BRIC: vertice a Nuova Delhi. Duro affondo contro i paesi sviluppati. Approvati accordi per limitare la dipendenza USA.

Raffaele Guerra

30/03/2012

BRIC: vertice a Nuova Delhi. Duro affondo contro i paesi sviluppati. Approvati accordi per limitare la dipendenza USA.

Il gruppo di paesi che fanno parte del BRIC, riunitosi ieri a Nuova Delhi, ha espresso preoccupazione per la lentezza dell’Occidente nel concedere alle nazioni in via di sviluppo un maggiore controllo sul Fondo Monetario Internazionale. I rappresentanti hanno criticato le politiche monetarie dei paesi liberi occidentali perchè provocherebbero instabilità nei mercati finanziari mondiali.

I leader di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa nel vertice a Nuova Delhi hanno delineato misure modeste che fanno parte degli sforzi del gruppo per ristrutturare un sistema finanziario globale per lungo tempo controllato dalle nazioni occidentali e per ridurre la loro dipendenza dalle esportazioni verso il mondo sviluppato.

Le misure adottate comprendono un accordo tra le banche dei paesi BRIC al fine di estendere le strutture di credito in valute locali: si tratta di una mossa che mira a promuovere gli scambi tra i cinque paesi e a ridurre nel tempo la dipendenza del blocco dal dollaro USA, che è attualemtne la valuta di riserva mondiale.

I rappresentanti BRIC hanno anche dichiarato che chiedono ai loro ministri delle Finanze di studiare la possibilità di istituire una propria banca di sviluppo, un’istituzione che si spera possa offrire un’alternativa alla Banca Mondiale dominata dagli Stati Uniti.

Per ora, i paesi BRIC, in particolare la Cina, continueranno a fare affidamento in gran parte sugli Stati Uniti per stimolare la loro crescita. Alcuni grandi disaccordi tra i membri BRIC hanno però ridotto l’efficacia del meeting, in particolare si tratta delle tensioni tra India e Cina in merito ad alcune controversie territoriali e il surplus commerciale enorme di Pechino con New Delhi.

Il gruppo ha anche affermato in maniera risoluta la propria insoddisfazione per la leadership economica occidentale, in particolare nella congiuntura dell’attuale crisi economica mondiale. I leader BRIC, in una dichiarazione congiunta, hanno infatti accusato l’Occidente per il lassismo della politica monetaria che, secondo la dichiarazione redatta, ha portato a «un’eccessiva volatilità dei flussi di capitali e dei prezzi delle materie prime,» danneggiando proprio le economie in via di sviluppo.

Le nazioni BRIC hanno tenuto il loro primo vertice annuale tre anni fa in Russia, all’inizio della crisi finanziaria globale. Il gruppo, che rappresenta il 40% della popolazione mondiale e un quinto dell’economia globale, ha deciso di ristrutturare l’architettura finanziaria mondiale, tra la rabbia crescente per il dominio occidentale del sistema globale in un momento di crollo finanziario.

La Cina, di gran lunga la più grande economia fra le cinque riunite, vorrebbe una maggiore voce presso il FMI, e sta spingendo affinchè la sua valuta svolga un ruolo più importante nel commercio mondiale, sfidando il dollaro e l’euro.

Il Gruppo delle 20 principali economie sviluppate ha concordato nel 2010 per una serie di modifiche al FMI per dare le economie in via di sviluppo più voce nel processo decisionale. Ma le nazioni BRIC hanno detto giovedi di essere frustrate dalla lentezza dei progressi.

I contrasti con i paesi dominanti non si è fermato a questi punti, ma ha toccato anche l’argomento «caldo» delle sanzioni imposte all’Iran. Proprio in questo periodo, in cui gli Stati Uniti stanno spingendo affinchè l’India e altre economie asiatiche riducano le importazioni di petrolio iraniano, il vertice BRIC ha detto che all’Iran deve essere riconosciuto il «diritto agli usi pacifici dell’energia nucleare». Sia l’India che la Cina restano grandi acquirenti di greggio iraniano, un fatto che li mette in contrasto con gli Stati Uniti nel tentativo di premere finanziariamente su Teheran nel tentativo che il paese rinunci al suo presunto programma di armi nucleari.