attività illecite sulle criptovalute i cybercriminali hanno guadagnato cifre da capogiro in un solo anno. L’indagine.

Criptovalute: quanto stanno guadagnando i cybercriminali?

Soprattutto a partire dal 2017, le criptovalute sono diventate sempre più diffuse e negli ultimi mesi dell’anno hanno messo a segno performance spettacolari.

Il fenomeno, però, non ha attirato soltanto l’attenzione di onesti investitori e curiosi osservatori, ma anche e soprattutto l’interesse di cybercriminali che hanno tentato di cavalcare l’onda dando vita a vere e proprie attività fraudolente.

A far luce sulla vicenda una recente indagine di Kaspersky Lab, secondo cui i truffatori per così dire digitali sono riusciti a guadagnare più di 21 mila criptovalute Ethereum, corrispondenti a circa 10 milioni di dollari. Il tutto, si noti, soltanto nell’ultimo anno e senza neanche prendere in considerazione attacchi di pishing classico.

“I risultati della nostra ricerca dimostrano che i cybercriminali sono bravi nel tenersi aggiornati e nello sviluppare le loro risorse per ottenere i migliori risultati possibili nel phishing di criptovalute. Questi nuovi modelli di truffa si basano su semplici metodi di social engineering, ma si distinguono dai comuni attacchi di phishing perché possono aiutare i criminali a guadagnare milioni di dollari,”

ha affermato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab.

Il punto di forza dei truffatori? La loro abilità di sfruttare il fattore umano, ricordano gli esperti, che gli ha permesso di capitalizzare sulla base del comportamento degli utenti del settore criptovalute.

L’indagine sui pericoli del comparto criptovalute

La citata indagine di Kaspersky Lab ha fatto notare come i guadagni dei cybercriminali non siano derivati soltanto dalle tradizionali e più comuni attività di pishing. Tra i più colpiti dalle truffe sicuramente gli investitori in ICO, tratti in inganno da siti web fasulli che riproducono alla perfezione quello dell’Initial Coin offering ufficiale.

Convinti di aderire al progetto in esame, gli investitori inviano svariate quantità di denaro da tali siti fasulli, denaro che giunge però nelle mani dei malfattori. Tra gli esempi più noti quello dell’ICO di Switcheo, durante la quale sono stati rubati ben 25.000 dollari tramite un falso account Twitter.

Si pensi ancora alla creazione di siti di pishing per l’ICO di OmaseGo, che ha permesso ai criminali di guadagnare 1,1 milioni, oltre che alle discussioni sorte intorno all’ICO di Telegram.

Molti truffatori hanno adottato poi nuovi metodi per capitalizzare dal comparto, tra cui quello di spingere gli investitori ad inviare piccole quantità di criptovalute in cambio di un pagamento futuro, ma molto più grande.

Criptovalute: come proteggersi?

Non solo una disamina dei pericoli derivanti dalle criptovalute, ma anche una lista di consigli sul come proteggere i propri investimenti quella fornita da Kaspersky Lab. Per dirla con le stesse parole degli esperti, bisognerebbe innanzitutto monitorare con attenzione le fonti ufficiali per assicurarsi di avere informazioni sempre aggiornate e veritiere.

Ogni investitore di criptovalute, poi, dovrebbe sapere che nessuno regala mai nulla per cui un’offerta estremamente allettante potrebbe nascondere qualche insidia.

Tra i consigli degli esperti, anche quello di prestare attenzione al portafoglio digitale su cui si vogliono trasferire i propri fondi, magari collegandosi su siti che si occupano di blockchain e che permettono di osservare i dettagli di ogni transazione effettuata.

Occhio poi agli indirizzi e ai collegamenti - che siano sempre scritti correttamente - oltre che all’utilizzo del proprio portafoglio digitale da una sola scheda, cosa che eviterà di accedere a siti di pishing.

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