Quanto guadagna Benjamin Netanyahu, il leader di Israele accusato di crimini di guerra

Chi è davvero Benjamin Netanyahu e quanto guadagna il primo ministro israeliano, di nuovo in testa nelle elezioni politiche 2026

di Emanuele Di Baldo Aggiornato il 0 Commenta

Benjamin Netanyahu è di nuovo in testa nelle elezioni politiche israeliane del 27 ottobre 2026. A spoglio delle urne completato, la Commissione elettorale centrale assegna 53 seggi al blocco del primo ministro, 48 a quello guidato da Gadi Eisenkot e 19 ai partiti arabi: nessuno raggiunge i 61 seggi necessari per governare e restano da contare tra 430mila e 480mila schede delle cosiddette “doppie buste”, che possono valere una dozzina di seggi. L’ufficializzazione è attesa per il 4 novembre.

Il premier che punta alla rielezione è ricercato come criminale di guerra dalla Corte penale internazionale: il 21 novembre 2024 i giudici dell’Aia hanno emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti, ritenendo fondata l’accusa che abbia usato la fame dei civili come metodo di guerra e commesso i crimini contro l’umanità di omicidio, persecuzione e altri atti inumani a Gaza tra ottobre 2023 e maggio 2024. Netanyahu respinge le accuse, definite “antisemite”. Nella Striscia il ministero della Salute locale conta oltre 74.500 morti dall’ottobre 2023, più di 1.500 dei quali dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025.

Ma chi è Benjamin Netanyahu e quanto guadagna il leader israeliano?

Benjamin Netanyahu: vita e carriera politica

Benjamin Netanyahu è nato a Tel Aviv il 21 ottobre 1949, secondo dei tre figli di Tzila e Benzion Netanyahu. Il lavoro del padre, una cattedra di Storia ottenuta a Philadelphia, permise alla famiglia di spostarsi negli Stati Uniti.

Rientrato nello Stato ebraico per il servizio militare, Netanyahu ha militato per cinque anni nell’unità d’élite Sayeret Matkal delle Forze di difesa israeliane, operando anche durante la “Guerra d’attrito” tra Israele ed Egitto. Congedato nel 1972 e iscritto al MIT, è tornato in Israele per combattere la guerra dello Yom Kippur del 1973. Dopo la laurea in architettura e il master alla Sloan School of Management ha lavorato per il Boston Consulting Group e la Rim Industries, prima di diventare ambasciatore all’Onu dal 1984 al 1988.

Il passo nella politica arriva nel 1988 con il partito di destra Likud. Con lo slogan “Una pace sicura” vince le elezioni dirette del 1996 contro Shimon Peres, diventando il premier più giovane della storia di Israele. Sconfitto da Ehud Barak nel 1999, torna al governo con Ariel Sharon come ministro degli Esteri e poi delle Finanze (2003-2005). Primo ministro dal 2009 al 2021 e di nuovo dal dicembre 2022, è il premier più longevo del Paese.

Netanyahu ha spostato l’asticella sempre più a destra, rafforzando le alleanze con i partiti religiosi. L’amicizia con Donald Trump è un manifesto della sua politica: nel 2017 gli Stati Uniti hanno riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e oggi Trump rivendica la rimonta del premier. Dal 2019 Netanyahu è imputato per corruzione, frode e abuso di fiducia: primo premier in carica a finire sotto processo, nel novembre 2025 ha chiesto la grazia al presidente Isaac Herzog, che ad aprile 2026 ha rinviato la decisione spingendo per un patteggiamento.

Qual è l’orientamento politico di Netanyahu?

Netanyahu è alla guida del Likud dal dicembre 2005. Per capirne l’orientamento politico bisogna partire dal partito, una formazione nazionalista liberale di destra con radici nel sionismo revisionista. Dopo la scissione del 2005, provocata dal ritiro da Gaza voluto da Sharon (che lasciò il partito per fondare Kadima), fu proprio Netanyahu a vincere le primarie e a portare il Likud più a destra.

Il governo nato nel dicembre 2022 si regge sull’estrema destra religiosa: tra gli alleati ci sono Itamar Ben Gvir, leader di Otzma Yehudit e ministro della Sicurezza nazionale, e Bezalel Smotrich, leader del Sionismo religioso e ministro delle Finanze. Dopo il voto del 2026 Netanyahu ha rilanciato l’obiettivo di “un governo nazionale forte di destra” ed escluso qualsiasi coalizione dell’opposizione con i partiti arabi, che il Likud accusa, senza riscontri ufficiali, di aver “rubato” le elezioni con brogli.

