Competenze per lo Smart Working: su quali puntare per un progetto di successo

Seedble

10 Novembre 2021 - 06:07

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Implementare un progetto di Smart Working richiede competenze specifiche: ecco quindi le skill su cui le aziende dovrebbero puntare per non avere sorprese.

Competenze per lo Smart Working: su quali puntare per un progetto di successo

Implementare un progetto di smart working vuol dire cambiare l’approccio al lavoro dell’intera organizzazione. Indipendentemente dal fatto che poi questo sia adottato da tutti i dipendenti o solo da alcuni, infatti, resta fermo che la struttura aziendale di base debba essere non solo in linea con questo innovativo approccio al lavoro, ma anche in grado di accoglierlo e facilitarlo.

Affinché questo avvenga, è necessario che quindi l’azienda prepari al meglio il terreno per questo tipo di progetto: abbiamo già parlato delle policy che è necessario approntare per supportarlo; oggi parliamo delle competenze da sviluppare per progettarne l’implementazione.

Le competenze per implementare lo smart working

Per avviare un progetto virtuoso di smart working in azienda, è infatti necessario partire dallo stesso team di progetto: ovvero da coloro che, di fatto, si occuperanno di guidare l’azienda verso l’introduzione di questo nuovo approccio al lavoro. Si potrà trattare infatti di team composti da diverse professionalità (Project Manager, HR, consulenti esterni) oppure di team ristretti (magari formati anche solo da una persona in grado di racchiudere e conciliare tutte le competenze necessarie), ma una cosa è sicura: ci sarà sempre, in ogni progetto di smart working, qualcuno alla guida dello stesso.

Sia quindi che si tratti di un team ampio che di uno ristretto, queste figure dedicate dovranno possedere uno specifico ventaglio di competenze per calare questo modo di lavorare people-oriented sulle caratteristiche proprie del business e dell’azienda e facilitarne la l’adozione attraverso tutta l’organizzazione.

Scopriamo, allora, quali sono le competenze fondamentali che dovranno essere presenti in chi si appresta a implementare un progetto di smart working (fatta salva, ovviamente, la conoscenza approfondita di questo tipo di approccio lavorativo):

  • design thinking: oggi è praticamente sulla bocca di tutti. Si tratta di un approccio all’innovazione orientato al problem-solving di questioni complesse, e basato su una metodologia di gestione creativa (presa in prestito, appunto, dai designer che la utilizzavano per lo sviluppo delle idee creative, e per la loro selezione e verifica). Oggi i professionisti in grado di approcciarsi a problemi e progetti tramite questa metodologia iterativa (caratterizzata dal ciclico ripetersi delle fasi di empatizzazione, definizione del problema, ideazione della soluzione, prototipazione e successivo test della stessa volto a verificarne eventuali aggiustamenti necessari) sono molto ricercati sul mercato. Questi, infatti, sono in grado di arrivare alla proposta di specifiche soluzioni innovative tramite una modalità di organizzazione del pensiero che è tipica del design thinking, e che riesce non solo a soddisfare le aspettative di chi dovrà adottare quella soluzione, ma anche a garantire la fattibilità e la sostenibilità economica dell’idea prodotta.
  • pensiero critico e analitico: sta alla base di ogni progetto volto all’innovazione. Si tratta, infatti, di una combinazione ideale tra, da un lato, della capacità di esaminare i problemi e le questioni proposte, scomponendo gli stessi in punti di forza e di debolezza, e, dall’altro, la capacità di mettere costantemente in dubbio ipotesi e assunti di partenza. Questo tipo di pensiero - oltre a poter essere allenato tramite specifici percorsi - è tipico di persone particolarmente riflessive e attente ai dettagli. La chiave per un progetto vincente di smart working è quindi la capacità di applicare questo tipo di approccio alle dinamiche sottostanti l’iniziativa a iniziative di questo tipo, al fine di poter raccogliere e utilizzare tutte le informazioni possedute per scartare quelle meno di supporto e mantenere invece quelle più utili per il progetto.
  • project management: essendo quello dello smart working un progetto ampio, che va a toccare più ambiti (dagli spazi di lavoro, alle tecnologie e ai comportamenti delle persone), la capacità di organizzare il lavoro e le attività da fare diventa fondamentale per raggiungere l’obiettivo di un progetto virtuoso e strutturato. Ecco quindi che le competenze proprie del project manager entrano in gioco come preponderanti per garantire il rispetto degli obiettivi del progetto, la sua qualità e il rispetto di tempistiche e budget.
  • mediazione e facilitazione: facilitare lo sviluppo di idee all’interno di un team vuol dire anche saper mettere le persone nella condizione di esprimersi al meglio, facilitando l’approdo a conclusioni e soluzioni condivise, a discapito delle opinioni divergenti che si possono affermare nella fase iniziale. Per fare questo, quindi, chi si troverà a gestire e guidare l’implementazione di un progetto di smart working in azienda dovrà agire come un vero e proprio facilitatore e mediatore. Oltre a sviluppare specificamente le capacità di comunicazione e negoziazione, il facilitatore diventerà chiave anche puntare sul miglioramento di quella che ormai è conosciuta come intelligenza emotiva, che, secondo Daniel Goleman (lo psicologo autore del libro «Intelligenza Emotiva: Che cos’è e perché può renderci felici») si sostanzia nella capacità di una persona di riconoscere, distinguere, etichettare e gestire efficacemente le emozioni proprie e degli altri allo scopo di raggiungere determinati obiettivi. Questa specifica abilità, dalla pubblicazione del succitato libro, ha assunto sempre più rilevanza anche in ambito lavorativo e organizzativo, dato che si è constatata una correlazione dell’intelligenza emotiva del team e la probabilità di successo di progetti e iniziative seguiti dallo stesso.

Per poter implementare un progetto strutturato di smart working, quindi, queste saranno le competenze chiave che le aziende dovranno avere all’interno del team di progetto: sia che si tratti di figure poliedriche e trasversali in grado di raccogliere in sé ognuno dei punti elencati in precedenza (quali Smart Working Designer, Innovation Manager ecc.), sia che si tratti di diverse figure specializzate in ognuno dei singoli ambiti trattati.

In caso di eventuali mancanze, comunque, le aziende potranno sempre correre ai ripari dato che il panorama professionalizzante odierno offre molte soluzioni formative per colmare tali lacune.

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