Bitcoin o Ethereum: quale scegliere? I consigli di Marco Amadori

Martino Grassi

7 Gennaio 2021 - 13:13

7 Gennaio 2021 - 13:14

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Bitcoin o Ethereum su quale delle criptovalute investire? Ecco i consigli di Marco Amadori, una delle voci più autorevoli in materia.

Bitcoin o Ethereum, quale scegliere? Nel mondo delle criptovalute i trader spesso si chiedono su quale delle due monete virtuali investire. Le due infatti sono contraddistinte da delle differenze abissali.

Il Bitcoin è una valuta digitale, mentre Ethereum è una piattaforma pubblica blockchain che ha sviluppato anche una propria criptovaluta chiamata Ether, ormai divenuta nota con il nome della piattaforma. Ma qual è la migliore tra le due, e su quale conviene investire? A fare chiarezza ci pensa Marco Amadori, nel corso di un’intervista per Money.it, uno dei migliori esperti di Bitcoin in Italia, e CEO di Inbitcoin, una startup che ha l’obiettivo di diffondere il Bitcoin e la Blockchain all’interno della nostra società.

Bitcoin o Ethereum: quale scegliere secondo Marco Amadori

Secondo Marco Amadori Bitcoin resta una spanna sopra a Ethereum per diversi motivi, precisando che “noi tecnici ci siamo rimasti abbastanza lontani sin dall’inizio quando abbiamo visto alcune cose grossolane, riferendosi proprio a quest’ultima valuta digitale.

A questo punto l’esperto riporta alcuni differenze tra le due valute, soffermandosi in modo particolare su quelle tecniche. Ethereum è nata diverso tempo dopo la comparsa di Bitcoin, così come era già presente anche il bancomat. Amadori spiega che “il bancomat ha un codice numerico, che esiste anche sul codice fiscale, che si chiama CIN (acronimo di Control Internal Number, ndr) che dipende da tutte le lettere e da tutti i numeri del bancomat”.

La sua funzione è quella di evitare di commettere errori di battitura ogni qual volta viene effettuata una transizione, se il codice non è corretto il codice IBAN non viene riconosciuto come valido. Anche Bitcoin dispone di un codice di controllo simile, ma più sofisticato di questo, mentre su Ethereum non c’è, un qualsiasi errore di battitura manda anche l’equivalente di 100 milioni di euro nel vuoto cosmico, nel nulla, irrecuperabili per sempre, per l’errore di un singolo bit”.

A questo punto Amadori si chiede perché anche Ethereum non abbia pensato ad un sistema di controllo del genere, eventualmente copiato, se non da Bitcoin essendo più complesso, dal codice fiscale o dall’IBAN.

Ethereum è più marketing che sostanza

Secondo Amadori infatti il successo che Ethereum ha acquisito è da ritrovarsi solamente in una buona strategia di marketing, anziché nella reale sostanza della valuta:

“Io ti racconto che esiste un computer globale interconesso per fare applicazioni indistruttibili, in realtà è una calcolatrice replicata, cioè, ti sto cercando di vendere una cosa che non c’è”.

Adesso c’è il progetto di passaggio di tecnologia, continua poi il CEO di Inbitcoin, “ma vedendo come si sono comportati in passato dal punto di vista dell’approfondimento delle tematiche e delle obiezioni è difficile distinguere da una shift coin qualsiasi che prende idee scartate da Bitcoin e farne vanto di marketing e pubblicizzarle.

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