Cina: l’ossimoro del riequilibrio.

Raffaele Guerra

22 Marzo 2012 - 12:41

Cina: l’ossimoro del riequilibrio.

«Il dipartimento [il Servizio Cinese di Organizzazione] è afflitto da una tensione costante che tormenta la maggior parte dei sistemi politici. Il Politburo ha cercato di professionalizzare la selezione di alti funzionari attraverso il Dipartimento, e allo stesso tempo mina il processo fissando appuntamenti a favore di lealisti e parenti. I potenti funzionari che presiedono ai feudi locali hanno spazzato via le regole ancor più crudamente, stabilendo i mercati in cui vengono acquistati e venduti posizioni di governo per un grande guadagno finanziario».

Richard McGregor, The Party: The secret world of China’s communist rulers.

Recentemente Christine Lagarde del FMI ha elogiato la Cina per i suoi «sforzi di riequilibrio». Che dolore deve essere quello di dover mentire pubblicamente e regolarmente nel tentativo di tenere buoni i giocatori in modo da poter tentare di condurre una coordinata politica globale.

C’è un grande divario tra le public relations di Christine Lagarde e la realtà quando si tratta del «riequilibrio» della Cina. Il testo seguente è dall’ultima missiva del professor Michael Pettis:

La Cina non è in riequilibrio e il declino del surplus è stato trainato interamente da condizioni esterne. In effetti fino al 2010, e probabilmente anche nel 2011, gli squilibri sono peggiorati, non migliorati.

Per fare una prova si consideri il tasso totale di risparmio della Cina in percentuale al PIL rispetto al tasso di investimento totale della Cina. L’avanzo delle partite correnti, naturalmente, è pari all’eccesso di risparmio sugli investimenti - gli eventuali risparmi in eccesso devono essere esportati, e per definizione l’avanzo delle partite correnti è esattamente uguale al disavanzo del conto capitale.

I risparmi e le cifre di investimento mostrano che l’ultima volta che gli investimenti hanno superato i risparmi è stato nel 1993-94, e durante quel tempo la Cina, naturalmente, ha registrato un notevole disavanzo di conto corrente. Questo è stato poco prima che Pechino svalutasse nettamente l’RMB, dopo di che subito iniziò un surplus che si è protratto per diciassette anni. Dal 2007 i risparmi sono saliti dal 50% del PIL a quasi il 53% nel 2010. Durante questo tempo l’investimento è salito da poco più del 40% del PIL a quasi il 49%. La differenza tra i due è sceso da poco più del 10% del PIL a poco meno del 4%, e questo naturalmente è solo un altro modo per dire che il surplus delle partite correnti della Cina è sceso da poco più del 10% del PIL a poco meno del 4%.

Secondo il dottor Pettis:

Un tasso di declino del risparmio in Cina indicherebbe un aumento del consumo, che è quello che tutti sembrano volere ed è quello che la signora Lagarde sta probabilmente suggerendo. Un tasso di caduta di risparmio indicherebbe la Cina dipenderebbe fortemente da investimenti e crescita delle esportazioni. Questo processo potrebbe effettivamente rappresentare un trasferimento di ricchezza di nuovo al settore delle famiglie, vale a dire ai consumatori cinesi.

Il tasso di risparmio della Cina sta dunque aumentando, non diminuendo. Questo è l’opposto di un riequilibrio.

Ma molti analisti sottolineano il fatto che la Cina stia perseguendo politiche volte a stimolare i consumi. Ma è vero? Torniamo al Dr. Pettis:

Pechino sta cercando di aumentare la quota di consumo del PIL sovvenzionando alcuni tipi di consumi delle famiglie (elettrodomestici, automobili), ma dal momento che i contributi sono versati indirettamente dal settore delle famiglie, l’effetto netto è di togliere con una mano quello che si offre con l’altra. Questo non è un buon modo per aumentare i consumi.

Nel frattempo gli investimenti continuano a crescere e, con loro, il debito, e dal momento che l’unico modo per gestire tutto questo debito è di continuare a reprimere i tassi di interesse a scapito dei depositanti familiari, le famiglie devono aumentare i loro tassi di risparmio per compensare la differenza. Così i risparmi nazionali continuano a crescere.

Perché, dunque, il surplus delle partite correnti è in calo se il consumo della Cina non sta prendendo il suo posto? Gli investimenti continuano ad aumentare. Le industrie statali (SOE) ancora godono di un accesso al credito a buon mercato (si tratta di un sussidio efficace dal settore delle famiglie, ossia il trasferimento di ricchezza dovuta a tassi d’interesse al di sotto del mercato sui depositi; la stessa cosa accade negli Stati Uniti, al fine di finanziare il sistema bancario). Ma proprio perché hanno tanto aumentato la capacità delle aziende di Stato in settori chiave, e la redditività è svanita, stanno utilizzando questo credito a buon mercato per andare oltre i propri core business, vale a dire aumetando gli investimenti. È per questo che molti, noi compresi, continuaniamo a mettere in guardia dal cattivo investimento e dalla bomba ad orologeria nascosta all’interno del debito del sistema finanziario cinese, che sarà uno dei motivi principali per cui i numeri del PIL cinese continueranno a deludere nei trimestri a venire.

Certo, tutti noi siamo colpiti quando Wen Jiabao (considerato dall’Occidente come un «riformatore») e gli altri suoi otto amici, che governano in Cina tramite il Comitato permanente del Politburo, hanno gettato l’astro nascente Bo Xilai, uno spietato scalatore abbastanza felice dell’attuale modello di crescita cinese. Per molti, questo rinnovamento pubblico indica che in carica ci sono dei riformatori e un rapido cambiamento nel modello cinese di dipendenza dalle esportazioni e degli investimenti è oggi in campo.

Bene, anche se i cosiddetti riformatori sono in carica, la transizione verso un nuovo modello di consumo, che per sua stessa natura richiede maggiori libertà individuali, probabilmente sarà un processo molto più lento di quanto si pensi. Ogni transizione produrrà un sacco di contraccolpi politici dal momento che l’ordine esistente protegge il suo campo, e lo stesso partito deve preoccuparsi di mettersi da parte se vuole permettere ai suoi cittadini di prendere decisioni in campo economico.

Il punto è questo: non possiamo aspettare che la Cina sia il motore della crescita globale, dato che il suo modello economico è a corto di gas. E non possiamo aspettarci che un qualche tipo di transizione improvvisa verso un modello di crescita interna guidato dal consumo salvi il mondo.

La Cina potrebbe presto percorrere la strada giusta. Sembra che ci siano, e crediamo che il percorso sarà un beneficio economico per tutti gli interessati. Ma, come sempre, bisogna ancora aspettare la prova.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: Currency Currents