Cina: cosa nascondono gli ultimi dati. La debolezza cinese dietro i dati ufficiali.

Raffaele Guerra

12 Aprile 2012 - 14:27

Cina: cosa nascondono gli ultimi dati. La debolezza cinese dietro i dati ufficiali.

Con il Pil cinese che verrà rilasciato domani alle 4:00, abbiamo deciso di dare un’occhiata ad altri dati recenti e scavare un po’ più a fondo. Purtroppo, sembra che i rapporti recenti sono stati importanti sul fronte delle linee guida, ma piuttosto superficiali in termini di produzione effettiva .

L’inflazione è davvero un tema così caldo?

Alla fine del mese scorso, l’indice dei prezzi al consumo ha mostrato che l’inflazione è salita al 3,6% a marzo, rispetto al 3,2% registrato nel mese di febbraio. Normalmente, quando l’inflazione è in aumento, ma sotto controllo, è un segno che l’economia sta andando bene: la domanda e la spesa spingono i prezzi.

Tuttavia, sembra che il recente aumento dell’inflazione non sia stato affatto determinato dalla domanda. Piuttosto, esso è dovuto a un picco nei prezzi alimentari. Più in particolare, è stato guidato da un forte aumento dei prezzi delle verdure, dal momento che un inverno rigido ha preso il suo pedaggio sull’offerta complessiva.

I funzionari cinesi sperano che l’inflazione rimanga al di sotto del 4% per il resto dell’anno. L’importanza di mantenere bassa l’inflazione è che dà al governo cinese più spazio per iniettare liquidità e misure aggiuntive per l’economia, se necessario.
Sì, abbiamo visto un surplus commerciale a marzo, ma non ci si può fermare a questo dato.

All’inizio di questa settimana, la Cina ha pubblicato il suo bilancio commerciale ed i risultati sono stati in realtà abbastanza sorprendenti. Secondo il rapporto, la Cina ha registrato un surplus commerciale di 5,3 miliardi di dollari, dopo che le previsioni si erano attestate su un deficit di 2,1 miliardi di dollari. Questo è stato anche un bel rimbalzo dalla rilevazione di febbraio, che ha mostrato un deficit di 31 miliardi di dollari.

Il fatto rilevante, però, era che la crescita delle importazioni ha segnato un mero 5,3%, ben al di sotto delle previsioni del 9%, indicando la debolezza della domanda interna. Più preoccupante è che gli ordini per i metalli sono scesi, sulla scia del calo della domanda globale.

Così, mentre il bilancio commerciale è stato una piacevole sorpresa, i numeri sottostanti sono stati in realtà piuttosto inquietanti, in quanto hanno indicano una debolezza sia su scala locale che globale.

Cosa nasconde il PMI cinese?

Sulla base del PMI manifatturiero cinese pubblicato la scorsa settimana, l’industria si espansa nel mese di marzo dal momento che l’indice è salito a 51-53,1 durante il mese. Tuttavia, i funzionari economici cinesi hanno attribuito questo aumento a fattori stagionali, dichiarando che il PMI aumenta in genere subito dopo il Capodanno cinese.

Invece, la versione di HSBC del PMI manifatturiero potrebbe essere una misurazione più accurata dell’attività di settore in questo periodo. Se ricordate, il PMI manifatturiero di HSBC ha mostrato un calo da 49,6 a 48,3 a marzo, riflettendo la più ripida contrazione dell’attività manifatturiera dal novembre dello scorso anno.

Cosa significa tutto questo per i mercati?

A prima vista, dati provenienti dalla Cina più forti del previsto hanno portato la maggior parte degli attori di mercato a credere che la Banca popolare cinese (PBoC) non avrà più bisogno di alleggerire la politica monetaria ulteriormente. Tuttavia, nel nostro scavare più in profondità a partire dai numeri rivelati si mostrano ancora molti punti deboli dell’economia cinese, che potrebbe richiedere qualche stimolo da parte della banca centrale cinese.

A parte questo, questi segni di un graduale rallentamento dell’economia cinese potrebbero continuare a pesare sul dollaro australiano. La Cina è infatti il primo partner commerciale dell’Australia, il che significa che un calo della domanda interna della Cina potrebbe alla fine colpire l’Australia nelle sue esportazioni. E con l’Australia che poggia pesantemente sulle sue vendite di materie prime, un notevole calo delle esportazioni potrebbe danneggiare la crescita economica generale dell’Australia e, di conseguenza, il dollaro australiano.

A meno che la PBOC non ceda alle richieste di ulteriori tagli dei tassi, la Cina potrebbe non avere un atterraggio morbido. Un brusco rallentamento dell’economia del gigante asiatico potrebbe danneggiare una fetta enorme della crescita economica globale, e questo scenario potrebbe essere negativo per il sentimento del rischio. Assicuratevi di tenere d’occhio i dati di domani sul Pil cinese, relativi al primo trimestre dell’anno, per vedere se la forza della Cina è reale o no.

Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it – Fonte: Piponomcs