Fusione Bpm e Banco Popolare, l’ad Castagna: se salta, dipendenti senza protezione

Antonio Atte

04/10/2016

Fusione Bpm e Banco Popolare: se salta, secondo l’ad Giuseppe Castagna, l’istituto milanese rischia la scalata. Intanto l’associazione Lisippo conferma il No alle nozze.

Fusione Bpm e Banco Popolare, l’ad Castagna: se salta, dipendenti senza protezione

Fusione Bpm e Banco Popolare, c’è chi dice no. Fra poco più di dieci giorni gli azionisti dei due istituti saranno chiamati ad approvare o respingere il progetto di aggregazione tra la Popolare di Milano e il Banco Popolare.

Se nel caso dell’istituto veronese il Sì dei soci appare scontato, il discorso cambia per quanto riguarda Bpm, che deve fare i conti con le resistenze opposte dalla “frangia” dei pensionati. Ieri l’associazione Lisippo per Bpm, attorno alla quale si raccoglie una parte dei soci pensionati dell’istituto milanese, ha confermato il suo No alla fusione col Banco Popolare. Secondo il presidente Giovanni Bianchini

“il mercato è tutt’altro che convinto del piano industriale della fusione: la perdita complessiva dalla data dell’annuncio del valore delle due banche è di oltre 1,5 miliardi in più rispetto all’indice già ampiamente negativo del settore bancario italiano”.

Oggi invece l’amministratore delegato e direttore generale di Bpm, Giuseppe Castagna, in un’intervista al Sole 24 Ore ha messo in guardia dai “pericoli” legati a un eventuale No dell’assemblea al progetto di fusione col Banco Popolare.

In caso di voto contrario da parte dei soci, ha spiegato Castagna, la banca si trasformerà comunque in spa e a quel punto potrebbe diventare preda di facili scalate, con conseguenze immaginabili per i dipendenti, i quali “si troverebbero in una spa senza protezioni, non sapendo quale potrebbe essere il loro destino”.

Fusione Bpm e Banco Popolare: l’accordo sul welfare aziendale

In vista della decisiva assemblea di sabato 15 ottobre, Bpm ha fatto un altro importante passo verso la fusione con il Banco Popolare siglando con le organizzazioni sindacali un accordo relativo al welfare aziendale e all’accesso al Fondo di solidarietà di categoria.

La realizzazione della fusione darà la possibilità a un massimo di 585 dipendenti del gruppo bancario milanese - che entro il 31 dicembre 2022 avranno maturato i requisiti pensionistici - di accedere al Fondo di Solidarietà, in base a quanto previsto dal piano strategico 2016-2019 presentato lo scorso 16 maggio, nel quale, tra l’altro, si fa riferimento a un totale di 1.800 esuberi tra le due banche pronte a convolare a nozze.

L’accordo, come si legge nella nota diffusa da Bpm, prevede inoltre

“che gli aderenti beneficino di un trattamento economico pari all’85% della retribuzione netta e quattro date di accesso (giugno e dicembre 2017 e giugno e dicembre 2018). Gli oneri e i benefici economici sono allineati a quelli complessivamente stimati nell’arco di periodo del Piano Strategico, ricompresi tra i costi e le sinergie da integrazione. Per quanto riguarda i costi, si segnala, che saranno contabilizzati interamente nel bilancio 2016”.

Fusione Bpm e Banco Popolare: il commento dei sindacati

Il segretario nazionale Uilca Fulvio Furlan e il segretario responsabile Uilca Gruppo Bpm Mario Bergomi hanno commentato l’intesa spiegando che

“Gli accordi raggiunti in Bpm definiscono importanti tutele sociali, normative ed economiche per tutto il personale, in previsione della fusione con il Banco Popolare. La Uilca considera queste intese fondamentali e indispensabili per proiettare i lavoratori nel Gruppo che nascerà dopo la fusione, con certezze sotto il profilo economico, normativo e occupazionali. Condizioni che fanno presagire la possibilità di realizzare nella nuova futura banca un positivo senso di appartenenza da parte dei lavoratori”.