Banche Francesi in crisi?

Raffaele Guerra

22/02/2012

Banche Francesi in crisi?

Societé Générale ha pubblicato la settimana scorsa i suoi dati per il quarto trimestre 2011: ha mancato le stime degli analisti con un crollo negli utili.

Un’altra grande banca francese, BNP Paribas (BNP), è riuscita a battere le aspettative, dal momento che i guadagni sono scesi meno del previsto: 765 milioni nel quarto trimestre. Credit Agricole (ACA), invece, ha segnalato giovedi 23 febbraio che avrebbe perso circa 750 milioni nel 2011.

Ma pensiamo che le banche francesi possano essere più resistenti di quanto ci si aspetterebbe. In primo luogo, infatti, gli utili di base sono in ripresa. In secondo luogo, le preoccupazioni circa la qualità del libro dei prestiti è fuori luogo. I rendimenti sono bassi, infatti, ma il livello di rischio può diminuire, rendendo questi bassi rendimenti relativamente più attraenti.

L’utile di base sta costruendo il rialzo

Per prima cosa, diamo un’occhiata all’utile di base, o introito d’interesse netto. Si sta muovendo nella giusta direzione, secondo il consensus, in quanto si tratta dell’utile netto. Questo si trova sul retro dei margini crescenti su depositi e prestiti, che non necessariamente tengono conto di una rapida espansione del credito (Grafico 1 e Tabella 2).

Ciò che preoccupa gli investitori è, primo, la qualità del libro prestiti, che secondo le stime degli analisti ha raggiunto il suo picco nel 2011 (tabella 3) e, secondo, il rendimento decrescente del capitale proprio (ROE), che dicono si contrarrà notevolmente negli anni a venire.

Il ROE più basso rende l’investimento in azioni bancarie relativamente meno attraente rispetto ad altre attività.

Tuttavia, se il livello di rischio va anche verso il basso, le cose potrebbero cambiare. Le nuove normative strumentali in arrivo mirano a limitare il rischio, e pensiamo che le banche francesi costituiranno un investimento interessante per il futuro.

L’introito va scomparendo

Le banche francesi erano particolarmente dipendenti da proventi di negoziazione e questo ha fatto loro del male negli ultimi due anni. Praticamente tutte le banche a livello globale sono cresciute all’ingrasso sulla negoziazione: negli anni buoni potevano contarci per il 30-50% del loro risultato complessivo. Ora le banche in tutta Europa e negli Stati Uniti stanno vivendo una dolorosa «disintossicazione» per ridurre i rischi.

I proventi da negoziazione sono infatti scesi drasticamente negli ultimi anni e si prevede che la situazione resti così per i prossimi tre anni (grafico 4). Essere in grado di compensare la perdita sul reddito di negoziazione sarà la chiave delle banche francesi per riprendersi dal crollo dell’anno precedente. Noi pensiamo che ce la faranno!