Crollo degli utili delle banche USA per il quarto trimestre 2014: quali sono le cause e quali gli effetti di un fenomeno generalizzato che, seppur con intensità differente sta toccando tutti gli istituti di credito di un Paese ormai fuori dalla crisi?
A guardare i dati relativi al quarto trimestre 2014, pubblicati nei giorni scorsi dai maggiori gruppi bancari statunitensi, l’impressione che se ne trae è sempre la stessa: pur con sfumature e gradazioni differenti si assiste a un generale crollo degli utili e dei profitti: si tratta di un fenomeno che, comunque, avviene in un anno record per l’economia americana ma che è necessario spiegare.
I dati del quarto trimestre 2014
- Jp Morgan: calo dei profitti del 6,6% con passaggio da 5,28 miliardi (2013) a 4,93 miliardi di dollari (2014). Utili per azione pari a 1,19 dollari rispetto agli 1,31 dollari previsti dagli analisti. Entrate in diminuzione del 3% a a 23,55 miliardi di dollari contro attese medie di 23,64 miliardi. L’andamento annuale è comunque positivo con profitti da 21,8 miliardi, rispetto ai 17,9 miliardi dell’anno precedente e azioni quotate a 5,29 dollari rispetto ai 4,35 dollari del 2013. Entrate annuali in calo del 2% a 94,2 miliardi di dollari.
- Bank fo America: calo dei profitti dell’11% a 3,05 miliardi con un corrispettivo di 25 centesimi ad azione contro i 31 previsti dagli analisti. Utili per azione pari a 6 centesimi contro i 9 attesi dagli analisti. Per quanto riguarda l’andamento complessivo del 2014 Bank of America registra un calo delle entrate complessive del 13% a 18,73 miliardi e un calo del settore trading del 20% a 2,37 miliardi. Ancor più pronunciata (30%) la flessione del settore reddito fisso, valute e commodities la flessione è stata ancora più pronunciata, a 1,46 miliardi.
- Citi Group: entrate in calo dello 0,8% a 17,81 miliardi, contro i 18,51 miliardi attesi e entrate trimestrali limitate a 458 milioni. I proventi dal trading sono scesi del 14% a 2,46 miliardi, il settore del reddito fisso ha subito un calo 16% a 1,99 miliardi e quello dell’azionario del 2,7% a 471 milioni.
- Goldman Sachs: anche questa società, pur avendo fatto meglio delle altre, mette a segno nel quarto trimestre 2014 un un calo degli utili del 7,1% a 2,17 miliardi di dollari, con entrate che diminuiscono del 12% a 7,69 miliardi. L’utile per azione è positivo, a quota 4,38 dollari contro i 4,32 dollari pronosticati. Entrate annuali comunque positive e superiori ai 7,64 miliardi ipotizzati.Il trading nel reddito fisso, nelle valute e nelle commodities ha sofferto una flessione del 29% a 1,22 miliardi.
Le cause del crollo
Al di là dei singoli casi il quarto trimestre 2014 è stato difficile per tutte le grandi banche statunitensi, pur in uno scenario di ripresa economica. Vediamo alcune delle possibili cause.
- Le spese legali più elevate delle attese che, in quasi tutti i casi, hanno penalizzato i bilanci. Si tratta di spese legali per inchieste legate a scandali finanziari;
- Le spese legali sono cresciute rispetto al 2013 anche a causa della pressione dei regolatori e dei funzionari americani su un ulteriore accordo previsto quest’anno relativo al forex;
- La grande volatilità dei mercati che in quest’ultimo periodo, complici il ribasso del prezzo del petrolio e il rialzo del dollaro, hanno determinato una frenata brusca delle attività di trading nell’ultimo trimestre del 2014;
- Il settore più colpito da questo crollo è stato quello del trading nel reddito fisso, nelle valute e nelle commodities ha avuto una flessione variabile tra il 30% e 16% in base ai singoli casi;
Più in generale le banche USA soffrono di un’eccessiva capitalizzazione, rispetto alle attese delle autorita’ di controllo, nonostante ciò, i diffusi timori relativi al settore energetico in cui il calo del prezzo del petrolio ha determinato un rallentamento del settore concorrente dello shale oil, ha comportato la riluttanza di tutti i grandi gruppi bancari statunitensi a aumentari le remunerazioni degli azionisti.
A ciò devono aggiungersi anche i timori di tutti i grandi gruppi bancari circa il recente annuncio di una riforma del sistema fiscale americano da parte del presidente Obama. Si tratta di una riforma di difficile attuazione che, però, nel caso vedesse la luce, dovrebbe comportare sia l’aumento della tassa sui dividendi (dal 23% al 28%) per ha redditi elevati, sia l’estensione del prelievo fiscale ai trust, sia, infine, un maggior prelievo fiscale su banche e finanziarie di grandi dimensioni (oltre 50 miliardi di dollari di patrimonio) che fanno ricorso costante all’indebitamento.
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