Coronavirus, divieto di assembramento nei luoghi pubblici: cosa si rischia?

Nell’ultimo decreto coronavirus misure ancor più severe: l’Italia è un’unica zona rossa e sono vietati spostamenti tra Regioni e gli assembramenti nei luoghi pubblici. Vediamo cosa prevede il nuovo divieto.

Coronavirus, divieto di assembramento nei luoghi pubblici: cosa si rischia?

I numeri del coronavirus continuano ad aumentare, per questo il Premier Conte ha deciso di firmare un decreto con misure più restrittive di quelle stabilite lo scorso 8 marzo: tutto il territorio italiano è considerato zona rossa, cadono le differenze tra Nord e Sud e l’intera popolazione nazionale deve rispettare le medesime regole di prevenzione del contagio. Il nocciolo del decreto può essere riassunto con questa espressione “Io resto a casa”.

Quindi a partire da oggi 10 marzo 2020, gli italiani non possono spostarsi se non per comprovate ragioni di salute, di lavoro o per altre necessità urgenti, e per farlo occorre compilare apposita autocertificazione. In aggiunta a quanto stabilito in precedenza, il nuovo testo prevede espressamente il divieto di assembramento nei luoghi pubblici, divieto necessario dato che molti cittadini, soprattutto i più giovani, continuano ad ignorare le misure di sicurezza e prevenzione e non rinunciano alla movida e agli aperitivi. Vediamo cosa comporta questa nuova limitazione e cosa rischia chi infrange il divieto.

Coronavirus: nuovo divieto di assembramento in luoghi pubblici e locali

L’emergenza sanitaria causata dal coronavirus non riguarda solamente i Comuni della vecchia zona rossa e le Regioni Lombardia, Veneto, Marche ed Emilia Romagna, ma è una questione nazionale. Per questo Governo e Autorità sanitarie hanno imposto nuove misure restrittive a tutta la popolazione, estendendo quanto era già stato stabilito per il Nord. Quindi divieto di entrare e uscire dal territorio regionale se non per comprovati motivi, limitazione degli spostamenti anche nel territorio comunale a meno che non si debba provvedere all’acquisto di cibo e farmaci e forti limiti nella socialità: vietati gli abbracci, i baci e le strette di mano.

Ogni individuo deve tenere la distanza di sicurezza di almeno un metro (meglio se un metro e mezzo) dagli altri, per questa ragione nell’ultimo decreto per il coronavirus, è fatto espresso divieto di assembramenti nei luoghi pubblici e nei locali.

Una precisazione nient’affatto scontata. Infatti, negli ultimi giorni, molti telegiornali hanno diffuso immagini di ragazzi ripresi al di fuori di bar, pub e ristoranti, a fare aperitivo come se nulla fosse. Cosa più sconcertante è che tante persone non hanno ancora realizzato l’importanza di mantenere la giusta distanza di sicurezza e quindi scongiurare il rischio che le ormai famose “goccioline” possano arrivare a bocca, naso, occhi e mani.

Il decreto Io resto a casa vieta esplicitamente:

Cosa rischia chi non rispetta il divieto di assembramento?

I rischi in concreto per chi viola il divieto di assembramento non sono molto chiari ma, come stabilito in precedenza, si presume sia applicabile l’articolo 650 del Codice penale sull’Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, che prevede multe e in alcuni casi anche la reclusione.

Ma i rischi sono ben altri, e non di natura coercitiva. Infatti il mancato rispetto delle misure di sicurezza aumenta in maniera esponenziale il rischio di contrarre la COVID-19 e di infettare altri individui. Vero che è la scienza ha dimostrato che i giovani rischiano meno (ma i rischi non sono esclusi) rispetto agli anziani e alle persone immunodepresse, ma questo non significa che si possa uscire liberamente dato che c’è sempre il rischio di infettare persone più deboli che potrebbero avere serie complicazioni.

Stare a casa, quindi, non deve essere una regola a cui attenersi nella paura delle sanzioni, ma una scelta consapevole e responsabile nell’interesse della collettività.

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