Brasile - Germania, una disfatta non solo calcistica, ma anche economica e politica. Paese a rischio recessione

Vittoria Patanè

09/07/2014

09/07/2014 - 16:33

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La sconfitta perpetrata ieri contro la Germania potrebbe avere conseguenze anche al di fuori della sfera calcistica. Paese a rischio recessione

Una Nazione in crisi. No, non è un’esagerazione. Perchè in Brasile il calcio non è solo uno sport. E’ cultura, è religione e fino alle 22.00 di ieri sera era anche futuro, era anche speranza. Alle 22.11 tutto ha iniziato a vacillare per poi crollare definitivamente nel momento in cui l’arbitro Moreno ha fischiato la fine della partita sancendo ufficialmente la sconfitta più pesante della storia dei verdeoro, dei politici brasiliani e della popolazione intera.

Un «Vexame» che brucerà in eterno perché non simboleggia solo la disfatta di quella che è sempre stata considerata la Nazionale più forte del mondo, ma di un Paese intero, della sua economia e soprattutto di una classe politica che aveva riposto talmente tanta fiducia in questo mondiale da rischiare addirittura una sollevazione popolare.

A pagare il prezzo più alto per questa «umiliazione», come è già stata ribattezzata da tutti i quotidiani internazionali, non sono stati gli 11 in campo, né il povero Neymar costretto a rinunciare alla partita della sua vita per il grave infortunio subito in seguito al fallo di Zuniga, ma è stato il Paese intero, dalle migliaia di abitanti delle favelas sgomberate a tutti i coloro che sono scesi in piazza per protestare contro lo spreco di denaro che doveva essere utilizzato per migliorare le condizioni di vita di tutti e non per organizzare una manifestazione sportiva.

In Brasile negli ultimi mesi è successo tutto e il contrario di tutto: arresti, esercito posto a difesa dei giocatori, stadi costruiti in mezzo alla giungla combattendo con ritardi da incubo e una corruzione da capogiro.
A farne le spese, un popolo che questo Mondiale in casa non lo voleva (lo dicono i sondaggi effettuati lo scorso maggio) e che una vittoria avrebbe in parte ripagato per le sofferenze subite per volontà dei propri rappresentanti.

Il Brasile però non ce l’ha fatta e adesso le conseguenze di questa sconfitta potrebbero uscire dalla sfera calcistica ripercuotersi sull’economia e sulla politica della Nazione. Lo sa il Presidente Dilma Rousseff che ieri sera è intervenuta su Twitter invitando il «Brasile a rialzarsi, scuotere la polvere e tornare in cima» e che potrebbe scontare quanto accaduto alle prossime elezioni presidenziali previste in autunno. Lo sa anche il Governo che sulla vittoria della Selecao aveva puntato tutto. Ciò che si pensava e si sperava infatti, era che la vittoria dei verdeoro innescasse un circolo virtuoso dal quale sarebbero scaturiti benefici economici rilevanti: crescita dei consumi, incremento dell’occupazione e contemporanea riduzione della disoccupazione, maggiore turismo, ecc.

Ora invece, potrebbe accadere l’esatto contrario: il Brasile rischia di entrare in una recessione economica di breve - medio periodo. Previsioni esagerate? Forse, ma il risultato della sconfitta e dello sperpero di denaro maturato in suo nome si vedrà non appena il Paese riuscirà a digerire quanto accaduto ieri a Belo Horizonte.

Il Maracanazo non è mai stato dimenticato, il Mineirazo rischia di diventare il più grande spauracchio della storia brasiliana.

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