Citigroup: petrolio a 20$ al barile entro la primavera 2015. I motivi del probabile crollo

Vittoria Patanè

12 Marzo 2015 - 17:18

Previsioni poco rosee per il petrolio. Le scorte stanno raggiungendo il limite massimo, lo spazio disponibile sta per finire e la produzione continua a crescere. Secondo Citigroup, il crollo dei prezzi a 20$ al barile è dietro l’angolo

Citigroup: petrolio a 20$ al barile entro la  primavera 2015. I motivi del probabile crollo

Il peggio deve ancora arrivare. Ad oggi la quotazione del Wti americano viaggia sopra i 47 dollari al barile (47,53, -1,33%, ultimo aggiornamento 16.52), permanendo sotto la soglia psicologica dei 50$. Ieri, in base ai dati ufficiali diramati dall’EIA (U.S. Energy Information Administration), le scorte di petrolio USA sono salite di 4,4 milioni di barili avvicinandosi alla soglia di 449 milioni di barili, rispettando le attese degli analisti.

A conti fatti dunque, la crescita giornaliera nell’ultimo mese è stata pari a 1 milione di barili. Il motivo è presto detto: a causa del crollo dei prezzi, le compagnie attendono tempi più floridi per vendere a quotazioni maggiori. Ciò causa un accumulo di «materiale» nei serbatoi.

A questo punto, secondo le ultime rilevazioni effettuate dall’EIA (settembre 2014) la capacità massima dei serbatoi era di 521 milioni di barili (+21 milioni rispetto al 2013).

Prendendo in considerazione che il dato non tiene conto dei pipeline, delle riserve in Alaska ecc, la capacità sarebbe, a livello pratico, ancora più alta. Lo spazio disponibile si sta dunque riducendo e attualmente il 63% dei serbatoi risultano pieni (l’anno scorso nello stesso periodo erano il 48%).

Questa tendenza è stata confermata da Mark Moelle, manager di Cushing, una delle più grandi compagnie nordamericane, che starebbe esaurendo velocemente i «posti» in cui immagazzinare il greggio.

In base a quanto detto, si può arrivare ad un’unica deduzione: fino a quando gli Stati Uniti continueranno ad avere spazio nei serbatoi, le aziende petrolifere potranno proseguire l’attuale politica e attendere un rialzo delle quotazioni, mantenendo inalterato il ritmo di estrazione, dopo potrebbero iniziare i problemi, problemi seri.

A prospettare un futuro grigio per il petrolio americano sono Citigroup e Goldman Sachs.

Petrolio a 20$ al barile
Basandosi sui dati sopra riportati i due istituti finanziari proannunciano il seguente scenario: i serbatoi continueranno a riempirsi e parallelamente il costo di accumulo delle scorte diventerà più alto. Una volta terminato lo spazio a disposizione, le società saranno costrette a vendere in massa, creando una crisi di sovrapproduzione.

Il mercato verrà «inondato» di greggio, tra scorte in vendita e produzione ai massimi. Questo causerà una riduzione delle importazioni e gli USA saranno costretti a tagliare la produzione interna.

In questo frangente, le quotazioni crolleranno ulteriormente. A questo punto, secondo Gary Cohn, numero uno di Goldman Sachs, il rischio è uno schianto a 30 dollari al barile. Ancora più grigia la previsione di Citigroup che prospetta una caduta a 20 dollari al barile entro questa primavera, esattamente nel momento in cui le scorte avranno raggiunto il limite massimo.