Momento difficile per le materie prime, che pagano l’incertezza sull’andamento futuro dell’economia globale e la forza straripante del dollaro americano
Non è un momento positivo per le materie prime, che negli ultimi anni hanno registrato performance piuttosto negative. L’indice S&P Gsci è scivolato sui minimi degli ultimi 4 anni, a causa della marcata debolezza della componente energetica che ha un peso rilevante nel paniere. Il petrolio Wti è sceso in area 80$ al barile, ai minimi da oltre due anni, a causa di un’offerta eccessiva rispetto alla domanda, che è attesa dall’AIE (Agenzia Internazionale per l’Energia) sui livelli più bassi degli ultimi cinque anni. Le quotazioni del greggio sono in forte calo già da qualche mese, anche a causa dello shale oil negli USA che ha spinto la produzione ai top dal 1986.
Vanno male anche i metalli, sia industriali che preziosi. Il rame, uno dei principali indicatori dello stato di salute dell’economia globale, ha perso quasi il 12% negli ultimi tre anni e oggi scambia sui valori evidenziati quattro anni fa. Ha fatto peggio l’oro, che lo scorso anno ha registrato la peggiore performance dal 1981 con una perdita vicina al 29%. Quest’anno i prezzi si muovono poco sopra 1.200$, ma pochi giorni fa è stato toccato il minimo dell’anno in area 1.180$ l’oncia. Secondo gli esperti del settore, le materie prime hanno raggiunto il picco nel 2008 e da allora sono in forte sofferenza (tranne qualche “mosca bianca”, come il caffè) con poche possibilità di recupero nel breve periodo.
Gli analisti finanziari consigliano comunque di inserire questa asset class in portafoglio, approfittando anche delle quotazioni a buon mercato. L’ideale resta sempre l’investimento attraverso fondi specializzati o gli Etc. Inoltre è necessario ricordarsi sempre di distringuere tra le commodity più difensive (come quelle agricole e i metalli preziosi) e quelle più legate all’andamento del ciclo economico (metalli industriali, energia). Al momento i gestori stanno sottopesando le commodity, ma molti money manager consigliano di tenere in portafoglio almeno un 5-7% da utilizzare come strumento di difesa da improvvise fiammate dell’inflazione.
Secondo Trevor Greetham, gestore per Fidelity Worldwide Investments, il trend ribassista delle materie prime proseguirà ancora per diverso tempo. Una delle cause in grado di deprimere ancora questa asset class è l’aspettativa di nuovi rally del dollaro americano, con il quale le commodity presentano storicamente una correlazione inversa. L’esperto ritiene che il biglietto verde si apprezzerà in scia alle attese di aumento dei tassi negli USA, grazie al costante miglioramento dell’economia americana. Ad oggi i principali fondi di investimento specializzati in commodity hanno subito grosse perdite, ma nel medio-lungo periodo esistono buone chance di ripresa.