Coronavirus in Africa: quali rischi per l’Italia?

Primo caso di coronavirus confermato in Egitto. E mentre l’Africa si attrezza per affrontare l’emergenza sanitaria, da noi si teme un’importazione del virus tramite sbarchi clandestini. Facciamo chiarezza.

Coronavirus in Africa: quali rischi per l'Italia?

L’attenzione del mondo è focalizzata sul coronavirus in Africa dopo che l’Egitto ha confermato il primo caso di paziente infetto.

Come abbiamo spiegato in questo articolo, il vero pericolo per il coronavirus sono Africa e India, altro che Cina. La diffusione del virus, che finora ha ucciso più di 1.700 persone e ne ha colpite 60.000 (di cui due cinesi a Roma, ricoverati allo Spallanzani), potrebbe raggiungere dimensioni enormi se arrivasse nei paesi con i sistemi sanitari più deboli e meno preparati ad affrontare un’emergenza epidemica come appunto quelli africani. Senza contare che da lì ci metterebbe poco a raggiungere l’Europa dal mare, come sostenuto dai sovranisti e dagli allarmisti.

Non sorprende quindi che la notizia dello sbarco del coronavirus in Africa abbia creato un certo panico. In Italia la notizia è stata cavalcata da Lega e FdI, tornati sull’urgenza di chiudere i porti ai migranti africani per evitare l’importazione del virus su navi e barconi. Le misure chieste dalla destra vanno dal blocco navale allo stop dei voli da e per l’Africa, passando per i maggiori controlli sanitari sugli immigrati sia al momento dello sbarco sia durante i periodi di permanenza nei centri di accoglienza. Salvini ha persino minacciato di denunciare il ministro Lamorgese “se arriva sul barcone uno con il coronavirus”.

Coronavirus: come l’Africa sta affrontando l’emergenza

Il primo caso di COVID-19 confermato in Egitto ha portato i vertici politici e sanitari africani a istituire una Task Force Africa coordinata da 5 Paesi (Senegal, Kenya, Marocco, Nigeria e Sudafrica, ovvero quelli maggiormente preparati ed equipaggiati) e che raggruppa esperti di epidemie virali e collabora con l’OMS.

Intanto diversi paesi si stanno attrezzando per affrontare l’emergenza coronavirus. Nel continente è triplicato il numero di laboratori per diagnosi precoce e monitoraggio, con Ghana, Madagascar, Sierra Leone e Nigeria che si sono aggiunti alla lista. In Sudan è stato disposto un reparto di isolamento in un ospedale di Khartum; i passeggeri che arrivano negli aeroporti in Gambia, Camerun e Guinea vengono sottoposti a screening per la febbre e altri sintomi del virus; la Repubblica Democratica del Congo impedisce ai suoi cittadini di volare in Cina, così come Kenya, Tanzania e Rwanda hanno sospeso tutti i voli per le destinazioni cinesi; Mauritius ha introdotto una quarantena obbligatoria per tutti i passeggeri che hanno visitato la provincia di Hubei, dove ha avuto origine l’epidemia di coronavirus, indipendentemente dalla loro nazionalità.

L’Organizzazione mondiale della sanità, che ha dichiarato quella del Covid-19 emergenza sanitaria globale, spera che oltre la metà dei paesi africani sarà in grado di condurre test campione entro la fine del mese.

I rapporti commerciali tra Africa e Cina

Negli ultimi due decenni i legami economici tra Cina e Africa si sono fatti più stretti. La Tigre Asiatica è diventata il più grande partner commerciale dell’Africa e si stima che ci siano più di un milione di lavoratori e imprenditori cinesi nel continente. Ciò significa che migliaia di persone quotidianamente fanno avanti e indietro tra Africa e Cina.

Ecco perché, con una media di 8 voli diretti al giorno tra Cina e nazioni africane, anche le compagnie aeree stanno attuando misure i tagli dei collegamenti per contenere lo scoppio del virus.

Ma mentre le autorità africane restano in allerta per proteggere i cittadini a “casa loro”, il destino degli africani in Cina è ancora appeso a un filo. Tra questi si contano circa 5.000 studenti bloccati nella provincia di Hubei, la più colpita. I governi stanno ora valutando se e come rimpatriarli, ma finora non ci sono stati casi di richieste di rimpatrio.

OMS su allarme coronavirus in Africa

Secondo l’OMS l’Africa corre un alto rischio di essere raggiunta dal nuovo coronavirus, ma come abbiamo detto, diversi paesi sono stati messi in allerta per essere in grado di intercettare i casi provenienti dall’esterno e si stanno attrezzando per cercare di bloccare l’eventuale scoppio di un’epidemia.

La scorsa settimana l’Istituto Pasteur di Dakar ha tenuto una riunione dei rappresentanti sanitari di 15 paesi africani per un seminario di formazione e laboratori. Il centro è un’eccellenza nel continente africano per quanto riguarda le analisi in campo virologico e rappresenta un punto di riferimento in ambito emergenze e monitoraggio delle malattie infettive in Africa.

Per concludere, al momento non è certo o dimostrabile che il coronavirus sia diffuso in Africa. In ogni caso, come già dimostrato dall’epidemia di Ebola in passato, i migranti che sbarcano sulle nostre coste sono il veicolo meno probabile di diffusione del virus in quanto, in quelle condizioni di salute, non riuscirebbero neppure a mettere piede sul suolo italiano.

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