La Bulgaria vuole adottare l’euro a tutti i costi

Il Paese guidato da Bojko Borisov ha fatto grossi passi in avanti sul fronte economico e ogni sua mossa politica e non in questo momento sembra improntata a un ingresso nell’Eurozona. Ma è una prospettiva che resta ancora difficile.

La Bulgaria vuole adottare l'euro a tutti i costi

La Bulgaria vuole l’euro.
Malgrado uno scenario dominato da elementi come la Brexit, la crisi italiana che preoccupa l’Eurozona e un delinearsi sempre più netto di movimenti e partiti che fanno dell’antieuropeismo il loro cavallo di battaglia, per il governo e i cittadini del Paese più povero dell’UE la moneta unica resta un sogno concreto, che vuol dire, per molti, migliori prospettive economiche e un futuro vantaggioso.

È quanto registrato da un sondaggio della CNBC, secondo cui il 61% della popolazione bulgara è totalmente ottimista riguardo l’euro, contro il 31% di pessimisti e l’8% di incerti. Tra gli attuali 28 Paesi che adottano la moneta unica, solo la Lituania - nell’Eurozona dal 2015 - mostra una fiducia maggiore.

Certo non si tratta dell’unico Paese che ha mostrato una volontà simile, con Romania e Croazia che fremono per fare decisivi passi in avanti verso l’adozione dell’euro. Ma per la Bulgaria - senza dubbio la nazione economicamente più pronta alla circostanza fra le tre - sembra sia diventata una questione assolutamente primaria nell’agenda del governo e in primis del premier, Bojko Borisov.

Solo qualche giorno fa, il primo ministro bulgaro ha fatto notare come siano i problemi italiani a minacciare davvero l’UE; il riferimento è alla proposta di cancellazione di 250 miliardi di debito da parte della BCE, una proposta poi scomparsa, oltre che alla questione migranti e ai segnali di antieuropeismo giunti dal Belpaese. Un problema, quello italiano, ben più grande di quello che potrebbe rappresentare l’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona.

Cosa ha fatto finora la Bulgaria per entrare nell’euro?

La prima mossa del Paese guidato da Borisov verso la moneta unica sembra rappresentata dall’assunzione della presidenza di turno dell’UE, mossa che mira ad accelerare anche il suo ingresso nell’area Schengen, e che ha certamente garantito alla Bulgaria il forte appoggio della Commissione europea, con il presidente, Jean-Claude Juncker, che non ha mancato di notare la “genuina convergenza” della Bulgaria, e la “giusta direzione” imboccata.

Dopo aver già fissato il valore del lev a quello dell’euro, vuole ora aderire al meccanismo di cambio, e i passi avanti fatti in campo economico sono innegabili: il tasso di crescita della Bulgaria supera il 3%, ha accumulato un notevole surplus di bilancio e il debito pubblico è pari al 26,8% del PIL.

A muovere la Bulgaria verso l’euro sembra essere anche il timore di essere estromessi dalla distribuzione dei fondi per lo sviluppo da parte dell’UE, che vede i Paesi dell’Eurozona storicamente in prima fila.

Qual è lo scetticismo dell’Eurozona?

Al di là delle dichiarazioni pubbliche prettamente positive fatte da Juncker, oltre che dal premier francese Macron, sarebbe più opportuno andare anche a leggere le cosiddette note a margine, osservando che lo stesso presidente della Commissione europea aveva notato, solo qualche mese fa, come si fosse ancora ben lontani da una prospettiva concreta per quel che riguarda il connubio Bulgaria-euro.

I timori dell’Eurozona sono legati doppio nodo alla cicatrice ancora ben visibile provocata dalla Grecia, e si vuole evitare a tutti i costi il rischio di ripetere un’esperienza simile.

In più, c’è da sottolineare che la Bulgaria è ancora il Paese europeo con il livello più alto di corruzione, davanti a Ungheria, Romania e Grecia (Italia settima); e per quanto la crescita mostri passi in avanti notevoli, va in ogni caso tenuto conto di un ritardo economico ancora forte: il salario minimo, ad oggi, è di 544 euro.

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