La lotta contro le politiche fiscali di Obama torna al centro della cronoca economica statunitense: questa volta a parlare è il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, il quale, ripreso a volo dai repubblicani, fa sapere di doversi impegnare contro i danni che l’amministrazione statunitense sta creando all’economia a causa delle nuove misure fiscali annunciate.
Le misure fiscali in programma avrebbero contribuito a una logica riduzione nelle previsioni sulla crescita per l’anno in corso e per il 2013, secondo l’incontro del 24 e 25 gennaio scorso fra i vertici della FED. Essi hanno inoltre deciso di confermare i tassi di interesse vicino allo zero sino almeno alla fine del 2014, per fornire «condizioni finanziarie più accomodanti». La Fed potrebbe mantenere i tassi bassi più a lungo perché le misure di bilancio previste per il 2013 - compresi i tagli automatici, noti come sequestri - minacciano di pesare sull’espansione, ha detto Ward McCarthy, capo economista della finanziaria Jefferies & Co.
Bernanke, che consegnerà la sua relazione semestrale sulla politica monetaria all’House Financial Services Committee il 29 febbraio, ha esortato il Congresso a evitare l’inasprimento improvviso, incoraggiando nel contempo ad adottare un programma a lungo termine che bilanci la spesa e le entrate.
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