Stamattina Enel è stata bocciata da Citi, che consiglia di vendere le azioni con un target a 3,5€ (quasi il 20% in meno rispetto ai valori di borsa correnti)
Gli analisti finanziari di Citi hanno bocciato le azioni Enel, consigliando gli investitori di vendere il titolo (rating “sell”) con un target price di 3,5€ (in calo dalla precedente indicazione di 3,8€). La reazione del titolo in borsa è stata chiaramente negativa: dopo circa un’ora e mezza dall’inizio delle contrattazioni a Piazza Affari, le azioni del colosso energetico italiano registrano una flessione dell’1,51% a 4,166€. Finora è stato toccato un minimo intraday a 4,146€. Ieri il titolo aveva guadagnato più di un punto percentuale, salendo fino a 4,23€ a un passo dai precedenti top di 4,26€ risalenti al 13 maggio scorso (il livello più alto da giugno 2008).
Il report pubblicato da Citigroup ha mostrato addirittura toni ironici nei confronti del management del gruppo, in quanto si ritiene che gli obiettivi del piano industriale siano alquanto irrealistici. La banca americana ricorda che Enel ha una equity story basata sulla crescita costante degli utili per azione e dei dividendi, mentre ora queste fondamentali variabili di bilancio che creano appeal sul titolo sono sempre più fragili a causa del ridimensionamento dei margini di approvvigionamento in Italia e Spagna. Inoltre la pressione normativa in Italia non consentirà al management di gestire al meglio il piano di riduzione dell’enorme indebitamento.
Citi si aspetta così una costante diminuzione dell’ebitda da qui a qualche anno. Nel periodo 2014-2018 viene stimato un calo dell’utile per azione nell’ordine del 2,9%: si va da un eps 2014 di 0,35€ a un eps 2015 di 0,29€, fino a scendere a 0,28€ nel 2016. Il dividendo, invece, dovrebbe salire leggermente a 0,14€ dagli 0,13€ dello scorso anno. Anche nel 2015 dovrebbe avvenire un nuovo lieve incremento (0,15€), per poi assistere a una riduzione a 0,14€ nel 2016. Citi sottolinea poi che il bilancio resta molto fragile, in particolare a causa della zavorra del debito: dai 48,57 miliardi di euro del 2013 si dovrebbe scendere gradualmente poco sotto i 42 miliardi nel 2016, ma il rapporto debito netto/ebitda dovrebbe restare invariato sui valori del 2013 fino al 2016.
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