Conte, interrogatorio finito: ecco cosa gli ha chiesto il pm di Bergamo

Giuseppe Conte è stato interrogato per tre ore in merito alla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro: ecco cosa il premier ha dovuto chiarire al pm di Bergamo che sta conducendo l’inchiesta.

Conte, interrogatorio finito: ecco cosa gli ha chiesto il pm di Bergamo

È durato quasi tre ore l’interrogatorio di Giuseppe Conte, sentito dalla pm di Bergamo Maria Cristina Rota come persona informata sui fatti in merito all’inchiesta sulla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro.

Un atto dovuto questo durante il quale il premier ha dovuto rispondere alle domande degli inquirenti, che al momento indagano senza ipotesi di reato e senza indagati, sul perché tra il 3 e il 9 marzo non venne dichiarata la zona rossa in Val Seriana, nonostante Forze dell’Ordine ed Esercito erano stati già mobilitati per dare il via al blocco.

Finora il governo e la Regione Lombardia si sono sempre rimpallati la responsabilità della non tempestiva chiusura di una zona che, al pari del lodigiano che invece è stata subito dichiarata zona rossa, già presentava un elevato numero di contagiati dal coronavirus.

Lo scopo dell’interrogatorio a Giuseppe Conte, ma saranno ascoltati anche i ministri Luciana Lamorgese e Roberto Speranza, è stato quello di capire cosa è stato fatto dal governo e di chi fosse il compito dell’istituzione della zona rossa.

Cosa è stato chiesto a Conte?

Finito l’interrogatorio stanno iniziando a emergere quelli che sarebbero i particolari del faccia a faccia avvenuto a Palazzo Chigi. Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, il premier ha dovuto rispondere a cinque domande poste dalla pm.

1-Dopo l’aumento dei contagi e la richiesta del Comitato Tecnico Scientifico di dichiarare zona rossa, con chi si consultò?
2-Non risulta che la Regione Lombardia avesse presentato richieste formali, ci furono contatti informali?
3-Se la Regione Lombardia non aveva presentato richieste formali, perché si decise comunque di mobilitare l’esercito e di potenziare i contingenti delle forze dell’ordine?
4- Dopo la seconda richiesta degli scienziati, resa nota con una lettera del presidente del Comitato tecnico scientifico Silvio Brusaferro, consultò la Regione Lombardia?
5- Conte ha già dichiarato che si preferì chiudere l’intera Regione anziché soltanto i due paesi. Esaminò questa ipotesi con il governatore Attilio Fontana o con l’assessore Giulio Gallera?

La prima riunione del Comitato Tecnico Scientifico su Alzano e Nembro - si legge sempre sul Corriere - si svolse il 3 marzo e in quella sede Brusaferro contattò Gallera per conoscere la situazione”.

Il 5 marzo Brusaferro “ rinnovò la richiesta di chiusura e il 6 marzo ci fu una riunione alla protezione civile con Conte e Speranza. Durante quel vertice si decise di dichiarare l’intera Lombardia zona rossa; il provvedimento fu firmato la notte dell’8 marzo e divenne operativo il 9”.

Nel frattempo la Regione Lombardia, nonostante fosse nelle sue competenze, nulla fece per chiudere la Val Seriana; però c’è da chiarire perché il 5 marzo nel bergamasco arrivarono circa 300 uomini tra polizia, carabinieri, esercito e finanzieri con tanto di camionette e blindati, ma alla fine l’ordine non arrivò così Alzano e Nembro diventarono zona rossa solo il 9 marzo, probabilmente già troppo tardi.

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