Benzina a 4 euro al litro: ecco quando potrebbe succedere

Chiara Esposito

22 Ottobre 2021 - 23:37

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Benzina a 4 euro al litro: l’ipotesi degli esperti spaventa e arrivano le prime contromisure messe in campo dalla Francia.

Benzina a 4 euro al litro: ecco quando potrebbe succedere

Dopo la stangata sulla bolletta elettrica e del gas si prospetta quella sui prezzi dei carburanti.

Gli esperti del settore energetico descrivono uno scenario ipotetico in cui il valore della benzina viaggia sui 4 euro al litro. Le condizioni per cui ciò si verifichi sono piuttosto remote sotto alcuni punti di vista, ma non è ancora stata detta l’ultima parola.

A parlarne è Albert Clò, il direttore della rivista Energia. Le sue valutazioni, per quanto ipotetiche, sono state accolte con grande preoccupazione dai consumatori e già si avvicendano le prime rivisitazioni ridimensionate dei suoi detrattori. Per avere un quadro maggiormente attendibile è bene quindi operare un’analisi completa e dettagliata delle sue affermazioni, dati alla mano.

La situazione della Francia infine potrebbe dare la misura della risposta europea alla minaccia.

La prospettiva dei 4 euro al litro per il carburante

Alberto Clò, docente di Economia applicata, descrive uno scenario catastrofico per gli automobilisti italiani. Sul blog di Energia le sue valutazioni sono così riportate: se i prezzi dovessero salire a 150-200 dollari al barile, il prezzo della benzina potrebbe toccare i 4 euro al litro.

Le ragioni sarebbero ascrivibili a due fattori: crescita della domanda e investimenti che languono. Nel quarto trimestre la domanda potrebbe infatti salire a 99,4 milioni di barili al giorno. Le previsioni inoltre vedrebbero la domanda di petrolio in aumento in vista del 2030 con 104 milioni di barili il giorno.

C’è da dire anche che la Cina è disposta a comprare petrolio, gas e carbone a qualsiasi prezzo segnando un distacco netto dal posizionamento dell’UE, oggi in forte difficoltà.

Uno scenario di difficile lettura

Alla visione «catastrofista» di Alberto Clò si contrappongono alcuni piccoli ridimensionamenti composti dalle tante variabili in gioco oltre che dai dati fattuali. Il tasso di probabilità dell’evento è quindi contenuto.

Nel concreto possiamo solo dire che nonostante le quotazioni dei prodotti petroliferi nel Mediterraneo che hanno chiuso in discesa il 21 ottobre, le compagnie hanno lasciato invariati i prezzi.

Il prezzo medio nazionale della benzina, in modalità self, va da 1,746 euro/litro a 1,755 euro/litro (no logo 1,729). A confronto il prezzo medio praticato del diesel, sempre self, sale a 1,610 euro/litro (ieri 1,608) con le compagnie posizionate tra 1,612 e 1,617 euro/litro (no logo 1,597).

Come riporta anche Repubblica quindi:

«Il petrolio sui mercati internazionali è sì in una fase di rialzo, ma per il momento non si sono visti quei picchi di prezzo che hanno caratterizzato altre materie prime energetiche come il gas naturale o il carbone.»

Al momento infatti le indicazioni degli analisti finanziari parlano di un calo delle quotazioni a partire dalla prossima primavera dedotto dall’andamento dei derivati sulle materie prime. Mancano però ancora 5-6 mesi e i prezzi saranno volatili a lungo.

Il fronte europeo: il caso francese

Nonostante l’incertezza legata a queste valutazioni si corre già ai ripari in alcuni territori dell’eurozona.

La situazione infatti fa registrare reazioni sensibili da parte della Francia dove giovedì 21, in serata, il premier Jean Castex ha annunciato un aiuto governativo del valore di 100 euro per consentire alle «classi medie» di far fronte ai costi della benzina.

Il contributo di 100 euro di cui si parla, nello specifico, andrà a favore di circa 38 milioni di cittadini francesi definiti parte della «classe media». Per rientrare in questa definizione si deve guadagnare «meno di 2.000 euro netti al mese». La pratica viene definita una «specie di indennità inflazione» e verrà versata automaticamente.

Il braccio destro del presidente Emmanuel Macron ha inoltre riferito che il prezzo del gas verrà bloccato per tutto il 2022, assestando in questo modo un colpo deciso in suo favore in vista delle prossime elezioni. Il potere d’acquisto non a caso è la principale preoccupazione dei francesi, anche più di temi come la sicurezza e l’immigrazione, punti focali invece per le campagne della destra.

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