Buona Scuola: referendum abrogativo sempre più lontano

Angelica Basile

23 Marzo 2016 - 12:30

Referendum Buona Scuola: la raccolta firme continua ma l’approvazione della Corte di Cassazione sembra sempre più difficile.

Buona Scuola: referendum abrogativo sempre più lontano

Buona Scuola: il referendum continua ad essere richiesto a gran voce dai docenti.

La battaglia contro la legge 107/2015 si fa sempre più accesa, ora che il governo sembra sempre più intenzionato ad attuare le deleghe di legge. La raccolta firme, messa in piedi dal comitato dei Partigiani della Scuola Pubblica, è arrivata quasi a quota 500 mila, la cifra necessaria per portare la richiesta del referendum abrogativo alla Corte di Cassazione.

Il referendum sulla Buona Scuola verterebbe su quattro quesiti per l’abrogazione:

  • degli ampi poteri concessi ai dirigenti scolastici;
  • del cosiddetto bonus scuola per le private;
  • dell’istituzione dei Comitati di valutazione;
  • dell’obbligatorietà delle ore di alternanza scuola-lavoro.

Sul primo punto, e quindi sui poteri assegnati al dirigente scolastico per dirigere ed organizzare gli istituti ed il corpo docente, tutte le sigle sindacali si sono trovate d’accordo.

Approvata la legge il 5 maggio 2015, CGIL, CISL e UIL si sono unite per uno sciopero storico. Ma quando il 17 marzo scorso sono stati depositati i quattro requisiti referendari presso l’Ufficio Centrale della Corte di Cassazione, CISL e UIL non c’erano più. I sindacati che hanno portato il referendum al vaglio sono stati Cgil, Gilda, Cobas, Unicobas, Lip ed Uds.

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Referendum Buona Scuola: perché è difficile che venga approvato

I comitati che hanno chiesto il referendum abrogativo sulla Buona Scuola hanno puntato tutto sull’incostituzionalità dell’affidamento dei poteri ai dirigenti scolastici, previsto dalla Legge di Stabilità.

Infatti, questo violerebbe l’articolo 33 della Costituzione sulla libertà di insegnamento, visto che con il ddl i dirigenti verrebbero sottrati dal giudizio del Consiglio di Istituto e del Collegio docenti.

La violazione sarebbe anche dell’articolo 97 sull’imparzialità delle pubbliche amministrazioni visto che i dirigenti sarebbero esentati dalla contrattazione sindacale e dalla subordinazione alle circolari del Ministero.

Eppure sembra difficile se non impossibile che il referendum sulla Buona Scuola venga approvato. In primis, la Corte di Cassazione ha già fatto sapere di non ritenere che il ruolo direttivo del dirigente sia un ostacolo per la libertà di insegnamento. Inoltre, affermare che l’articolo 97 venga violato significa basarsi su una presunzione di violazione, mentre essa andrebbe verificata caso per caso.

Il secondo “no” potrebbe arrivare proprio dalla Corte Costituzionale, chiamata in causa eventualmente dopo l’approvazione della Corte di Cassazione. Il compito della Corte Costituzionale è proprio quello di verificare che il referendum abrogativo sia compatibile con i vincoli costituzionali.

Il problema sta proprio nella tipologia dei quesiti previsti: i comitati affermano che il referendum sia pensato per togliere i poteri al dirigente scolastico previsti dalla Legge di Stabilità.

Effettivamente, però, i quesiti non vertono solo su questo aspetto della legge sulla Buona Scuola, ma mettono in discussione tutta la legge. In particolare, mirano ad eliminare anche la programmazione triennale, ovvero della possibilità per ogni docente di dover cambiare istituto scolastico ogni tre anni, nel caso in cui non venisse riconfermato nella scuola di appartenenza.

Proporre un referendum con quesiti non chiari, dichiarando che la votazione abbia un’intenzione mentre effettivamente ne ha un’altra, non verrebbe accettato dalla Corte Costituzionale.