Cosa si nasconde dietro la diatriba sul Mes

Perché, solo in Italia, si è accesa e continua una polemica sul Mes?

Cosa si nasconde dietro la diatriba sul Mes

La Spagna e il Portogallo, anche in maniera piuttosto clamorosa, hanno annunciato che
non solo non accederanno al programma di aiuti previsti dal meccanismo europeo del Mes
per le spese sanitarie, ma anche alla parte di loans previsti dal Recovery Fund (circa 70
miliardi per la Spagna e 10 per il Portogallo).

Il mercato dei rendimenti dei titoli di Stato è cosi vantaggioso in questo periodo, dicono, che per ora si preferisce ricorrere a quello piuttosto che contrarre nuovi debiti privilegiati dalla Unione Europea. Questa notizia ha seguito di poche ore la dichiarazione del premier Conte che sembrava mettere una pietra tombale sulla diatriba che va avanti da mesi sulla adesione da parte dell’Italia se aderire o meno al Mes. Pd, Leu, Forza Italia e Italia Viva da tempo premono per richiedere subito i 36 miliardi previsti, mentre i 5 stelle, Fdi e Lega da sempre sono assolutamente contrari. Conte ha chiaramente fatto capire che ora aderire a quei prestiti avrebbe più svantaggi che vantaggi, proprio come Fdi, 5 stelle e Lega dicono da mesi.

Ma la polemica accesa non sembra certo finire, anzi, secondo i bene informati il leader del Pd Zingaretti parrebbe avere perso la sua nota e proverbiale tranquillità, non appena ha sentitole parole di Conte. La questione ruota tutta intorno al fatto se questi 36 miliardi possano essere una sorta di “trappola” da parte dell’Europa, per poi soffocare il nostro paese con le condizionalità che lo stesso nasconderebbe, come afferma la Meloni e ribadisce Salvini o se invece siano effettivamente convenienti e necessari per approntare tutte quelle misure per rafforzare la sanità pubblica, chiamata ad un nuovo sforzo per far fronte alla seconda ondata di Covid 19.

Quello che si fa fatica ancora a capire è il perché solo in Italia esista una polemica così accesa su una forma di aiuti a cui nessun paese europeo ha fino ad ora chiesto l’attivazione. La Francia da subito ha detto no grazie, la Grecia memore del passato (nel 2008 vi aveva avuto accesso) ha ovviamente negato ogni volontà di ripetere l’esperienza, mentre Spagna e Portogallo sono andati anche oltre, quando hanno congiuntamente dichiarato la loro volontà di non accedere a nessuna forma di prestito europeo. Persino Cipro, che qualche mese fa sembrava orientata ad accedere al meccanismo, ha poi cambiato idea.

Ma in nessuno di questi paesi è mai sorta nessuna forma di discussione sull’argomento. Le decisioni sono state prese dai governi, senza bisogno di nessun passaggio parlamentare, o di interpellare le opposizioni. In Italia invece sembra essere diventato ormai come una questione di vita o di morte con accuse reciproche di voler mettere il paese in difficoltà estrema o dal punto di vista sanitario o da quello economico, a seconda se vi si acceda o meno.

Era forse comprensibile immaginare che questo argomento potesse essere utilizzato in campagna elettorale, strumentalizzando le varie posizioni a vantaggio di uno o dell’altro schieramento. Ma finita la campagna elettorale, se possibile, la polemica ha avuto una sua accelerazione. Ecco allora che al di là del merito della questione (senza dover comunque far notare come molti di quelli che adesso difendono la sanità pubblica siano stati in passato proprio fra gli artefici dei grandi tagli lineari alla stessa sia sul piano nazionale che su quello locale) forse dietro tutto ciò, come spesso accade nel nostro paese e come qualche fonte ben
informata fa trapelare, si nasconde in realtà qualcos’altro che nulla o poco ha a che
vedere con la sanità e con i soldi necessari per farla funzionare.

L’obiettivo, anche se nessuno dei protagonisti mai lo dichiarerà, sembra proprio essere quello di indebolire Conte (ma non la maggioranza anche se le due cose attualmente sembrano essere in contrasto), e la sua posizione che grazie alla pandemia ha potuto rafforzarsi rispetto a tutti gli altri protagonisti della politica. Ma il fatto non è solo una questione di mera vanagloria o voglia di protagonismo, doti che sembrano appartenere a molti politici all’interno della compagine governativa, ma anche di riequilibrio di forza all’interno della stessa,
considerando che i 5 stelle, malgrado il peso elettorale in continua discesa, continuano ad essere chiaramente preponderanti nei numeri.

Con la polemica sul Mes, argomento di cui i 5 stelle da sempre sembrano non voler e no poter arretrare, il Pd ed Italia Viva pensano di potere creare una crepa che possa portare ad una verifica e magari ad un rimpasto (di cui si parla da mesi e che è stato espressamente richiesto pcoo tempo fa da Renzi), che possa rimescolare le carte per indebolire la parte più numerosa
della maggioranza che, caso vuole, sia proprio l’unica contraria al Mes.

La forza e la credibilità del premier in effetti si è di molto affievolita a causa della seconda ondata e del fatto che il governo sembra si sia fatto trovare colpevolmente impreparato. Qualcuno all’interno della maggioranza, forte della convinzione che in una simile situazione è assai improbabile pensare che si possa tornare alle urne, sta forse forzando la mano in cambio di maggiore visibilità proprio grazie ad un facile argomento legato alla sanità, che oggi insieme all’economia è la maggiore preoccupazione dei cittadini.

I maggiori indizi non possono che cadere chiaramente su Renzi, che dal giorno della sua formazione riesce a far pesare tantissimo la sua componente, pur avendo un peso elettorale
assolutamente risibile. Ma si sa Renzi non è tipo da accontentarsi di due
ministeri di serie B, quando si è prossimi all’arrivo di liquidità senza precedenti da parte
dell’Europa.

Qualcuno sostiene che per lui sia pronto già un ministero - forse quello delle infrastrutture, la cui poltrona è fra le più traballanti nell’esecutivo. Lo stesso Zingaretti comincia a sentire stretta la sua poltrona di presidente della Regione Lazio e certo non potrebbe lasciare che Renzi entri nel governo senza entrare anche lui, magari proprio come vicepremier o come ministro degli Interni (la Lamorgese avrebbe già un piede fuori, considerata da molti all’interno della maggioranza come inadeguata al ruolo). Non è un caso se attorno al Mes anche nello stesso Pd negli ultimi giorni sono cominciati a sorgere i primi distinguo, a cominciare proprio dal ministro dell’Economia Gualtieri che forse, come sottolinea qualche maligno, non può contare più sulla cieca fiducia di tutto il partito come qualche mese fa e che quindi prova a smarcarsi
facendo pesare il suo fondamentale ruolo.

Senza dimenticare Forza Italia, che grazie al Mes spera di trovare quell’appiglio a cui aggrapparsi per non cadere nell’oblio. Sarà importante capire quale sarà la tenuta della nostra sanità di fronte a quella che appare un’ondata peggiore per certi versi pure di quella di Marzo e soprattutto se l’Europa darà retta alla Lagarde quando incita le istituzioni europee a fare presto nello sblocco degli aiuti del Recovery Fund che, sicuramente, darebbero respiro a molti e contribuirebbero a raffreddare gli animi anche all’interno della maggioranza giallorossa.

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