Netanyahu è sempre stato un personaggio controverso e dalla dichiarazione compromettente facile. Basti pensare all’ottobre 2015, quando al Congresso sionista mondiale sostenne che Hitler all’epoca “non voleva sterminare gli ebrei, voleva espellerli” e che a convincerlo alla strage sarebbe stato il Gran Muftì di Gerusalemme Haj Amin al-Husseini, timoroso dell’arrivo degli ebrei in Palestina. Una ricostruzione smentita dagli storici, che gli è costata una valanga di critiche sia esterne che interne e lo ha costretto a precisare che la decisione della Soluzione finale spettò a Hitler.

Le frasi sui palestinesi e il mandato d’arresto della Cpi

Dopo il 7 ottobre 2023 Netanyahu ha costruito una narrazione precisa. Il 16 ottobre il suo account ufficiale ha pubblicato, per poi cancellarlo dopo l’esplosione all’ospedale al-Ahli di Gaza, un passaggio del discorso alla Knesset sulla lotta tra i figli della luce e i figli delle tenebre. Il premier ha anche equiparato Hamas all’Isis, nonostante le differenze sostanziali tra Isis e Hamas. Una deumanizzazione che, secondo i critici, giustifica la violenza su oltre 2 milioni di civili.

Esponenti dei governi guidati da Netanyahu, lui compreso, hanno pronunciato o diffuso queste frasi:

  • “Ho ucciso molti arabi nella mia vita e non c’è nessun problema” (Naftali Bennett nel 2013, da ministro dell’Economia; Bennett sostiene di essersi riferito ai terroristi);
  • “Un ebreo che si difende dall’omicidio da parte dei palestinesi non è un sospettato di omicidio, ma un eroe che avrà il mio pieno sostegno” (Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, nel 2023, su coloni sospettati di omicidio);
  • “Stiamo combattendo animali umani e agiamo di conseguenza” (Yoav Gallant, allora ministro della Difesa, annunciando il 9 ottobre 2023 l’assedio totale di Gaza);
  • “Altrimenti lì cresceranno altri piccoli serpenti”, riferito anche alle madri dei “martiri” (testo di Uri Elitzur, ex collaboratore di Netanyahu, condiviso su Facebook nel 2014 da Ayelet Shaked, poi ministra della Giustizia);
  • “Dovete ricordare ciò che vi ha fatto Amalek, dice la nostra Sacra Bibbia” (Benjamin Netanyahu, 28 ottobre 2023: citata dal Sudafrica alla Corte internazionale di giustizia nella causa per genocidio; il premier nega ogni intento genocida).

Come Vladimir Putin, Netanyahu è destinatario di un mandato d’arresto della Cpi, che gli Stati aderenti alla Corte dovrebbero eseguire. Lo stesso mandato riguarda Gallant, rimosso dal premier nel novembre 2024.

Quanto guadagna Benjamin Netanyahu: stipendio, patrimonio e soldi pubblici

Lo stipendio di Benjamin Netanyahu è fissato dalla commissione Finanze della Knesset. Secondo il Times of Israel, nel 2025 il premier percepiva circa 59mila shekel lordi al mese, pari a circa 17.350 euro al cambio attuale, circa 208mila euro lordi l’anno. Nel 2016 la busta paga pubblicata dallo stesso Netanyahu indicava 48.815 shekel lordi e 17.645 netti.

Gran parte del patrimonio di Netanyahu risale agli anni successivi alla sconfitta del 1999, tra consulenze e conferenze internazionali ben pagate. Le stime vanno dai 13 milioni di dollari di Celebrity Net Worth (circa 11,6 milioni di euro) ai circa 50 milioni di shekel attribuiti a Forbes dalla stampa israeliana (circa 14,7 milioni di euro), ma non esiste un dato verificato aggiornato al 2026. Tra i beni figurano la villa di Cesarea, valutata nel 2020 da Calcalist oltre 20 milioni di shekel, un attico a Gerusalemme stimato in circa 10 milioni e le azioni SeaDrift Coke, comprate per 400mila dollari nel 2007 e rivendute a 4,3 milioni nel 2010.

Come usa invece i soldi di Stato? Tra il 2025 e la prima metà del 2026 le residenze del premier, comprese le case private di Gerusalemme e Cesarea, sono costate ai contribuenti 2,7 milioni di shekel (circa 794mila euro), di cui quasi 95mila per il solo giardino di Cesarea nel 2025: l’ufficio del premier sostiene di spendere meno dei predecessori. Sotto i suoi governi, tra il 2018 e il 2023, Israele ha lasciato entrare a Gaza valigie con milioni di dollari in contanti del Qatar destinati alla Striscia governata da Hamas; Netanyahu definisce “ridicola” l’accusa di aver rafforzato il gruppo.

Il capitolo più pesante è la guerra: la Banca d’Israele stima il costo fiscale del conflitto 2023-2026 in circa 350 miliardi di shekel (circa 103 miliardi di euro), e a marzo 2026 il governo ha aggiunto 32 miliardi di shekel (circa 9,4 miliardi di euro) al bilancio della Difesa per la guerra contro l’Iran.

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Ultima revisione il a cura di Emanuele Di Baldo

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